Inquinamento delle acque e dei suoli causato dalle sostanze chimiche PFAS
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Un nuovo studio stima fino a 440 miliardi di euro i costi dell’inquinamento da PFAS in Europa entro il 2050. Urgente agire ora

L’inquinamento da PFAS, le cosiddette sostanze chimiche eterne, rischia di trasformarsi in una delle eredità ambientali ed economiche più pesanti per l’Europa. Se gli attuali livelli di contaminazione non verranno ridotti, il costo complessivo per la società potrebbe arrivare a 440 miliardi di euro entro il 2050, tra spese sanitarie, bonifiche ambientali e danni agli ecosistemi.

È quanto emerge da un nuovo studio che, utilizzando dati aggiornati e una metodologia migliorata, offre una stima prudente ma eloquente dell’impatto economico di queste sostanze, diffuse ormai in aria, acqua, suoli e persino nel corpo umano.

Per approfondire il problema della contaminazione delle acque europee, leggi anche i dati dell’EEA sui PFAS presenti in fiumi, laghi e acque costiere

Perché i PFAS sono un problema sanitario ed economico

Le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche sono utilizzate da decenni in numerosi prodotti industriali e di consumo, dalle schiume antincendio ai tessuti tecnici, dagli imballaggi alimentari ai cosmetici. Il loro punto di forza – la straordinaria resistenza alla degradazione – è anche la loro condanna.

Costi nascosti ma reali

L’impatto economico dell’inquinamento da PFAS si manifesta in diversi modi:

  • aumento delle malattie legate all’esposizione, con conseguenti costi per i sistemi sanitari;

  • bonifiche costose di terreni e falde acquifere contaminate;

  • danni agli ecosistemi, come l’interruzione di processi naturali fondamentali, dall’impollinazione alla qualità delle acque.

Lo studio sottolinea che le stime sanitarie riguardano solo una manciata di PFAS già regolamentati, a fronte delle migliaia esistenti, rendendo il conto finale probabilmente sottostimato.

Il prezzo dell’inazione (e quello dell’intervento)

Secondo le simulazioni, se l’inquinamento da PFAS dovesse proseguire senza nuovi interventi normativi fino al 2050, il costo cumulato per l’Unione europea raggiungerebbe circa 440 miliardi di euro.

I possibili scenari

  • Stop alle emissioni entro il 2040: risparmio stimato di 110 miliardi di euro.

  • Solo trattamento delle acque contaminate: costo potenziale superiore a 1.000 miliardi di euro, senza risolvere il problema alla fonte.

Poiché i PFAS persistono per decenni nell’ambiente e nell’organismo umano, anche una cessazione immediata delle emissioni non produrrebbe effetti immediati. «Intervenire presto è fondamentale per contenere i costi sanitari e ambientali nel lungo periodo», avverte lo studio.

Chi paga il prezzo più alto

L’analisi individua chiaramente i gruppi più vulnerabili all’esposizione ai PFAS: neonati e bambini, più sensibili agli effetti tossici; persone che vivono in prossimità di siti contaminati; lavoratori impiegati in impianti o aree ad alto rischio.

Proteggere queste categorie è una priorità dichiarata della Commissione europea, non solo per ragioni sanitarie, ma anche per prevenire ricadute sociali più ampie.

La Commissione UE: “Agire ora è una priorità”

«Fare chiarezza sui PFAS, vietandone l’uso da parte dei consumatori, è una priorità assoluta», ha dichiarato Jessika Roswall, Commissaria europea per l’Ambiente, la Resilienza Idrica e un’Economia Competitiva. «I cittadini sono preoccupati, e giustamente. Questo studio sottolinea l’urgenza di agire».

I risultati contribuiranno alle prossime decisioni europee su: bonifica dei siti contaminati; riduzione delle emissioni alla fonte; monitoraggio e ricerca; sviluppo di alternative industriali ai PFAS.

Cosa ha già fatto l’Unione europea

Negli ultimi anni l’UE ha rafforzato in modo significativo il quadro normativo sui PFAS:

Le principali misure adottate

  • divieto delle sostanze più pericolose come PFOS, PFOA, PFHxS e PFCA a catena lunga;

  • nel 2024, stop al PFHxA e alle sostanze correlate in tessuti, imballaggi alimentari, cosmetici e alcune schiume antincendio;

  • dal 2025, divieti graduali di tutti i PFAS nelle schiume antincendio, una delle principali fonti di emissione;

  • obbligo per gli Stati membri di monitorare i PFAS nell’acqua potabile, in base ai nuovi limiti UE.

Parallelamente, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) sta valutando una proposta di restrizione universale dei PFAS, attesa entro la fine del 2026.

La sfida: protezione ambientale e competitività industriale

Accanto alla regolazione, il Piano d’azione per l’industria chimica, adottato nel luglio 2025, punta a sostenere la transizione verso alternative sicure, evitando shock industriali. È in preparazione anche un quadro europeo di monitoraggio dei PFAS, per condividere dati e buone pratiche di bonifica.

L’obiettivo è ambizioso: ridurre drasticamente l’inquinamento senza compromettere la competitività. Ma il messaggio dello studio è netto: continuare a rimandare avrebbe un costo ben più alto.

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