- 26/03/2026
- Redazione
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Energia più economica grazie alle rinnovabili: il piano da 5 miliardi della Spagna accende il confronto con l’Italia. Ecco cosa sta cambiando davvero
Il video del premier Pedro Sánchez che rivendica prezzi dell’energia più bassi rispetto all’Italia non è solo propaganda politica: è la sintesi di una strategia costruita negli anni. E proprio mentre quelle immagini diventano virali, il Parlamento spagnolo è chiamato ad approvare un nuovo pacchetto anticrisi che rafforza quella stessa linea.
Il messaggio è semplice ma dirompente nel dibattito europeo: investire su rinnovabili ed elettrificazione non è solo una scelta ambientale, ma il modo più efficace per abbassare le bollette e ridurre la dipendenza dall’estero.
Un decreto da 5 miliardi che guarda oltre l’emergenza
Il Decreto Legge approvato dal governo il 20 marzo mobilita circa 5 miliardi di euro e introduce oltre 80 misure. Non si limita a tamponare l’emergenza legata all’aumento dei prezzi energetici, aggravato dalle tensioni internazionali, ma punta a modificare in profondità il sistema energetico spagnolo.
«La Spagna è più preparata di altri Paesi ad affrontare lo shock energetico», ha dichiarato Sánchez, sottolineando come gli investimenti nelle energie rinnovabili abbiano già reso il sistema più resiliente. Una posizione che, però, convive con una realtà politica complessa: la fragilità parlamentare ha imposto al governo di mantenere, almeno temporaneamente, alcuni aiuti anche ai combustibili fossili.
Dalla casa all’auto: così cambia il consumo di energia in Spagna
Il cuore del piano è l’elettrificazione diffusa. Non una singola misura, ma un insieme coordinato di interventi che toccano la vita quotidiana di cittadini e imprese.
Nel settore domestico, il governo spagnolo punta a trasformare radicalmente il modo in cui si riscaldano le abitazioni. Le pompe di calore vengono promosse come alternativa alle caldaie a gas, non solo attraverso incentivi economici ma anche semplificando le regole: nei condomini, ad esempio, sarà sufficiente il voto favorevole di un terzo dei proprietari per procedere con l’installazione.
A questo si aggiunge una leva fiscale molto forte, con i Comuni autorizzati a ridurre sensibilmente le imposte sugli immobili e sugli interventi edilizi legati all’energia pulita, mentre lo Stato proroga le detrazioni per la riqualificazione energetica.
Parallelamente, la mobilità viene spinta verso l’elettrico. Il governo mantiene una detrazione fiscale fino a 3.000 euro per l’acquisto di veicoli elettrici e incentiva la diffusione delle infrastrutture di ricarica, con l’obiettivo di accelerare una transizione che in altri Paesi europei procede più lentamente.
Ma è soprattutto sul fronte della produzione e gestione dell’energia che si gioca la partita più strategica. Il decreto amplia in modo significativo l’autoconsumo, permettendo a cittadini e imprese di condividere energia rinnovabile su distanze maggiori e favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche. Allo stesso tempo, interviene sulla rete elettrica per eliminare colli di bottiglia e pratiche speculative, introducendo maggiore trasparenza e regole più stringenti per l’accesso.
Un altro pilastro è lo stoccaggio energetico, elevato a priorità nazionale. Il governo riconosce, ad esempio, il ruolo del pompaggio idroelettrico come servizio di pubblica utilità e promuove strumenti per rendere il sistema più flessibile, così da integrare meglio la produzione da fonti rinnovabili, per loro natura intermittenti.
Infine, c’è un elemento politico e sociale che segna una svolta: i progetti rinnovabili dovranno garantire benefici concreti ai territori che li ospitano. Non solo compensazioni economiche, ma anche occupazione, partecipazione e coinvolgimento diretto dei cittadini, con procedure accelerate per i progetti che dimostrano un forte radicamento locale.
Italia indietro? Il nodo della dipendenza dai fossili
Il confronto con l’Italia emerge con forza. Secondo Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento FREE, «il decreto spagnolo rappresenta un esempio concreto di come rispondere alla crisi energetica con misure urgenti ma strutturali, agendo su rinnovabili, elettrificazione, autoconsumo e mobilità elettrica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e stabilizzare i costi energetici».
Una situazione molto diversa da quella italiana, dove «i combustibili fossili rappresentano circa il 75% del mix energetico e, essendo importati per oltre il 95% dall’estero, espongono il sistema a volatilità dei prezzi e rischi geopolitici».
Piattelli sottolinea però che il problema non è tecnologico né economico: «le recenti aste italiane per eolico e fotovoltaico hanno registrato valori circa del 50% più bassi dei prezzi di mercato dell’energia elettrica». Il punto, dunque, è politico: «manca un chiaro indirizzo che acceleri su rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione, unica strada oggi percorribile per stabilizzare strutturalmente i costi energetici italiani».
La sfida europea: transizione sì, ma coerente
Il piano spagnolo si inserisce in un quadro europeo sempre più teso sul fronte energetico. Joan Groizard, segretario di Stato per l’Energia, ha spiegato che l’obiettivo non è solo affrontare l’emergenza, ma «resistere meglio alle future crisi dei combustibili fossili, elettrificando l’economia e mettendo i cittadini al centro della transizione».
Una visione condivisa anche da molte organizzazioni ambientaliste, che però invitano alla coerenza. Secondo Isabell Büschel di Transport & Environment, «la Spagna può diventare il Paese dell’UE con il più alto livello di protezione sociale ed economica, ma per essere davvero all’avanguardia i sussidi ai combustibili fossili devono essere temporanei ed eliminati il prima possibile. L’elettrificazione è la strada da percorrere».
Il punto: il costo dell’energia è una scelta politica
La lezione che arriva da Madrid è difficile da ignorare. Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili significa non solo tagliare le emissioni, ma anche mettere sotto controllo il prezzo dell’energia.
In un’Europa ancora esposta alle crisi internazionali, la differenza tra bollette alte e basse sembra dipendere sempre più da una scelta precisa: continuare a inseguire il gas o investire con decisione nelle rinnovabili.








































































































































































































































































































































































































