- 28/12/2025
- Redazione
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L’Artico ha registrato l’anno più caldo di sempre: +1,6°C. Ghiacci in ritirata, mari in aumento e nuovi rischi climatici globali
L’Artico ha appena vissuto l’anno più caldo mai registrato da quando esistono misurazioni scientifiche regolari. Tra ottobre 2024 e settembre 2025, la temperatura media della regione polare è stata di 1,6 gradi centigradi più alta rispetto al periodo di riferimento 1991-2020.
Un dato senza precedenti, certificato dall’agenzia statunitense NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) nel suo ultimo Rapporto annuale sull’Artico.
Secondo gli scienziati, non si tratta solo di un nuovo record: è un segnale allarmante di un cambiamento che potrebbe non avere eguali nella storia recente del pianeta.
“Forse mai così caldo da migliaia di anni”
I dati analizzati dalla NOAA si basano su serie storiche che risalgono al 1900. Tom Ballinger, uno degli autori del rapporto, ha definito la situazione “allarmante”, spiegando che l’attuale riscaldamento dell’Artico è “apparentemente senza precedenti in epoca recente e forse addirittura da migliaia di anni”.
Non è una sorpresa per i climatologi: l’Artico è una delle aree del pianeta che si riscalda più rapidamente. Ma l’accelerazione osservata negli ultimi anni sta superando anche le previsioni più pessimistiche.
Perché il riscaldamento dell’Artico riguarda tutti
Il problema non riguarda solo i ghiacci polari. L’aumento delle temperature nell’Artico amplifica la fusione delle calotte glaciali, contribuendo all’innalzamento del livello dei mari. Un fenomeno che, nel tempo, rischia di sommergere vaste aree costiere in tutto il mondo, con enormi danni economici e possibili migrazioni di massa.
Ma c’è di più: lo scioglimento dei ghiacci influisce anche sugli equilibri degli oceani e sul clima globale.
I rischi per la circolazione oceanica AMOC
La fusione dei ghiacci artici riversa negli oceani grandi quantità di acqua dolce, meno densa e meno salata. Questo processo può indebolire l’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), un gigantesco sistema di correnti oceaniche che regola il clima dell’Atlantico e dell’Europa.
In modo semplificato, l’AMOC funziona come una grande “caldaia”: trasporta acqua calda verso nord, che poi si raffredda e torna verso sud in profondità. Alterare questo meccanismo significa mettere a rischio l’equilibrio climatico di intere regioni, soprattutto europee.
Ghiacci al minimo storico: marzo 2025 da record negativo
L’anno analizzato dalla NOAA comprende una serie di primati preoccupanti:
l’autunno più caldo di sempre,
il secondo inverno più caldo,
la terza estate più calda mai registrata.
Il dato più impressionante arriva da marzo 2025, quando la calotta artica ha raggiunto la minima estensione invernale di sempre. Il 22 marzo, il ghiaccio marino copriva solo 14,33 milioni di chilometri quadrati, il valore più basso da quando esistono osservazioni satellitari, oltre 80 anni fa.
Più piogge e più verde: l’Artico cambia volto
Tra ottobre 2024 e settembre 2025, anche le precipitazioni hanno toccato livelli record. L’anno rientra infatti tra i cinque più piovosi dal 1950. Piogge abbondanti e temperature elevate stanno trasformando il paesaggio artico, favorendo l’espansione della vegetazione.
Un fenomeno simile è stato osservato anche in Antartide, dove in alcune aree le superfici “verdi” sono oggi 14 volte più estese rispetto al 1986. Un cambiamento visibile, ma tutt’altro che rassicurante.
Un decennio di record e un futuro incerto
Secondo l’Arctic Report Card, giunto alla sua ventesima edizione e realizzato con il contributo di 112 ricercatori da 13 Paesi, le temperature record dell’ultimo anno coronano un intero decennio di valori eccezionalmente elevati.
Le immagini satellitari mostrano anche una drastica riduzione della copertura nevosa: a giugno, oggi, ce n’è circa la metà rispetto a sessant’anni fa.
Leggi anche: Caldo record in Finlandia, che fine ha fatto l’Artico?
Più trivellazioni nonostante l’emergenza climatica
Nonostante i segnali sempre più chiari della crisi climatica, diversi Paesi artici – tra cui Stati Uniti, Russia e Norvegia – stanno pianificando di espandere le attività estrattive nella regione, approfittando dello scioglimento dei ghiacci.
Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha annunciato nuovi piani di trivellazione offshore, mentre la Russia guarda a progetti energetici congiunti nell’Artico. Una direzione che contrasta con l’opinione pubblica globale: secondo un sondaggio ONU-Università di Oxford del 2024, l’80% delle persone nel mondo chiede azioni più incisive contro il cambiamento climatico.
L’Artico come campanello d’allarme globale
L’Artico sta cambiando più velocemente di qualsiasi altra regione del pianeta. I suoi record di caldo, la perdita di ghiacci e le trasformazioni ambientali non sono eventi isolati, ma un campanello d’allarme per il clima globale.
Quello che accade al Polo Nord, ormai, non resta più confinato lassù: riguarda da vicino il futuro di tutti.

































































































































































































































































































































































