- 17/06/2026
- Redazione
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Una nuova analisi del think tank Ember descrive un cambiamento strutturale in Asia: il solare con batterie è già competitivo rispetto al gas naturale liquefatto e l’elettrificazione dei trasporti potrebbe ridurre fino a 300 miliardi di dollari l’anno di importazioni di petrolio
La transizione energetica asiatica non è più soltanto una questione ambientale, ma sta diventando sempre più una scelta dettata da costi, competitività e sicurezza strategica. Secondo il nuovo report del think tank Ember, il passaggio alle tecnologie elettriche rappresenta oggi la strada più efficiente per sostenere la crescita economica riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.
Il documento evidenzia come l’Asia, pur essendo uno dei principali motori della produzione globale di tecnologie elettriche, disponga di una quota minima delle riserve mondiali di petrolio e gas. Questa asimmetria strutturale rende la regione particolarmente esposta alle oscillazioni dei mercati energetici internazionali.
Il solare con batterie diventa più conveniente del gas
Sul fronte della produzione di energia, il report segnala un punto di svolta ormai concreto: il solare abbinato ai sistemi di accumulo a batterie è già oggi più economico della maggior parte delle nuove centrali a gas previste in Asia.
Secondo Ember, in molti casi il costo del solare con storage è sceso sotto i 100 dollari per megawattora, rendendolo competitivo rispetto al gas naturale liquefatto in circa tre quarti dei progetti pianificati nella regione. Il trend è destinato a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi anni, fino a rendere questa tecnologia la più conveniente entro il 2030.
“Il solare abbinato alle batterie è molto più adatto a fornire energia su larga scala in Asia rispetto al GNL, e i costi non potranno che diminuire. Grazie alla solida capacità produttiva interna e ai bassi prezzi dell’elettricità, i paesi della regione sono ben posizionati per garantire il proprio futuro pulito ed elettrificato”, ha dichiarato Aditya Lolla, amministratore delegato ad interim di Ember e coautore del rapporto.
I trasporti elettrici e il potenziale risparmio da 300 miliardi
Se la produzione energetica è il primo fronte della trasformazione, il secondo riguarda la domanda, in particolare il settore dei trasporti su strada. Questo comparto rappresenta una delle principali fonti di consumo di petrolio importato in Asia, con circa l’80% del fabbisogno coperto dall’estero.
L’elettrificazione della mobilità viene quindi indicata come una leva strategica per ridurre la dipendenza energetica della regione. Il report stima che il passaggio ai veicoli elettrici potrebbe dimezzare le importazioni di petrolio nel giro di vent’anni, generando un risparmio superiore a 300 miliardi di dollari ogni anno.
“I veicoli elettrici sono una necessità strategica. Il trasporto su strada è la principale fonte di importazioni di combustibili fossili in Asia, con un costo di oltre 300 miliardi di dollari all’anno. L’Asia potrebbe elettrificare il proprio parco veicoli entro vent’anni e dimezzare le importazioni di petrolio. Nessun altro strumento ha un impatto maggiore sulla bilancia dei pagamenti e sulla sicurezza energetica della regione”, ha spiegato Daan Walter, principal di Ember e autore principale dello studio.
Shock geopolitici e vulnerabilità delle catene energetiche
La spinta verso l’elettrificazione arriva anche da un contesto geopolitico sempre più instabile. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il transito di petrolio e gas, hanno evidenziato la fragilità delle catene di approvvigionamento energetico globali.
Una parte significativa delle importazioni asiatiche transita proprio da quell’area, rendendo la regione esposta a possibili interruzioni e volatilità dei prezzi. Il report sottolinea inoltre che, anche in caso di normalizzazione, i prezzi del petrolio potrebbero rimanere elevati per diversi anni rispetto ai livelli recenti.
“L’Asia è stata fortemente dipendente dalla vecchia stabilità della Pax Americana, che viene messa in discussione da uno shock petrolifero dopo l’altro, e la chiusura di Hormuz è un importante catalizzatore di cambiamento. L’economia dell’elettrotecnica si è trasformata negli ultimi cinque anni: ciò che prima era competitivo ora è irresistibile”, ha affermato Kingsmill Bond, direttore di Ember e coautore del rapporto.
Un modello energetico più rapido, modulare e diffuso
Un elemento chiave della transizione è la velocità con cui le tecnologie elettriche possono essere implementate rispetto alle infrastrutture fossili. Solare e batterie possono essere installati in tempi brevi e con investimenti scalabili, mentre le infrastrutture per il gas naturale liquefatto richiedono anni di sviluppo e capitali molto elevati.
Secondo il report, questa differenza di velocità sta diventando decisiva in un contesto di crisi energetiche ricorrenti. Inoltre, negli ultimi dieci anni i costi delle tecnologie elettriche di uso quotidiano sono crollati tra il 35% e il 90%, accelerando la diffusione di dispositivi come veicoli elettrici, climatizzatori e sistemi domestici efficienti.
“L’elettrotecnologia è veloce, modulare e orientata al consumatore. Di fronte a una crisi, i responsabili politici possono implementarla rapidamente e le famiglie possono adottarla per step progressivi e a costi contenuti”, ha spiegato Daan Walter, citando anche l’esempio del Pakistan, dove la diffusione del solare distribuito ha superato la pianificazione centralizzata.
Impatti economici: meno importazioni e più valore interno
Secondo Ember, la trasformazione verso un sistema elettrico avrebbe effetti macroeconomici profondi. L’Asia spende oggi circa 1.100 miliardi di dollari l’anno per importare combustibili fossili: una cifra che, secondo il report, potrebbe progressivamente essere ridotta e reinvestita nell’economia interna.
Questo spostamento di risorse potrebbe rafforzare le filiere produttive locali, sostenere l’industria e contribuire anche alla stabilità delle valute regionali, riducendo la vulnerabilità legata alle importazioni energetiche.
Il miglioramento della qualità dell’aria rappresenta un ulteriore effetto collaterale rilevante: oggi circa nove persone su dieci in Asia vivono in aree con livelli di inquinamento superiori agli standard raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Una trasformazione già in corso
Per Ember, la direzione del cambiamento è ormai chiara: l’Asia sta entrando in un’era in cui crescita economica e riduzione della dipendenza energetica possono procedere insieme grazie all’elettrificazione.
In questo scenario, il passaggio alle tecnologie elettriche non è più soltanto un obiettivo di lungo periodo, ma una dinamica già in atto che sta ridefinendo il rapporto tra energia, industria e geopolitica nella regione.





































































































































































































































































































































































































