- 10/09/2026
- Redazione
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Clima, il nuovo rapporto del JRC fotografa un mondo ancora lontano dalla svolta: le emissioni globali crescono dello 0,7%, mentre sei dei 16 maggiori emettitori registrano una riduzione
Il mondo continua a emettere più gas serra di quanto riesca a ridurre. Nel 2025 le attività umane hanno immesso nell’atmosfera circa 54 gigatonnellate di CO₂ equivalente, al netto delle emissioni legate all’uso del suolo, ai cambiamenti di uso del suolo e alla silvicoltura (LULUCF). È il livello più alto mai registrato e rappresenta un aumento dello 0,7% rispetto al 2024.
Il dato emerge dall’ultimo aggiornamento di EDGAR, il database Emissions Database for Global Atmospheric Research della Commissione europea, elaborato dal Joint Research Centre (JRC) in collaborazione con l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA). I risultati sono contenuti nel rapporto GHG emissions of all world countries, che offre una fotografia delle emissioni globali per Paese e settore.
La crescita è più contenuta rispetto all’anno precedente, ma il segnale resta difficile da ignorare: la curva delle emissioni non ha ancora invertito la propria direzione. Dopo il brusco rallentamento provocato dalla pandemia, la ripresa delle emissioni prosegue, seppure a un ritmo inferiore.
I grandi emettitori si muovono in direzioni diverse
Dietro il dato globale si nasconde però una realtà molto meno uniforme. Cina, Stati Uniti, India, Unione europea, Russia e Indonesia concentrano complessivamente il 62% delle emissioni mondiali di gas serra.
Le traiettorie delle principali economie, tuttavia, divergono sensibilmente.
Gli Stati Uniti hanno registrato nel 2025 il maggiore incremento assoluto tra i Paesi analizzati, con una crescita delle emissioni del 2,2% rispetto all’anno precedente.
La Cina, invece, ha sostanzialmente mantenuto stabile il proprio livello di emissioni, segnando un aumento appena dello 0,1%. L’India ha registrato una diminuzione dello 0,2%.
È un passaggio particolarmente significativo perché, per la prima volta, i due grandi Paesi asiatici non mostrano una crescita significativa delle emissioni rispetto all’anno precedente.
Sei dei 16 maggiori emettitori hanno ridotto le emissioni
Il quadro presenta anche alcuni segnali positivi. Sei dei 16 maggiori emettitori mondiali, vale a dire i Paesi che singolarmente rappresentano oltre l’1% delle emissioni globali, hanno registrato una riduzione nel 2025. Tra questi figurano Australia, Brasile e Giappone.
La tendenza, però, non è sufficiente a compensare gli aumenti registrati in altre economie. La Turchia ha segnato il maggiore incremento percentuale tra i principali emettitori, con un +4,2%, mentre aumenti rilevanti sono stati osservati anche in Iran e Arabia Saudita.
L’Europa riduce le emissioni, ma il risultato globale resta fragile
Nel quadro internazionale, l’Unione europea continua a muoversi nella direzione della riduzione.
Secondo i dati EDGAR, nel 2025 le emissioni dell’UE, escluso il settore LULUCF, sono diminuite dello 0,2% rispetto al 2024. Rispetto al 1990, la riduzione complessiva raggiunge così il 35,6%.
Anche il peso dell’Europa sul totale mondiale continua a ridursi: nel 2025 l’UE rappresentava il 5,8% delle emissioni globali.
Un altro indicatore interessante riguarda le emissioni pro capite. Nell’Unione europea si attestano a 7,1 tonnellate di CO₂ equivalente per abitante, un valore che continua a diminuire e si avvicina alla media mondiale, pari a 6,6 tonnellate pro capite.
I dati vanno però letti con una precisazione metodologica: EDGAR utilizza criteri differenti rispetto a quelli impiegati dall’UE per monitorare i propri obiettivi climatici, che fanno riferimento all’Inventario UE dei gas a effetto serra.
Aerei e navi tornano a spingere le emissioni
Tra i settori che hanno contribuito alla crescita del 2025 ci sono anche i trasporti internazionali.
Il trasporto aereo ha registrato un aumento delle emissioni del 5,1%, mentre quello marittimo è cresciuto dell’1,4%.
I dati confermano la prosecuzione della ripresa delle attività di trasporto dopo la frenata provocata dalla pandemia. La normalizzazione della mobilità internazionale torna quindi a riflettersi anche sul bilancio climatico globale.
