- 01/08/2026
- Redazione
- 0
Dopo dieci mesi di sperimentazione, Gruppo CAP libera 2.500 alborelle allevate esclusivamente con acqua depurata nel depuratore di Canegrate. Un progetto che dimostra come la depurazione possa diventare uno strumento per la tutela della biodiversità
Per anni il depuratore è stato considerato il punto finale del ciclo dell’acqua. Oggi, invece, può diventare il punto di partenza di una nuova vita. È quanto dimostra il progetto alBIOrelle di Gruppo CAP, conclusosi con il rilascio di 2.500 alborelle, una specie autoctona oggi classificata come “quasi minacciata”, allevate esclusivamente in vasche alimentate con acqua proveniente dal depuratore di Canegrate e sottoposta a trattamenti avanzati di ultrafiltrazione e disinfezione.
Dopo dieci mesi di crescita, i pesci hanno raggiunto la dimensione necessaria per essere reintrodotti nei corsi d’acqua lombardi, offrendo una dimostrazione concreta della qualità dell’acqua restituita all’ambiente dopo il processo di depurazione.
Credit: Gruppo Cap
Un esperimento che cambia il ruolo dei depuratori
L’elemento più innovativo del progetto non riguarda soltanto il ripopolamento ittico, ma il modello stesso di gestione dell’acqua.
Le alborelle sono cresciute senza utilizzare acqua prelevata da fiumi o falde, ma esclusivamente con quella già trattata dal depuratore. Durante l’intera sperimentazione sono stati costantemente monitorati temperatura, ossigeno disciolto, pH e concentrazione dei composti azotati, verificando condizioni compatibili con lo sviluppo della specie.
La sopravvivenza degli esemplari e il loro regolare accrescimento rappresentano una conferma scientifica dell’efficacia dei sistemi di depurazione avanzata e dimostrano come queste infrastrutture possano evolvere da semplici impianti di trattamento a veri laboratori di innovazione ambientale.
Come sottolinea Giovanni Vargiu, Direttore Area Tecnica Circular Treatment di Gruppo CAP, il progetto dimostra concretamente che un depuratore può trasformarsi in una piattaforma capace di coniugare ricerca scientifica, economia circolare e rigenerazione degli ecosistemi.
Il ritorno dell’alborella simbolo della rinascita del fiume Olona
Le operazioni di rilascio interessano diverse aree della Lombardia, tra cui una golena recentemente rinaturalizzata lungo il fiume Olona.
Non si tratta di una scelta casuale. Per decenni l’Olona è stato considerato uno dei fiumi più inquinati d’Europa e fino ai primi anni Duemila presentava tratti quasi privi di vita acquatica. Oggi, grazie agli interventi di recupero ambientale e al miglioramento della qualità delle acque, il corso fluviale sta tornando a ospitare specie autoctone e habitat naturali.
La nuova area di rilascio, riqualificata dall’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPO), è stata progettata anche per consentire ai pesci di superare la storica barriera rappresentata dalla briglia del Mulino Rancilio, favorendo la riproduzione naturale della fauna ittica.
Un secondo sito di reintroduzione è Mulino Nuovo, nel territorio di Nosate, dove il progetto si integra con altre iniziative dedicate alla tutela della biodiversità sostenute da Fondazione Cariplo.
Un modello di economia circolare applicato all’acqua
Il progetto alBIOrelle, sviluppato da Gruppo CAP insieme all’Istituto Spallanzani e al Politecnico di Milano, propone un modello innovativo di simbiosi tra depurazione delle acque reflue e acquacoltura.
Negli allevamenti tradizionali è necessario utilizzare continuamente nuova acqua e gestire separatamente quella di scarico. Nel sistema sperimentato a Canegrate, invece, l’acqua impiegata per la crescita dei pesci rientra direttamente nel normale ciclo del depuratore, riducendo consumi, sprechi e impatto ambientale.
Un approccio che nel 2024 è stato premiato con il riconoscimento “Verso un’economia circolare”, promosso da Fondazione Cogeme ETS e Kyoto Club.
Perché l’alborella è così importante
L’alborella (Alburnus arborella) è una specie tipica delle acque dolci dell’Italia settentrionale ed è considerata un prezioso indicatore della salute degli ecosistemi fluviali.
Negli ultimi decenni la sua presenza si è progressivamente ridotta a causa della perdita degli habitat naturali e della diffusione di specie invasive. Oggi è inserita nella Lista Rossa IUCN come specie “quasi minacciata”.
La reintroduzione di 2.500 esemplari rappresenta quindi un contributo concreto alle attività di conservazione della biodiversità regionale.
Dall’Olona all’Acquario Civico di Milano
Il progetto non si ferma ai fiumi. Una ventina di alborelle è stata infatti donata all’Acquario Civico di Milano, dove sarà possibile osservare da vicino gli esemplari protagonisti della sperimentazione.
L’obiettivo è avvicinare cittadini e visitatori ai temi della tutela dell’acqua, della biodiversità e dell’economia circolare, mostrando come anche un depuratore possa diventare uno strumento di rigenerazione ambientale.
Un risultato che racconta il futuro della gestione dell’acqua
L’esito del progetto alBIOrelle va oltre il successo della sperimentazione scientifica. Dimostra infatti che gli impianti di depurazione possono assumere un ruolo nuovo nella gestione sostenibile delle risorse idriche, contribuendo non solo a restituire acqua pulita all’ambiente, ma anche a favorire il recupero degli ecosistemi e delle specie più vulnerabili.
Un cambio di prospettiva che trasforma un’infrastruttura tecnica in un alleato della biodiversità e della transizione ecologica.
































































































































































































































































































































































































