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Rapporto ASviS: Solo il 18% dei target globali dell’Agenda 2030 sarà raggiunto. Giovannini: “Serve una svolta, la sostenibilità è un investimento sul futuro”

Il mondo non sta andando nella direzione giusta. È quanto emerge dal Decimo Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presentato ieri alla Camera dei Deputati.

A dieci anni dalla nascita dell’Alleanza, la fotografia scattata è tutt’altro che incoraggiante: guerre, crisi climatiche, disuguaglianze e instabilità politica stanno rallentando il cammino verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

A livello globale, solo il 18% dei target fissati sarà raggiunto entro i prossimi cinque anni. L’Europa, un tempo considerata il motore della sostenibilità, perde terreno su disuguaglianze e tutela degli ecosistemi. E l’Italia non fa eccezione: peggiora in sei dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, soprattutto in quelli legati alla povertà, alla salute degli ecosistemi e alla qualità della governance pubblica.

“Il nostro Paese non è in una condizione di sviluppo sostenibile, e la situazione rischia di peggiorare”, ha avvertito Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. “La sostenibilità viene spesso percepita come un fastidio, ma in realtà è un investimento sul futuro. Senza una strategia chiara dopo il PNRR, l’Italia resta fragile, sia dal punto di vista economico che sociale e ambientale”.

Un’Italia in affanno e un’Europa che arretra

Rispetto al 2010, l’Italia ha fatto passi indietro su obiettivi cruciali come la lotta alla povertà, l’accesso all’acqua, la riduzione delle disuguaglianze e la tutela della biodiversità. Migliorano invece, anche se di poco, istruzione, parità di genere e transizione energetica. Un vero salto di qualità si registra solo per l’economia circolare, segnale che il cambiamento è possibile, ma non ancora diffuso.

Il Rapporto sottolinea anche le contraddizioni delle politiche europee: da un lato si parla di sostenibilità, dall’altro aumentano le spese militari e vengono indebolite alcune norme ambientali. Dei 19 obiettivi analizzati a livello UE, quasi un terzo non sarà raggiunto entro il 2030.

Un mondo in crisi: guerre, sfollati e meno fondi per l’ONU

Il quadro globale descritto dall’ASviS è drammatico. Oggi nel mondo sono attivi 59 conflitti armati – il numero più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale – e nel solo 2024 si sono contate quasi 50mila vittime civili. Le spese militari hanno raggiunto livelli record, mentre i fondi destinati alle Nazioni Unite sono diminuiti del 30% in due anni.

Le persone costrette a fuggire da guerre o disastri climatici sono oltre 123 milioni, il doppio rispetto a dieci anni fa. Ma tra le ombre ci sono anche spiragli di luce: nel 2024 è stato firmato il “Patto sul Futuro”, e nel 2025 l’“Impegno di Siviglia per la finanza allo sviluppo”, segni di una volontà di cooperazione che, almeno sulla carta, resta viva.

Cinque leve per cambiare rotta

Nonostante il quadro difficile, l’ASviS lancia un messaggio di speranza e azione. Il Rapporto individua cinque “leve trasformative” per invertire la rotta: una governance più efficace, investimenti sul capitale umano, una finanza orientata alla sostenibilità, una cultura diffusa della transizione verde e nuove partnership tra istituzioni, imprese e cittadini.

Sei invece le aree strategiche su cui intervenire subito: sanità pubblica, istruzione e competenze, economia inclusiva, sistemi alimentari sostenibili, decarbonizzazione e tutela dei beni comuni ambientali.

“La sfida è trasformare gli impegni internazionali in politiche reali che migliorino la vita delle persone”, ha spiegato la presidente dell’ASviS, Marcella Mallen. Tra le proposte c’è anche la Valutazione d’Impatto Generazionale, uno strumento pensato per analizzare gli effetti delle decisioni pubbliche sulle giovani generazioni: “Serve una politica che guardi ai ragazzi di oggi, non solo ai risultati immediati”.

Democrazia e partecipazione: serve più fiducia

Il presidente dell’Alleanza, Pierluigi Stefanini, ha richiamato l’attenzione anche sul tema della partecipazione democratica: “Rafforzare la democrazia è una priorità. Serve un coinvolgimento reale dei cittadini, della società civile e del terzo settore nelle decisioni pubbliche”.

Tra le criticità segnalate, anche la mancanza in Italia di una legge sul voto a distanza per gli studenti e i lavoratori fuorisede, una misura presente in quasi tutti i grandi Paesi europei.

Un piano per accelerare: l’appello al Governo

Per l’ASviS è urgente definire il Piano per l’Accelerazione Trasformativa (PAT), promesso dal Governo nel 2023 ma ancora fermo ai blocchi di partenza. L’obiettivo è coordinare la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile con il Piano Strutturale di Bilancio, garantendo coerenza tra obiettivi, risorse e tempi di attuazione.

“Solo con un piano chiaro e una visione di lungo periodo – ha ribadito Giovannini – potremo costruire un’Italia che non rincorra le emergenze, ma anticipi i rischi e investa nel futuro”.

Un futuro da costruire oggi

Il decimo Rapporto ASviS suona come un campanello d’allarme ma anche come una chiamata alla responsabilità. Il tempo stringe e la sostenibilità non può più restare una parola di moda: deve diventare una scelta quotidiana, collettiva, concreta.

Perché, come ricorda Giovannini, “il futuro non si aspetta: si costruisce, giorno per giorno, con il coraggio delle decisioni giuste”.

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