- 14/10/2026
- Redazione
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Pesca nel Mediterraneo, la revisione del piano WestMed punta a più flessibilità sui giorni di attività, tutela dei redditi dei pescatori e sostenibilità delle imprese
Più flessibilità nella gestione delle giornate in mare, maggiore attenzione alla sostenibilità economica delle imprese e un confronto più strutturato con chi lavora nel settore. Sono i punti centrali della revisione del piano WestMed per la pesca nel Mediterraneo occidentale, al centro del rapporto approvato il 12 ottobre dalla commissione Pesca (Pech) del Parlamento europeo.
Il documento ha ottenuto 21 voti favorevoli e quattro contrari, senza astensioni, e chiede alla Commissione europea di presentare entro il 1° dicembre 2026 una proposta per rivedere le regole attualmente in vigore. L’obiettivo è arrivare a un sistema che tenga maggiormente conto, insieme alla tutela delle risorse marine, delle condizioni economiche e sociali delle comunità che dipendono dalla pesca.
Il passaggio è particolarmente rilevante in vista del Consiglio Agrifish di dicembre, chiamato a discutere le possibilità di pesca per il 2027. Per il comparto, la revisione rappresenta quindi un’occasione per riportare al centro del confronto europeo il rapporto tra conservazione degli stock ittici, continuità produttiva e redditività delle imprese.
Piano WestMed, cosa prevede la revisione delle regole sulla pesca
Tra le proposte contenute nel rapporto figura la possibilità di recuperare nell’anno successivo fino al 10% dei giorni di pesca non utilizzati. Il documento indica inoltre l’obiettivo di limitare al 20% le riduzioni dei giorni di attività, sempre nel rispetto delle indicazioni scientifiche.
Si tratta di misure che puntano a introdurre una maggiore flessibilità nella programmazione del lavoro, senza prescindere dalla necessità di preservare le risorse ittiche. La gestione delle giornate di pesca, infatti, incide direttamente sull’organizzazione delle imprese, sulla pianificazione delle uscite in mare e sulla stabilità dei redditi degli operatori.
Il rapporto invita anche a valutare le conseguenze delle restrizioni sulle attività di pesca non soltanto dal punto di vista ambientale, ma considerando anche l’occupazione, i ricavi delle imprese e la disponibilità di prodotti ittici sul mercato europeo.
Il nodo dell’equilibrio tra tutela del mare e redditività
La questione centrale è trovare un equilibrio tra la sostenibilità biologica delle risorse e quella economica e sociale del comparto. Le misure di conservazione restano legate alle evidenze scientifiche, ma il documento chiede che le decisioni tengano maggiormente conto degli effetti concreti sulle comunità di pescatori e sulle filiere collegate.
Elena Ghezzi, responsabile Pesca e Acquacoltura di Legacoop Agroalimentare, sottolinea proprio i progressi compiuti dal settore e la necessità di riconoscerli nel processo decisionale europeo.
«Bene l’attenzione agli sforzi compiuti dal settore, che ha fatto passi avanti verso il rendimento massimo sostenibile. È positiva anche la richiesta di maggiore flessibilità, a partire dal trasferimento dello sforzo di pesca non utilizzato da un anno all’altro», afferma Ghezzi.
Legacoop Agroalimentare: «Ascoltare chi lavora in mare»
Foto: Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare
Il risultato incassa la soddisfazione di Legacoop Agroalimentare, che rivendica il lavoro svolto per portare le esigenze del comparto all’attenzione delle istituzioni europee.
«Esprimiamo soddisfazione per il risultato e per il lavoro svolto da tutti per arrivare fin qui e per aver ascoltato le nostre istanze», dichiara Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare.
Per Ghezzi, il rapporto potrà costituire una base di confronto in vista delle decisioni di dicembre. «Questo rapporto di iniziativa potrà rappresentare una buona base di lavoro per il Consiglio Agrifish di dicembre, nel quale verranno decise le possibilità di pesca 2027. Ringraziamo per il lavoro corale della commissione Pech», afferma la responsabile dell’associazione.
Più consultazione per le organizzazioni del settore
Tra gli aspetti evidenziati nel documento c’è la richiesta di coinvolgere le organizzazioni della pesca prima dell’introduzione di nuove restrizioni, concedendo loro tempi adeguati per esaminare le misure e presentare proposte.
Il principio è quello di rafforzare il dialogo tra istituzioni e operatori, affinché le decisioni possano considerare anche l’esperienza di chi opera quotidianamente in mare. Secondo Ghezzi, è inoltre rilevante il riconoscimento della cooperazione italiana come interlocutore privilegiato nel confronto sulle politiche della pesca.
Pesca illegale e specie aliene, il ruolo dei pescatori nella tutela del mare
La revisione del piano WestMed non riguarda soltanto i giorni di attività e la sostenibilità economica delle imprese. Il rapporto richiama anche la necessità di rendere più efficaci i controlli sulle flotte dei Paesi terzi, con l’obiettivo di contrastare la pesca illegale nel Mediterraneo.
Un altro punto riguarda il sostegno ai pescatori impegnati nella rimozione delle specie aliene invasive, la cui presenza può rappresentare una criticità per gli ecosistemi marini e per gli equilibri delle attività di pesca.
Il documento valorizza così il contributo che gli operatori possono offrire alla salvaguardia dell’ambiente, riconoscendo che la tutela del mare può coinvolgere direttamente anche chi vive e lavora delle sue risorse.
«I pescatori possono contribuire concretamente alla salvaguardia degli ecosistemi. Questo impegno deve essere riconosciuto e sostenuto», sottolinea Ghezzi.
Le prossime tappe verso le possibilità di pesca 2027
L’approvazione in commissione Pech segna un passaggio nel percorso di revisione, ma non equivale all’entrata in vigore di nuove regole. Il documento chiede infatti alla Commissione europea di presentare una proposta entro il 1° dicembre 2026.
Il confronto proseguirà quindi in vista del Consiglio Agrifish di dicembre, quando saranno affrontate le possibilità di pesca per il 2027. Sarà in quella fase che si potrà comprendere come le indicazioni sulla flessibilità, sulla tutela dei redditi e sul coinvolgimento degli operatori potranno tradursi nelle decisioni future.
Per il settore, la sfida resta quella di conciliare la conservazione delle risorse marine con la continuità del lavoro, la competitività delle imprese e la tenuta economica delle comunità costiere. Un equilibrio dal quale dipendono non soltanto i pescatori, ma anche le filiere produttive e l’approvvigionamento di pesce nel mercato europeo.




























































































































































































































































































































































































































































