- 02/10/2024
- Simone Martino
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Senza un’azione significativa per ridurre le emissioni di gas serra i ricercatori prevedono quasi 3 gradi C di aumento delle temperature entro il 2100
Le temperature medie globali sono ora pericolosamente vicine a superare 1,5 gradi C (2,7 gradi F) al di sopra dei livelli preindustriali, una soglia che gli scienziati avvertono porterà siccità sempre più pericolose, incendi e altri impatti dei cambiamenti climatici
I nuovi dati del World Resources Institute (WRI) rilevano che nella maggior parte delle città la differenza tra 3 gradi C e 1,5 gradi C di riscaldamento è considerevole. Lo studio ha analizzato i potenziali rischi climatici per quasi 1.000 delle più grandi città del mondo che attualmente ospitano 2,1 miliardi di persone, o il 26% della popolazione globale – utilizzando stime basate su modelli climatici globali in scala ridotta.
Cosa emerge dallo studio
Il risultato evidenzia un mondo in cui quasi 600 milioni di persone sarebbero esposte a inondazioni causate dall’innalzamento del livello del mare, la produzione alimentare potrebbe contrarsi della metà, la durata media delle ondate di calore crescerebbe considerevolmente, il rischio di contrarre malattie trasmesse dagli insetti pure, le perdite di habitat sarebbero catastrofiche.
Con 3 gradi C di riscaldamento in più, molte città potrebbero dover affrontare ondate di calore della durata di un mese, una domanda di energia alle stelle a causa dell’uso di aria condizionata. Questi risultati hanno conseguenze immense per la vita e i mezzi di sussistenza delle persone, così come per le economie delle città, le infrastrutture e i sistemi sanitari pubblici.
Le implicazioni sono particolarmente importanti in quanto entro il 2050 altri 2,5 miliardi di persone si trasferiranno in città, ciò significa che due terzi dell’umanità vivranno nelle città.
Ondate di calore più lunghe e frequenti
Secondo lo studio con un aumento delle temperature di 1,5°C le ondate di calore potrebbero durare in media 16,3 giorni, coinvolgendo circa il 3% delle città del mondo che affronterebbero un’ondata di calore ogni anno della durata di un mese o più.
Con un surriscaldamento di 3 gradi oltre il 16% delle città più grandi del mondo che ospitano 302 milioni di persone sarebbero coinvolte in ondate di calore lunghe mediamente 24,5 giorni. Con tale scenario si potrebbero verificare più ondate di calore ogni anno della durata di un mese o più.
Inoltre aumenterebbe anche la frequenza delle ondate di calore. In un mondo a + 1,5°C la città media sperimenterebbe 4,9 ondate di calore l’anno, mentre con un aumento di 3°C le ondate di calore salirebbero a 6,4 l’anno.
Le aree con le condizioni peggiori
Con più 1,5 gradi C di riscaldamento, il Medio Oriente e il Nord Africa e le regioni dell’America Latina e dei Caraibi potrebbero subire ondate di calore con una durata stimata di 23-25 giorni. Con più 3 gradi C di riscaldamento le ondate di calore più lunghe raggiungerebbero in media 36,3 giorni.
Anche l’Asia orientale e le regioni del Pacifico e dell’Asia meridionale potrebbero subire ondate di calore che dureranno 23-25 giorni.
Domanda crescente di raffreddamento
Ondate di calore più lunghe e frequenti e giornate estremamente calde aumenteranno significativamente la domanda di raffrescamento nelle case e nei luoghi di lavoro e con essa la domanda di energia.
Se molte esigenze di raffreddamento possono essere soddisfatte efficacemente tramite raffreddamento passivo, tra cui selezione dei materiali, ombra, isolamento e ventilazione, queste soluzioni vengono troppo spesso ignorate a favore di metodi meccanici come l’aria condizionata percepiti come più convenienti.
Un aumento delle temperature di 1,5 gradi comporterebbe un raddoppio della domanda energetica di raffrescamento per circa 8,7 milioni di persone di una manciata di città globali.
Un surriscaldamento di 3 gradi comporterebbe il raddoppio della domanda per 194 milioni di persone.
Leggi anche: L’aumento dell’uso di aria condizionata potrebbe diventare un problema sociale
Quali aree avranno bisogno di più energia?
I luoghi che non hanno dovuto prendere in considerazione strategie di raffreddamento a causa del clima mite, come l’Europa settentrionale o il Pacifico nord-occidentale degli Stati Uniti, dovranno farlo di più. Nel frattempo, molti luoghi che sono già caldi, come Teheran e Marrakech, stanno aumentando la loro domanda di raffreddamento più velocemente di città relativamente fredde.
Inoltre la domanda di energia sta aumentando anche nelle città a basso reddito in conseguenza dell’aumento delle famiglie che useranno l’aria condizionata. Ad esempio, lo studio prevede che la percentuale di famiglie indiane con aria condizionata eguaglierà o supererà quella dell’Europa entro il 2050.
Attualmente solo circa l’8% dei 2,8 miliardi di persone che vivono nelle parti più calde e spesso più povere del mondo hanno l’aria condizionata in casa.
E’ evidente, che senza politiche e investimenti pubblici concertati nel raffreddamento passivo, molte persone più povere nelle città che presto diventeranno più calde non avranno accesso a soluzioni di raffreddamento. Ciò potrebbe aumentare la disuguaglianza sociale e i rischi per la salute.
Rischi di malattie in crescita e in evoluzione
Esiste un enorme divario tra gli investimenti nel raffreddamento esistenti e ciò che sarà necessario entro il 2050 per salvare vite umane, soprattutto nei paesi a basso reddito. In combinazione con l’inquinamento atmosferico, un problema fin troppo comune nelle città, le ondate di calore diventano ancora più letali.
In India, si stima che oltre 215 milioni di persone nelle città siano già a rischio di problemi legati alla salute e causati dal caldo per la mancanza di infrastrutture di raffreddamento.
Le malattie cardiovascolari sono esacerbate dalle temperature estreme e dall’ozono troposferico, la cui formazione aumenta a temperature più elevate. Le ondate di calore aggravano anche gli incendi boschivi, che possono aumentare l’esposizione all’inquinamento da PM2.5, un noto cancerogeno collegato a malattie e morte prematura.
E oltre agli impatti sulla salute umana, il calore estremo può mettere a dura prova i sistemi idrici, energetici e di trasporto, interrompendo le catene alimentari e l’agricoltura.
























































































































































































































































































































































































































