- 30/07/2024
- Simone Martino
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I governi di tutto il mondo riuniti all’International Seabed Authority (ISA) di Kingston per negoziare sull’eventuale apertura dei nostri oceani alle estrazioni minerarie in acque profonde
A Kingston, in Jamaica, 168 nazioni, inclusa l’Italia, stanno negoziando le regole che disciplinano il cosiddetto deep-sea mining.
Le nazioni dovranno decidere, anche, chi guiderà l’International Seabed Authority. I candidati che si contendono l’elezione al ruolo di segretario generale dell’ente sono Leticia Carvalho, sponsorizzata dal Brasile, e l’attuale segretario generale, Michael Lodge, sponsorizzato da Kiribati, un piccolo stato del Pacifico.
L’elezione del segretario generale dell’autorità arriva in un momento cruciale per l’estrazione mineraria in acque profonde e quindi per il futuro degli oceani del mondo. L’ISA, infatti, ha un duplice mandato: autorizzare e controllare l’attività mineraria per il patrimonio comune di tutta l’umanità e proteggere l’ambiente marino da impatti dannosi.
Al momento non è consentita l’estrazione a scopi commerciali
Le estrazioni minerarie in acque profonde sono una pratica di estrazione di metalli e minerali presenti nei fondali marini. Al momento le estrazioni minerarie in acque profonde internazionali a fini commerciali non sono ancora iniziate.
Infatti, finora, i 31 contratti emessi dall’autorità consentono solo l’esplorazione dei fondali marini ma non l’estrazione mineraria a fini commerciale. I contratti sponsorizzati da 14 nazioni, con paesi tra cui Cina, Russia, Corea del Sud, India, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Brasile, Giappone, Giamaica e Belgio prevedono l’esplorazione in un’area che copre 1,5 milioni di kmq di fondali marini mondiali, principalmente nel Pacifico equatoriale tra Hawaii e Messico.
Durante questa settimana però, gli stati membri potrebbero decidere di autorizzare il deep-sea mining. Una minoranza di stati che siedono al Consiglio dell’ISA e che fanno parte dell’attuale dirigenza vorrebbero avviare le estrazioni minerarie a fini commerciali nei fondali marini già nel 2025.
Contemporaneamente, però, le richieste di una pausa nello sfruttamento dei fondali marini si stanno intensificando, con ventisette paesi, tra cui 12 nazioni europee, che chiedono ora una moratoria, una pausa preventiva o un divieto che impedirebbe al settore di operare in acque internazionali.
La preoccupazione di natura ecologica
I paesi che chiedono la moratoria rilevano come non ci siano dati sufficienti per iniziare l’attività mineraria. Tale opinione è condivisa anche dagli scienziati che mettono in guardia la comunità da danni su larga scala agli ecosistemi oceanici globali che sono già minacciati dalle crisi climatiche e della biodiversità.
L’attività di estrazione provocherebbe impatti permanenti e irreversibili su specie ed ecosistemi dei fondali, metterebbe a rischio la capacità degli oceani di sequestrare e immagazzinare carbonio.
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L’opinione degli italiani
Nel periodo compreso tra il 3 il 7 luglio, è stata condotta un’indagine rappresentativa condotta da Ipsos e commissionata da WWF Italia, The Deep Sea Conservation Coalition, Seas at Risk e il movimento dei cittadini WeMove Europe, per sondare le opinioni degli italiani sulle estrazioni in acque profonde.
Dall’indagine è emerso che il 60% delle persone in Italia vogliono che il deep-sea mining sia proibito, il 29% di loro è favorevole ad autorizzarlo se i danni fossero limitati, mentre il 5% afferma di non avere un’opinione formata e soltanto il 6% vuole autorizzare questa pratica senza riserve.
I timori principali delle persone intervistate ruotano attorno ai rischi e alle conseguenze ecologiche. Ben il 72% di chi si è dichiarato contrario alle estrazioni nei fondali ritiene convincente l’idea che questa attività potrebbe causare danni gravi e irreversibili all’oceano, oltre a una perdita di flora e fauna marine, fra cui alcune specie come le balene.
La richiesta al governo italiano
WWF Italia, Deep Sea Conservation Coalition, Seas at Risk e il movimento dei cittadini WeMove Europe chiedono all’Italia, prima che sia troppo tardi, di supportare la moratoria all’appuntamento dell’International Seabed Authority.
“Le estrazioni nei fondali marini non sono compatibili con l’ambizione di proteggere gli oceani. Lanciamo un appello al governo italiano per chiedere di sostenere una moratoria o una pausa precauzionale davanti all’International Seabed Authorithy. Anche in Italia abbiamo lanciato un’azione per chiedere il sostegno dei cittadini alla moratoria”, ha dichiarato Giulia Prato, Responsabile del Programma Mare di WWF Italia.
























































































































































































































































































































