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Rinnovabili bloccate in Italia: secondo il report “Scacco Matto alle rinnovabili” di Legambiente il 69% dei progetti è fermo per burocrazia e pareri ministeriali. Nel 2025 crollano del 75% le nuove richieste di VIA

La transizione energetica italiana continua a scontrarsi con ritardi amministrativi, lungaggini burocratiche e stop istituzionali. Secondo il nuovo report “Scacco Matto alle rinnovabili” pubblicato da Legambiente e presentato alla fiera KEY – The Energy Transition Expo di Rimini, la maggior parte dei progetti per nuovi impianti rinnovabili nel Paese è ancora bloccata negli iter autorizzativi.

I numeri fotografano una situazione critica: su 1.781 progetti in fase di valutazione ambientale, il 69,3% è ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica legata alla procedura VIA collegata ai piani energetici nazionali. A questo si aggiungono decine di iniziative ferme nei passaggi istituzionali successivi.

Un rallentamento che, secondo l’associazione ambientalista, rischia di compromettere sia la transizione ecologica sia l’indipendenza energetica del Paese, in un contesto internazionale segnato da conflitti e dal prezzo delle fonti fossili in forte crescita.

I numeri dello stallo: oltre 1.200 progetti ancora in attesa

L’analisi evidenzia una lunga lista di progetti bloccati nelle varie fasi autorizzative.

A gennaio 2026:

  • 1.234 progetti sono in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica VIA;

  • 160 progetti aspettano la determina finale della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

  • 88 progetti sono fermi per il parere degli enti legati ai beni culturali, di cui 80 dal Ministero della Cultura.

In alcuni casi le attese durano anni. Tra gli esempi citati nel report ci sono due parchi eolici offshore in Puglia nel Golfo di Manfredonia, il primo presentato nel Golfo di Manfredonia (FG) risalente al 2008 e il secondo proposto nelle acque del Mar Adriatico meridionale in corrispondenza dei Comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola (FG) e presentato nell’aprile 2012.

Situazione simile anche per il grande progetto eolico offshore Med Wind, al largo di Marsala e Favignana: un impianto da 2,8 GW di potenza capace teoricamente di coprire il fabbisogno energetico di 3,4 milioni di famiglie, ma ancora fermo dopo un lungo iter di valutazione.

Crollano i nuovi progetti nel 2025

Oltre allo stallo dei progetti già presentati, emerge un altro dato preoccupante: il crollo delle nuove richieste di valutazione ambientale.

Dopo due anni di forte crescita: 609 nuovi progetti nel 2023 e 603 nel 2024, nel 2025 le nuove istanze di VIA sono scese a 149, con una riduzione del 75,3% rispetto all’anno precedente.

Secondo Legambiente, questo rallentamento potrebbe mettere a rischio gli obiettivi fissati per il 2030 dal piano energetico nazionale, che prevede 80.001 MW di nuova potenza rinnovabile.

Le critiche di Legambiente al governo

Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, punta il dito contro i ritardi amministrativi e la mancanza di regole chiare.

Secondo l’associazione, il settore delle rinnovabili dovrebbe essere sostenuto e non ostacolato, soprattutto in una fase storica in cui: la crisi climatica accelera; i conflitti internazionali mettono sotto pressione i prezzi dell’energia e la dipendenza dalle fonti fossili mostra tutta la sua fragilità.

Legambiente chiede quindi procedure autorizzative più rapide, tempi certi e maggiore collaborazione tra istituzioni e territori.

I casi simbolo dei progetti bloccati

Il report ha mappato 108 casi di blocchi alle rinnovabili in Italia, di cui 18 censiti nel 2026.

Le regioni con più situazioni critiche sono: la Puglia (14 casi) seguono il Veneto, l’Umbria, la Basilicata e la Sardegna (10 casi).

Tra gli esempi più emblematici c’è quello di Ariano Irpino, in Campania, dove un progetto eolico da 23 MW previsto su una ex cava e discarica è stato bocciato dalla soprintendenza per un vincolo archeologico.

Un altro caso riguarda Ravenna, dove un grande hub rinnovabile offshore da oltre 750 MW – che integra eolico, solare galleggiante, accumulo e idrogeno – è fermo nonostante la valutazione ambientale positiva.

A Terni, invece, alcuni cittadini si sono visti negare l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti perché ritenuti “non esteticamente gradevoli” o “visibili da un drone o un satellite”.

Le 12 proposte per accelerare la transizione energetica

Per superare lo stallo, Legambiente ha presentato al governo 12 proposte operative, tra le principali:

  • fissare tempi certi per le decisioni della Presidenza del Consiglio;

  • accelerare gli iter del Ministero della Cultura;

  • completare l’organico della commissione VIA;

  • semplificare le autorizzazioni per il repowering degli impianti eolici;

  • rendere obbligatori i pannelli fotovoltaici nei parcheggi sopra i 1.500 mq;

  • utilizzare aree già compromesse (ex cave, discariche, infrastrutture) per nuovi impianti;

  • rafforzare le reti elettriche per collegare più rapidamente i nuovi impianti.

L’associazione propone inoltre di spostare i fondi destinati alla promozione del nucleare verso campagne informative sulle rinnovabili.

Il paradosso: in Europa rinnovabili sopra le fossili

Il rallentamento italiano arriva in un momento storico per il settore energetico europeo.

Nel 2025, per la prima volta nell’Unione Europea, eolico e solare insieme hanno prodotto più elettricità delle fonti fossili:

  • 841 TWh da rinnovabili

  • 809 TWh da fonti fossili

  • 652 TWh dal nucleare

Anche l’Italia ha contribuito con 65,7 TWh di energia rinnovabile, di cui:

  • 44,3 TWh da solare

  • 21,4 TWh da eolico

Alla fine del 2025 la potenza rinnovabile installata nel Paese ha raggiunto 81.479 MW, con 7.176 MW aggiunti nell’ultimo anno.

Le buone pratiche che funzionano

Nonostante gli ostacoli, il report racconta anche alcune esperienze positive, tra queste: il Tyrrhenian Link di Terna, una grande infrastruttura energetica sottomarina che collegherà Sicilia, Sardegna e Campania per integrare più energia rinnovabile nella rete elettrica. Il progetto prevede 1.000 MW di capacità e cavi posati fino a 2.150 metri di profondità.

Un altro esempio arriva da Cancello ed Arnone, in provincia di Caserta, dove è stato realizzato un parco solare da 13,5 MW con oltre 24.000 pannelli. Durante i lavori è emersa una villa romana, che è stata preservata integrando il sito archeologico nel progetto.

L’obiettivo 2030: installare oltre 11 GW l’anno

Secondo la responsabile energia di Legambiente, Katiuscia Eroe, l’Italia dovrà installare oltre 11 GW di nuova potenza rinnovabile ogni anno per raggiungere gli obiettivi del 2030.

Un traguardo che, secondo l’associazione, sarebbe raggiungibile se venissero ridotti gli ostacoli burocratici e rafforzato il dialogo tra istituzioni, imprese e territori.

Perché oggi, più che mai, la questione energetica non riguarda solo l’ambiente ma anche la sicurezza e l’indipendenza economica del Paese.

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