Foreste e incendi: il secondo fronte della crisi climatica
Se le emissioni derivanti dalle attività economiche rappresentano una parte fondamentale del problema, un altro elemento decisivo riguarda la capacità degli ecosistemi di assorbire carbonio.
Foreste, vegetazione e suoli funzionano infatti come serbatoi naturali di carbonio. Attraverso il settore LULUCF, le attività umane possono però trasformare questi serbatoi in vere e proprie fonti di emissioni.
Nel 2025 il settore LULUCF ha rappresentato a livello mondiale una fonte netta di circa 0,9 gigatonnellate di CO₂ equivalente, pari all’1,6% delle emissioni globali di gas serra. A pesare sono soprattutto la deforestazione e gli incendi.
La deforestazione cancella una parte importante degli assorbimenti
Nel 2025 la deforestazione ha provocato circa 3,7 gigatonnellate di CO₂. Una quantità che, secondo il rapporto, è stata superiore al doppio di quella rimossa complessivamente dai serbatoi LULUCF a livello globale.
Anche gli incendi boschivi hanno avuto un peso significativo, con circa 2,2 gigatonnellate di CO₂ equivalente di emissioni nel corso dell’anno.
Il dato è comunque inferiore alla media storica di lungo periodo. Questo non significa però che il fenomeno sia omogeneo: il rapporto segnala infatti picchi regionali particolarmente rilevanti.
In Europa le foreste assorbono ancora carbonio, ma meno che in passato
Il quadro europeo è differente da quello globale. Nel 2025 il settore LULUCF dell’UE è rimasto un serbatoio netto di carbonio, con circa 0,2 gigatonnellate di CO₂ equivalente assorbite. La capacità di rimozione, tuttavia, è oggi inferiore rispetto al 1990.
Tra i fattori che contribuiscono alla pressione sugli ecosistemi ci sono anche gli incendi boschivi. Nell’UE le emissioni regionali associate agli incendi sono aumentate del 40% tra il 2024 e il 2025.
Il dato suggerisce che la lotta al cambiamento climatico non può limitarsi alla riduzione delle emissioni industriali ed energetiche: proteggere la capacità delle foreste e dei suoli di assorbire carbonio diventa altrettanto importante.
La fotografia di EDGAR: dati per guidare le politiche climatiche
Il database EDGAR, gestito dal JRC in collaborazione con l’IEA, raccoglie dati comparabili sulle emissioni di tutti i Paesi e dei principali settori economici dal 1970 al 2025.
L’obiettivo è fornire una base scientifica indipendente per orientare le politiche climatiche, comprese quelle europee sulla competitività industriale e sulla transizione verso la neutralità climatica.
I dati vengono inoltre utilizzati nei negoziati internazionali sul clima nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e confluiscono nell’annuale Emissions Gap Report dell’UNEP e nei rapporti dell’IPCC.
La sfida non è soltanto ridurre, ma cambiare la direzione della curva
Il dato più importante che emerge dal rapporto è forse proprio questo: sei dei 16 maggiori emettitori hanno iniziato a ridurre le proprie emissioni, ma il totale mondiale continua a crescere.
È la contraddizione della transizione climatica fotografata dal 2025: alcuni grandi economie mostrano progressi concreti, mentre l’aumento delle emissioni in altre aree e la pressione esercitata su foreste e territori continuano a spingere verso l’alto il bilancio complessivo.
Con 54 gigatonnellate di CO₂ equivalente, il mondo raggiunge così un nuovo record. E la vera sfida per i prossimi anni sarà trasformare i segnali di riduzione già visibili in una inversione stabile e globale della curva delle emissioni.
























































































































































































































































































































































































































