- 07/07/2026
- Redazione
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Il rapporto IRENA rivela che nel 2025 le rinnovabili hanno evitato 480 miliardi di dollari di costi fossili, rafforzando sicurezza energetica e resilienza
L’energia rinnovabile non è più soltanto la soluzione più conveniente per produrre nuova elettricità. Oggi rappresenta anche uno dei più efficaci strumenti per proteggere economie e sistemi energetici dalla volatilità dei combustibili fossili e dalle tensioni geopolitiche.
È quanto emerge dal nuovo rapporto sui costi dell’energia pubblicato dall’International Renewable Energy Agency (IRENA), presentato ad Abu Dhabi.
Lo studio conferma che oltre il 90% della nuova capacità rinnovabile su scala industriale installata nel 2025 ha prodotto elettricità a un costo inferiore rispetto alla più economica alternativa alimentata da combustibili fossili.
Un risultato che rafforza ulteriormente il vantaggio competitivo delle fonti pulite proprio mentre i mercati del gas continuano a risentire delle tensioni internazionali.
Fotovoltaico ed eolico consolidano il vantaggio economico
Nel 2025 il costo dell’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici è rimasto stabile a 44 dollari per megawattora, confermando i livelli già raggiunti nel 2024. Ancora migliore la performance dell‘eolico, con gli impianti onshore che hanno ridotto i costi del 4%, attestandosi a 33 dollari per megawattora, mentre l’eolico offshore ha registrato una diminuzione del 3%, arrivando a 78 dollari per megawattora.
L’andamento dei combustibili fossili segue invece una direzione opposta. Negli Stati Uniti la carenza di turbine ha quasi raddoppiato il costo di investimento necessario per realizzare nuovi impianti a gas a ciclo combinato. Nei Paesi caratterizzati da prezzi del gas più elevati, come Italia, Germania e Giappone, il costo della nuova generazione elettrica alimentata a gas si è avvicinato ai 100 dollari per megawattora.
Secondo IRENA, anche il perdurare delle tensioni in Medio Oriente rischia di mantenere elevati i prezzi del gas nel corso del 2026.
Risparmiati 480 miliardi di dollari grazie alle energie rinnovabili
Il dato più significativo riguarda il risparmio economico generato dagli impianti già in funzione. Nel solo 2025 le energie rinnovabili hanno evitato circa 480 miliardi di dollari di spesa per l’acquisto di combustibili fossili, trasformandosi in un vero e proprio ammortizzatore contro gli shock geopolitici che continuano a colpire i mercati energetici.
Per i Paesi ancora fortemente dipendenti da carbone, petrolio e gas, ogni nuovo megawatt di capacità rinnovabile rappresenta una maggiore protezione dalla volatilità dei prezzi internazionali, con benefici diretti per famiglie, imprese e finanze pubbliche.
Francesco La Camera: “Le rinnovabili sono un investimento strategico”
Il direttore generale di IRENA, Francesco La Camera, sottolinea come il valore delle energie rinnovabili vada ormai ben oltre il semplice risparmio sui costi di produzione.
“Per i Paesi che fanno ancora molto affidamento sui combustibili fossili, ogni megawatt aggiuntivo di rinnovabili rafforza la protezione economica contro la volatilità dei prezzi del carburante, proteggendo i consumatori, le imprese e le finanze pubbliche da costi più elevati. I risparmi generati dagli impianti rinnovabili esistenti continuano a crescere e forniscono una copertura integrata contro gli shock futuri. Questa crisi energetica ha dimostrato ancora una volta che l’espansione della capacità rinnovabile è un investimento strategico in resilienza e competitività.”
Murat Kurum: “Accelerare la transizione energetica”
Sulla stessa linea anche il presidente designato della COP31, Murat Kurum, che invita i governi ad aumentare il ritmo della transizione energetica.
“Ora dobbiamo accelerare l’implementazione della produzione di energia rinnovabile ed elettrificare la vita quotidiana affinché un numero sempre maggiore di persone possa beneficiare di questi ammortizzatori geopolitici.”
La crisi dello Stretto di Hormuz conferma il valore strategico delle rinnovabili
Il rapporto richiama anche gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz all’inizio del 2026, evento che ha provocato un forte incremento dei prezzi dell’energia importata sia in Europa sia in Asia.
In quel contesto la produzione elettrica garantita dagli impianti rinnovabili già operativi ha svolto un ruolo decisivo nel contenere l’impatto economico della crisi.
Un esempio arriva dal Sud-Est asiatico, dove Indonesia, Thailandia e Filippine hanno evitato nel 2025 acquisti di carbone e gas per circa 5,7 miliardi di dollari grazie alla capacità rinnovabile già installata. Se gli stessi volumi fossero stati valutati durante il picco della crisi, tra marzo e maggio 2026, il risparmio sarebbe salito fino a 6,5 miliardi di dollari.
La Cina è il Paese che beneficia maggiormente della transizione energetica
L’analisi di IRENA prende in esame venti tra le principali economie mondiali, responsabili complessivamente di circa quattro quinti della produzione globale di energia rinnovabile. Nel loro insieme, questi Paesi hanno evitato nel 2025 acquisti di combustibili fossili per un valore stimato di 377 miliardi di dollari.
A trainare questa classifica è la Cina, che da sola ha risparmiato 177 miliardi di dollari, quasi la metà del totale mondiale, grazie alle dimensioni della propria capacità produttiva da fonti rinnovabili. Gli Stati Uniti seguono con 35 miliardi di dollari di costi evitati, mentre il Brasile raggiunge quota 32 miliardi. India e Germania registrano entrambe risparmi pari a 18 miliardi di dollari, mentre il Giappone chiude questo gruppo di grandi economie con 15 miliardi di dollari.
Dal 2010 il costo delle tecnologie pulite è crollato
Il rapporto fotografa anche l’impressionante riduzione dei costi registrata negli ultimi quindici anni. Dal 2010 il fotovoltaico ha abbattuto il proprio costo dell’89%, mentre il solare a concentrazione ha registrato una riduzione del 72%. Anche l’eolico ha seguito un percorso analogo, con una diminuzione del 71% per gli impianti onshore e del 63% per quelli offshore.
Secondo IRENA, questo cambiamento è stato possibile soprattutto grazie alla straordinaria espansione della capacità produttiva mondiale, con la Cina protagonista assoluta dello sviluppo industriale del settore. L’aumento dell’offerta ha alimentato una competizione sempre più intensa tra i produttori, comprimendo i margini e portando i prezzi delle tecnologie sempre più vicini ai rispettivi costi di produzione.
Prospettive positive, ma nel breve periodo potrebbero arrivare rincari
Lo scenario, tuttavia, sta entrando in una nuova fase. Gli investimenti destinati alla produzione di tecnologie per l’energia pulita si sono dimezzati, passando da un picco trimestrale di 70 miliardi di dollari nel 2023 a circa 35 miliardi entro la fine del 2025.
Contemporaneamente la riorganizzazione dell’industria cinese delle rinnovabili, l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei componenti, insieme ai cambiamenti del commercio internazionale e dei sistemi tariffari, potrebbero esercitare pressioni al rialzo sui costi di installazione già nel corso di quest’anno.
Nonostante queste difficoltà, IRENA mantiene una visione positiva sul medio-lungo periodo. Le sue stime indicano infatti che i costi delle energie rinnovabili continueranno a diminuire almeno fino al 2035, anche se con una velocità inferiore rispetto a quella che ha caratterizzato l’ultimo decennio.








































































































































































































































































































































































































