- 13/01/2026
- Redazione
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Assocarta chiede al Governo di intervenire sul gap tra PSV e TTF: il caro gas italiano fa salire anche il prezzo dell’energia elettrica
Il prezzo del gas in Italia torna a correre più di quello europeo e riaccende l’allarme delle imprese energivore. Assocarta, l’associazione che rappresenta l’industria cartaria, chiede un intervento urgente del Governo per colmare il divario tra il prezzo del gas sul mercato italiano PSV e quello del TTF, il principale hub di riferimento europeo.
Il differenziale ha raggiunto in questi giorni 7,5-8 euro per megawattora, una forbice che, secondo l’associazione, non è più sostenibile per settori industriali ad alto consumo energetico e che rischia di scaricarsi anche sulle bollette di famiglie e imprese.
Un’anomalia tutta italiana sui prezzi del gas
Secondo Assocarta, l’attuale divario tra PSV e TTF non trova una giustificazione nei fondamentali di mercato. I primi freddi invernali, che stanno interessando l’Italia e gran parte dell’Europa, non spiegano infatti l’aumento dei prezzi italiani, tanto più che nel resto del continente i prezzi del gas sono in calo.
A rendere la situazione ancora più difficile da comprendere è il livello degli stoccaggi italiani, che si attestano intorno al 70%, quindi al di sopra della media europea, ferma a circa il 60%. In questo contesto, osserva l’associazione, è difficile spiegare perché il gas in Italia costi il 25% in più rispetto ai mercati del Nord Europa.
L’effetto domino su elettricità e bollette
Il problema non riguarda solo il gas. Il differenziale di prezzo ha un impatto diretto anche sull’energia elettrica. Secondo le stime di Assocarta, un gap di 8 euro/MWh sul gas si traduce in circa 16 euro/MWh in più sul prezzo dell’elettricità.
Un effetto a catena che colpisce l’intero sistema economico, aumentando i costi di produzione delle imprese e mettendo sotto pressione anche le bollette delle famiglie. Una dinamica che, avverte l’associazione, rischia di minare la competitività dell’industria italiana in un momento già segnato da incertezze economiche e geopolitiche.
Le cartiere sotto pressione: “Situazione insostenibile”
Per le imprese gasivore, come le cartiere, il differenziale attuale rappresenta un costo che non è più possibile assorbire. L’industria della carta è infatti fortemente dipendente sia dal gas sia dall’energia elettrica, e il permanere di prezzi più alti rispetto al resto d’Europa rischia di tradursi in una perdita strutturale di competitività.
“Non è più sopportabile né accettabile”, sottolinea Assocarta, evidenziando come la penalizzazione riguardi sia le grandi imprese energivore sia quelle che acquistano grandi quantità di energia elettrica.
L’appello al Governo: “Intervenire senza indugi”
Da qui la richiesta esplicita al Governo di intervenire immediatamente per correggere un’anomalia che, secondo l’associazione, non è giustificata né dall’andamento climatico né dalla situazione degli stoccaggi.
L’obiettivo è chiaro: ridurre il gap tra PSV e TTF per evitare che il sistema produttivo italiano continui a pagare il gas e l’energia più cari rispetto ai competitor europei. Un tema che torna al centro del dibattito politico ed economico e che, ancora una volta, mette in evidenza il nodo strutturale dei costi energetici in Italia.















































































































































































































































































































































