- 13/01/2026
- Redazione
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Le rinnovabili crescono ma i posti di lavoro rallentano. Rapporto IRENA-OIL: pesa la geopolitica, serve più intervento pubblico e inclusione
Nonostante la corsa globale alle energie rinnovabili non si arresti, il lavoro nel settore mostra i primi segnali di rallentamento.
È uno dei dati più rilevanti che emerge dal rapporto “Energie Rinnovabili e Lavoro – Revisione Annuale 2025”, pubblicato dall’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) insieme all’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Un documento che, oltre ai numeri, pone una questione centrale: la transizione energetica non è solo tecnologica, ma anche – e soprattutto – sociale.
Più rinnovabili, meno slancio occupazionale
Nel 2024 gli impianti da fonti rinnovabili hanno toccato un nuovo massimo storico a livello mondiale. Tuttavia, l’occupazione nel settore è cresciuta solo del 2,3% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 16,6 milioni di addetti. Un rallentamento che segna una discontinuità rispetto agli anni passati e che, secondo il rapporto, è legato a più fattori: tensioni geopolitiche, squilibri geoeconomici e un crescente ricorso all’automazione lungo le filiere produttive.
Cina dominante, Europa stabile
La geografia del lavoro “verde” resta fortemente sbilanciata. La Cina si conferma il perno del sistema globale delle rinnovabili, grazie a catene di approvvigionamento integrate e a una produzione su larga scala che consente costi difficilmente eguagliabili. Nel 2024 Pechino ha concentrato circa 7,3 milioni di posti di lavoro nel settore, pari al 44% del totale mondiale.
Alle sue spalle, l’Unione europea mantiene una posizione stabile con 1,8 milioni di occupati, lo stesso dato del 2023. Il Brasile segue con 1,4 milioni di posti di lavoro, mentre India e Stati Uniti registrano una crescita moderata: rispettivamente da circa 1 a 1,3 milioni e a 1,1 milioni di addetti.
Il monito di IRENA: “Mettere le persone al centro”
Per Francesco La Camera, direttore generale di IRENA, «L’impiego delle energie rinnovabili è in forte espansione, ma l’aspetto umano è importante quanto quello tecnologico». Secondo La Camera, i governi devono rafforzare il loro ruolo con politiche industriali e commerciali capaci di attrarre investimenti, costruire competenze interne e formare una forza lavoro qualificata lungo tutta la filiera.
Lo squilibrio geografico nella crescita dell’occupazione, aggiunge, rende indispensabile rilanciare la cooperazione internazionale: senza il sostegno ai Paesi in ritardo nella transizione, l’obiettivo di triplicare la capacità rinnovabile entro il 2030 rischia di restare sulla carta, così come la promessa di benefici economici diffusi.
Solare in testa, ma l’Asia concentra i benefici
Dal punto di vista tecnologico, il fotovoltaico resta il principale motore occupazionale del settore. Nel 2024 ha dato lavoro a 7,3 milioni di persone, con il 75% degli addetti concentrati in Asia. La sola Cina assorbe 4,2 milioni di posti.
Seguono i biocarburanti liquidi, con 2,6 milioni di occupati, quasi la metà dei quali in Asia. L’idroelettrico si colloca al terzo posto con 2,3 milioni di addetti, mentre l’eolico raggiunge 1,9 milioni. Numeri che raccontano una transizione in atto, ma ancora fortemente polarizzata.
Inclusione e disabilità: la sfida sociale della transizione
Il rapporto dedica ampio spazio a un tema spesso trascurato: l’equità nel lavoro. Una “transizione giusta”, sottolineano IRENA e OIL, non può permettersi di lasciare indietro donne, persone con disabilità e altri gruppi sottorappresentati. Il potenziale di questi lavoratori resta in larga parte inutilizzato, a causa di barriere culturali, normative e organizzative.
Gilbert F. Houngbo, direttore generale dell’OIL, insiste sul punto: l’inclusione delle persone con disabilità non è solo una questione di giustizia sociale, ma una condizione per mercati del lavoro più resilienti. Servono sistemi di formazione accessibili, pratiche di assunzione inclusive e ambienti di lavoro progettati per rispondere a esigenze diverse, nel rispetto dei diritti di tutti.
Politiche pubbliche e partecipazione: la chiave per il futuro
Perché la transizione energetica produca davvero sviluppo diffuso, conclude il rapporto, occorrono politiche pubbliche stabili e inclusive: istruzione, servizi per il lavoro, contrasto alle discriminazioni e coinvolgimento di tutti gli stakeholder, soprattutto di quelli che rischiano di restare ai margini. Solo così le energie rinnovabili potranno diventare non solo un pilastro della decarbonizzazione, ma anche un motore di prosperità condivisa.
La dodicesima edizione della Revisione Annuale si inserisce nel più ampio lavoro di IRENA sugli impatti socioeconomici della transizione energetica ed è la quinta realizzata in collaborazione con l’OIL, che ha contribuito in modo decisivo all’analisi sul lavoro e sull’inclusione delle persone con disabilità. Un segnale che la sfida energetica, oggi più che mai, passa anche dal lavoro e dai diritti.





































































































































































































































































































































































































