- 11/10/2025
- Redazione
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Italia: senza investimenti nelle rinnovabili si rischiano 137 miliardi e 340mila posti di lavoro persi entro il 2050, secondo il rapporto OIR 2025
Restare immobili sulla strada delle energie rinnovabili potrebbe costare all’Italia fino a 137 miliardi di euro entro il 2050. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio Rinnovabili (OIR) di AGICI, che ha presentato a Milano il Rapporto Annuale 2025 dal titolo eloquente: “Quanto costa restare fermi? I Costi del Non Fare le rinnovabili”.
Secondo lo studio, se il Paese non riuscirà a centrare gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) – che prevede 131 gigawatt di capacità rinnovabile al 2030 – le ricadute non saranno soltanto ambientali, ma anche economiche, sociali e industriali.
Il conto salato dell’inazione
Il rapporto mette a confronto due scenari: quello ottimistico, in cui l’Italia raggiunge pienamente i target di decarbonizzazione, e quello cosiddetto “Business As Usual” (BAU), basato sul ritmo attuale di sviluppo. Il confronto è impietoso.
Nel secondo scenario, il mancato adeguamento agli obiettivi europei e nazionali si tradurrebbe in:
137 miliardi di euro di costi economici complessivi al 2050 (oltre 5 miliardi l’anno),
l’utilizzo di 233 miliardi di metri cubi di gas naturale in più,
il consumo aggiuntivo di 10 milioni di tonnellate di olio combustibile e 700 mila tonnellate di carbone,
585 milioni di tonnellate di CO₂ in eccesso,
e, non meno grave, la perdita potenziale di 342.480 posti di lavoro.
I benefici di un’accelerazione
Al contrario, raggiungere gli obiettivi del PNIEC significherebbe puntare a una crescita media annua del 9% della capacità rinnovabile fino al 2030, arrivando a 122 GW. Un impegno che richiederebbe 24 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, ma che genererebbe benefici superiori a 162 miliardi.
I vantaggi economici deriverebbero principalmente da: una drastica riduzione dell’uso di combustibili fossili (47% del totale); emissioni di CO₂ abbattute (26%); calo dei prezzi dell’energia grazie al fotovoltaico (20%); e un incremento dell’occupazione (6%). Insomma, un investimento che si ripagherebbe ampiamente.
Il ruolo degli operatori: investimenti e ottimismo, ma con cautela
Il rapporto analizza anche i piani di 17 operatori italiani ed europei del settore. Nel 2024, questi hanno gestito 193 GW di capacità globale (in crescita del 51% rispetto al 2019), di cui 31 GW in Italia, con investimenti complessivi per 18 miliardi di euro (2,6 in Italia).
Per il periodo 2025-2030, prevedono di installare 102 GW nel mondo e 14 GW nel nostro Paese, con investimenti rispettivamente di 64 miliardi e 16 miliardi di euro, concentrati su fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo.
Le criticità: burocrazia e incertezza normativa
Nonostante il potenziale e l’interesse degli investitori, il percorso resta irto di ostacoli. Il rapporto denuncia ritardi nei permessi, assenza di una governance nazionale coordinata e soprattutto mancanza di stabilità normativa, che continuano a frenare la transizione.
“Al centro del discorso sulle rinnovabili c’è uno sviluppo che è anche sociale”, ha ricordato Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI. “Gli impianti si realizzano spesso in aree periferiche, a rischio spopolamento. Investire nelle rinnovabili significa portare occupazione qualificata e servizi dove servono di più”.
Anche Anna Pupino, Responsabile dell’OIR, ha sottolineato che “il costo del fare è decisamente più basso di quello del non fare”. Per Pupino, serve ora un salto di qualità: “Gli operatori sono ottimisti, gli incentivi ci sono. Ma manca un quadro normativo stabile. Solo così la decarbonizzazione potrà trasformarsi in un’opportunità concreta per l’economia e la società italiane”.
La scelta è ora
Il messaggio del rapporto è chiaro: investire nelle rinnovabili non è solo una necessità ambientale, ma una scelta economicamente vantaggiosa. Rinviare o rallentare significherebbe pagare un prezzo molto più alto – in termini di soldi, occupazione, competitività e sicurezza energetica. L’Italia è a un bivio, e il tempo per decidere sta per scadere.

































































































































































































































































































































































