- 29/05/2026
- Luca Martino
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Crisi energetica globale: guerra in Medio Oriente, boom di rinnovabili e reti elettriche. Ecco come cambieranno investimenti e bollette
La guerra in Medio Oriente e le tensioni sullo Stretto di Hormuz stanno provocando una nuova trasformazione degli equilibri energetici mondiali. Dopo lo shock causato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, il sistema globale dell’energia si trova ad affrontare una seconda grande crisi nel giro di appena cinque anni. E questa volta l’effetto potrebbe essere ancora più profondo.
È quanto emerge dal nuovo rapporto annuale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), secondo cui governi e grandi aziende stanno già modificando i propri piani di investimento per rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle rotte commerciali più vulnerabili.
La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz — uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio e gas — ha acceso nuovi timori sulla stabilità delle forniture globali, soprattutto in Asia e in Medio Oriente, aree fortemente dipendenti dai flussi energetici internazionali.
L’AIE: “La più grande crisi di sicurezza energetica della storia”
Secondo il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, il mondo starebbe entrando in una fase di cambiamento strutturale paragonabile agli shock petroliferi degli anni Settanta.
Più diversificazione e meno dipendenza dalle importazioni
La risposta dei Paesi si sta già traducendo in nuove strategie industriali ed energetiche: dalla costruzione di gasdotti e infrastrutture alternative fino al ritorno agli investimenti sulle risorse energetiche nazionali.
Rinnovabili, nucleare, reti elettriche, sistemi di accumulo e misure per l’efficienza energetica diventano così centrali nelle politiche energetiche globali. Ma in alcuni casi tornano in gioco anche carbone, petrolio e gas, considerati strumenti necessari per garantire continuità e sicurezza degli approvvigionamenti.
Investimenti energetici globali verso quota 3.400 miliardi di dollari
Il rapporto AIE stima che nel 2026 gli investimenti mondiali nel settore energetico raggiungeranno i 3.400 miliardi di dollari.
Di questi: circa 2.200 miliardi saranno destinati a energia pulita, reti elettriche, stoccaggio, nucleare ed elettrificazione; circa 1.200 miliardi finiranno invece nei combustibili fossili, tra petrolio, gas naturale e carbone.
Il dato più significativo riguarda proprio il settore elettrico, che ormai rappresenta il vero centro della transizione energetica globale.
Reti elettriche e batterie trainano la nuova corsa all’energia
Gli investimenti nelle infrastrutture elettriche dovrebbero sfiorare i 1.600 miliardi di dollari nel 2026, cifra che sale a 2.000 miliardi considerando anche l’elettrificazione dei consumi finali.
Boom per reti e sistemi di accumulo
La spesa globale per le reti elettriche crescerà di quasi il 20% in un anno, avvicinandosi ai 550 miliardi di dollari. Anche i sistemi di accumulo a batteria supereranno per la prima volta i 100 miliardi di investimenti.
A spingere questa accelerazione non è soltanto la transizione ecologica, ma anche il boom dei data center e dell’intelligenza artificiale, che stanno aumentando rapidamente la domanda di elettricità, soprattutto negli Stati Uniti.
Secondo il rapporto, nel 2025 gli ordini per nuove centrali elettriche a gas negli Usa hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi 25 anni, anche per sostenere il fabbisogno energetico delle grandi piattaforme digitali.
Rinnovabili ancora protagoniste, ma rallenta la crescita
Le energie rinnovabili continueranno a rappresentare il cuore degli investimenti energetici mondiali.
Nel 2026 gli investimenti nel settore raggiungeranno circa 665 miliardi di dollari, di cui ben 365 miliardi destinati al fotovoltaico.
Nonostante il rallentamento della crescita rispetto agli anni precedenti, le fonti a basse emissioni continuano a rappresentare oltre il 70% degli investimenti globali nella produzione elettrica.
Riparte anche il nucleare
Prosegue inoltre il rilancio dell’energia nucleare, con investimenti superiori agli 80 miliardi di dollari all’anno e quasi 80 gigawatt di nuova capacità attualmente in costruzione in 15 Paesi.
Petrolio in calo, gas naturale in forte crescita
Nonostante il rialzo dei prezzi del greggio causato dalla crisi geopolitica, gli investimenti nel petrolio dovrebbero diminuire per il terzo anno consecutivo, scendendo sotto i 500 miliardi di dollari.
A pesare: l’incertezza sui prezzi futuri, i lunghi tempi di realizzazione dei progetti, i problemi nelle catene di approvvigionamento e la scarsità di piattaforme offshore disponibili.
Diverso invece il quadro per il gas naturale. Gli investimenti nel settore saliranno a circa 330 miliardi di dollari, il livello più alto dell’ultimo decennio, grazie soprattutto ai nuovi progetti di esportazione di GNL negli Stati Uniti e in Qatar.
Torna il carbone: la Cina guida la crescita
Tra gli effetti collaterali della crisi energetica emerge anche il ritorno del carbone.
Gli investimenti globali nel settore dovrebbero raggiungere i 180 miliardi di dollari nel 2026, il livello più elevato dal 2012. La Cina da sola rappresenta quasi il 70% della spesa mondiale per l’approvvigionamento di carbone.
Secondo l’AIE, diversi Paesi asiatici potrebbero decidere di mantenere operative più a lungo le centrali a carbone esistenti per rafforzare la sicurezza energetica in una fase di forte instabilità internazionale.
I costi della guerra pesano anche sui finanziamenti
Il conflitto in Medio Oriente sta però producendo effetti anche sui mercati finanziari.
La volatilità crescente sta rallentando molte decisioni di investimento e aumentando i costi di finanziamento dei nuovi progetti energetici, soprattutto quelli ad alta intensità di capitale.
Le economie emergenti rischiano di essere le più penalizzate, perché già oggi affrontano costi di finanziamento molto più elevati rispetto ai Paesi avanzati.
Efficienza energetica, nuova priorità globale
Come accaduto dopo le crisi petrolifere del passato, anche questa nuova emergenza sta riportando al centro il tema dell’efficienza energetica.
Nel mondo vengono già investiti circa 350 miliardi di dollari all’anno per migliorare consumi, tecnologie e prestazioni energetiche. Secondo l’AIE, almeno venti Paesi hanno annunciato nuove misure per ridurre sprechi e dipendenza energetica dopo l’esplosione della crisi mediorientale.





























































































































































































































































































































































