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Taglio fondi CER: la riduzione delle risorse PNRR mette in difficoltà imprese e comunità energetiche

L’annuncio del MASE del 21 novembre di una rimodulazione della dotazione finanziaria destinata alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), scesa da 2,2 miliardi di euro a 795,5 milioni ha colto di sorpresa gli operatori del settore.

Un ridimensionamento del 64%

Come ricostruito da Punto CER, il taglio ammonta a un -64%. Una riduzione che mette in difficoltà molte aziende del settore, che negli ultimi mesi avevano investito in personale, formazione e strutture dedicate, basandosi sulla programmazione dei fondi pubblici e sulla spinta alle CER prevista dal PNRR.

Le criticità evidenziate dagli operatori

Giovanni Montagnani, presidente della CER Vergante Rinnovabile, sintetizza così il “cortocircuito” che il settore sta vivendo.

1. Pagamenti bloccati
Montagnani segnala che esistono pratiche approvate già da febbraio, con contratti firmati e procedura completata, ma senza che i fondi siano stati ancora erogati. Il motivo sarebbe l’assenza del portale necessario a procedere con i pagamenti: “Siamo ostaggi di un codice informatico che non c’è”.

2. Regole cambiate a partita finita
A dieci giorni dalla scadenza del bando, fissata al 30 novembre, il settore apprende del taglio: “Le regole cambiano a partita finita”, denuncia Montagnani, con business plan di migliaia di imprese di fatto stravolti.

3. Pressione sui cantieri e rischi per i lavoratori
Pur con il ritardo accumulato nella valutazione delle pratiche — “siamo fermi a quelle di luglio” — resta invariata la scadenza per la conclusione dei lavori, fissata a giugno. Il risultato, avverte Montagnani, è una compressione dei tempi che potrebbe spingere gli installatori a correre, aumentando i rischi per la sicurezza nei cantieri.

Il commento di Energia per l’Italia

Vittorio Marletto, di Energia per l’Italia, sottolinea come il taglio dei fondi alle CER rappresenti “un passo indietro” per la transizione energetica. Le CER, ricorda, non sono soltanto impianti, ma un modello che genera occupazione, innovazione e valore territoriale, coinvolgendo direttamente i cittadini.


Ridurre le risorse significa rallentare investimenti, frenare progetti già avviati e minare la fiducia di imprese e comunità. Marletto conclude con un appello: “La transizione non può essere costruita a colpi di continue inversioni di percorso”.

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