- 04/08/2026
- Redazione
- 0
Il rapporto sul primo semestre 2026 fotografa un sistema energetico in trasformazione: diminuiscono i consumi di petrolio, cresce la domanda di elettricità ai livelli più alti degli ultimi dieci anni, mentre la crisi dello Stretto di Hormuz spinge verso l’alto i prezzi di carburanti, gas ed energia
Il consumo di petrolio continua a diminuire, ma l’Italia rallenta meno rispetto al resto d’Europa, soprattutto nel settore dei trasporti. È uno dei dati più significativi emersi dall’Analisi del Sistema energetico italiano pubblicata da ENEA sul primo semestre del 2026.
Nel complesso i consumi petroliferi sono diminuiti di quasi il 4% sia nel nostro Paese sia nell’Unione europea. Tuttavia, dall’inizio della crisi dello Stretto di Hormuz, la domanda di carburanti per i trasporti in Italia si è ridotta soltanto dell’1,5%, contro una media europea del 5,5%.
Secondo ENEA, la contrazione complessiva dei consumi è stata trainata soprattutto dal crollo della petrolchimica, settore che ha visto più che dimezzare il proprio utilizzo di petrolio. Diverso il comportamento dei trasporti, dove l’aumento dei prezzi sembra aver inciso meno sulle abitudini di consumo rispetto agli altri Paesi europei.
Domanda di elettricità ai massimi degli ultimi dieci anni
Se il petrolio arretra, cresce invece la richiesta di energia elettrica. Nel primo semestre del 2026 la domanda è aumentata del 2,5%, registrando l’incremento più elevato dell’ultimo decennio. Una crescita che ha avuto conseguenze dirette sull’intero sistema energetico.
Per soddisfare i maggiori consumi è aumentata del 4,4% la produzione elettrica alimentata a gas naturale, mentre lo sviluppo complessivo delle fonti rinnovabili si è fermato a poco più dell’1%.
Il rallentamento è stato determinato soprattutto dalla forte diminuzione della produzione idroelettrica, compensata solo in parte dall’ottima performance di eolico (+16%) e fotovoltaico (+19%).
A maggio le due fonti hanno raggiunto un nuovo record, arrivando a coprire il 33% della domanda elettrica nazionale. Un risultato che ha avuto anche un effetto sul mercato all’ingrosso: le ore con prezzo dell’energia pari a zero sono salite a 88, contro le appena 20 registrate nello stesso periodo del 2025.
Emissioni in calo, ma il target 2030 si allontana
Nonostante la riduzione dei consumi energetici, il percorso verso la decarbonizzazione continua a mostrare segnali di rallentamento.
In Italia i consumi complessivi di energia sono diminuiti del 2%, una contrazione leggermente superiore rispetto alla media europea (-1,5%). Le emissioni di CO₂, però, sono scese meno rispetto al resto dell’Unione: -2% contro il -3% registrato nei Ventisette.
Per ENEA questo andamento rende ancora più difficile raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Per rispettare il traguardo del 2030, infatti, l’Italia dovrebbe ridurre le proprie emissioni di circa il 6% ogni anno da qui alla fine del decennio.
La crisi di Hormuz fa impennare i prezzi di petrolio, gas ed elettricità
L’altra fotografia restituita dal rapporto riguarda il forte aumento dei prezzi energetici.
Tra marzo e giugno, nel pieno delle tensioni legate allo Stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio è aumentato del 50%, mentre nell’intero semestre la crescita si attesta al 27%.
L’effetto si è riversato rapidamente sui carburanti: tra marzo e maggio il prezzo medio del gasolio è cresciuto del 23% in Italia e del 28% nell’Unione europea.
Anche il gas naturale ha registrato rincari significativi (+27% tra marzo e giugno), mentre il prezzo dell’elettricità, dopo un avvio d’anno in calo, è tornato a salire di oltre il 20% in tutti i principali mercati europei.
Stoccaggi di gas più lenti e inverno sotto osservazione
La maggiore domanda di elettricità ha avuto ripercussioni anche sulle scorte di gas. Il riempimento degli stoccaggi procede più lentamente rispetto allo scorso anno e con costi decisamente superiori.
Secondo le stime ENEA, a fine luglio gli impianti europei saranno riempiti per poco più del 55%, contro il 70% registrato dodici mesi prima. L’Italia presenta una situazione relativamente migliore, con una previsione del 75%, comunque inferiore all’80% raggiunto nel 2025.
Industria in difficoltà e transizione energetica in frenata
L’indice ISPRED elaborato da ENEA fotografa un peggioramento complessivo del sistema energetico italiano.
A metà 2026 l’indicatore registra una flessione del 25%, penalizzato soprattutto dal crescente ritardo nel percorso di decarbonizzazione, dall’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e dalla persistente debolezza dell’industria ad alta intensità energetica.
Le conseguenze iniziano a riflettersi anche sul sistema produttivo europeo.
Nei primi cinque mesi dell’anno la produzione industriale ha continuato a diminuire, con la Germania tra i Paesi più colpiti. In Italia, invece, tra marzo e aprile il costo delle importazioni nette di energia è aumentato di oltre 3 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2025.
Secondo ENEA, l’impatto della crisi di Hormuz è stato meno pesante di quanto inizialmente temuto grazie al ricorso alle scorte energetiche e al rallentamento della domanda cinese. Tuttavia, gli effetti economici sul comparto industriale europeo stanno diventando sempre più evidenti.
































































































































































































































































































































































































