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Più di un miliardo di metri quadrati tra siti contaminati e aree ancora da verificare. Un’analisi fotografa il valore economico delle bonifiche ambientali in Italia: 43 miliardi di euro e un settore destinato a diventare centrale per la transizione ecologica

Le bonifiche ambientali stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie di sviluppo del Paese. Non rappresentano più soltanto un obbligo previsto dalla normativa per ripristinare aree compromesse dall’inquinamento, ma stanno diventando uno degli strumenti più importanti per favorire la rigenerazione urbana, sostenere la transizione ecologica e restituire valore economico e sociale a territori rimasti per anni inutilizzabili.

È in questo contesto che si inserisce l’analisi realizzata da Laboratorio REF, che stima in circa 43 miliardi di euro il valore potenziale del mercato italiano delle bonifiche.

Un patrimonio di aree ancora da recuperare

La fotografia del settore restituisce le dimensioni di una sfida ancora aperta. In Italia risultano infatti già censiti circa 525 milioni di metri quadrati di superfici che necessitano di interventi di bonifica, ai quali si aggiungono altri 545 milioni di metri quadrati classificati come potenzialmente contaminati e ancora da sottoporre alle necessarie indagini ambientali.

Nel complesso si tratta di oltre un miliardo di metri quadrati che, una volta recuperati, potrebbero essere restituiti a nuovi utilizzi produttivi, urbani o naturalistici.

Secondo l’analisi, il valore economico degli interventi oscilla tra 19 e 92 miliardi di euro a seconda della complessità tecnica dei siti, mentre la stima più attendibile individua proprio nei 43 miliardi di euro la dimensione reale del mercato potenziale.

Quanto costa bonificare un sito contaminato

Stabilire il costo di una bonifica non è semplice. Ogni intervento presenta caratteristiche proprie che dipendono dalla natura degli inquinanti, dalle condizioni geologiche, dalla profondità della contaminazione, dalle tecnologie impiegate e dagli obiettivi di recupero ambientale. Per questa ragione gli esperti hanno escluso la possibilità di utilizzare un costo medio uniforme.

L’analisi statistica ha invece individuato nella mediana il parametro più affidabile, fissando in 162 euro al metro quadrato il valore di riferimento per stimare gli scenari nazionali. Si tratta di un benchmark utile per valutazioni aggregate, ma che non può sostituire le analisi tecniche necessarie per ogni singolo sito.

Un comparto industriale ancora molto frammentato

Dietro il mercato delle bonifiche opera una filiera composta da oltre 1.500 imprese che impiegano più di 23.000 addetti e generano un fatturato superiore ai 3,5 miliardi di euro ogni anno. Il valore aggiunto prodotto supera gli 1,3 miliardi di euro, confermando il peso crescente del comparto all’interno dell’economia ambientale italiana.

La distribuzione delle imprese evidenzia una forte concentrazione nel Nord del Paese, dove ha sede quasi la metà degli operatori. La Lombardia si conferma la regione più rappresentata, ospitando circa il 22% delle aziende del settore.

Allo stesso tempo emerge un tessuto produttivo estremamente frammentato: la maggior parte delle imprese è di piccole dimensioni e soltanto una minima quota opera esclusivamente nelle bonifiche ambientali, mentre molte affiancano questa attività ad altri servizi ambientali.

Innovazione ancora limitata

Sotto il profilo tecnologico il settore continua a privilegiare le tecniche tradizionali di scavo, movimentazione dei terreni contaminati e trattamento delle acque sotterranee. Le soluzioni più innovative, che consentirebbero di intervenire direttamente sul sito riducendo l’impatto ambientale e i costi di movimentazione, faticano invece a trovare spazio.

A pesare sono diversi fattori, tra cui l’assenza di incentivi specifici, la preferenza degli operatori per metodologie già consolidate e soprattutto la complessità delle procedure autorizzative, che rende più rischioso introdurre tecnologie meno diffuse. Anche gli investimenti in ricerca e sviluppo restano contenuti e interessano soltanto una parte limitata delle aziende, con un divario ancora marcato tra il Nord e il Mezzogiorno.

Le risorse del PNRR hanno accelerato il settore

Negli ultimi anni il comparto ha beneficiato di un importante sostegno pubblico. Una prima tranche di finanziamenti, pari a 105 milioni di euro, è stata prevista con il Decreto Ministeriale 269 del 2020, mentre ulteriori 500 milioni sono arrivati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Queste risorse hanno consentito di accelerare numerosi interventi, ma risultano ancora insufficienti rispetto all’enorme quantità di aree che attendono di essere caratterizzate o bonificate.

Migliaia di siti ancora aperti

Il sistema italiano distingue tra i Siti di Interesse Nazionale, che per estensione o gravità della contaminazione sono gestiti direttamente dallo Stato, e i siti di competenza regionale o locale. Attualmente i SIN sono 42 e sono distribuiti lungo tutta la penisola, ma il quadro più significativo riguarda proprio i siti locali.

Secondo i dati ISPRA, alla fine del 2021 erano oltre 36.800 i procedimenti aperti presso le amministrazioni regionali e locali, dei quali circa 17.300 risultavano ancora in corso. Numeri che testimoniano quanto il lavoro da completare sia ancora molto esteso.

Il vero ostacolo resta la burocrazia

Se dal punto di vista tecnico il comparto appare ormai maturo e caratterizzato da imprese economicamente solide, le principali criticità continuano a essere di natura amministrativa.

Gli operatori segnalano procedure autorizzative lunghe, interpretazioni non sempre uniformi da parte delle amministrazioni e un coordinamento spesso complesso tra tutela ambientale, pianificazione urbanistica e obiettivi di rigenerazione.

Proprio il sistema del permitting viene considerato uno dei principali freni allo sviluppo del mercato e all’introduzione di tecnologie più innovative.

Le bonifiche come leva di sviluppo

L’analisi evidenzia come il futuro del settore dipenda soprattutto dalla capacità di superare una visione che considera le bonifiche un semplice adempimento normativo. La rigenerazione delle aree contaminate rappresenta infatti una leva strategica per aumentare la qualità ambientale, attrarre investimenti, favorire il recupero del territorio e sostenere la competitività del sistema produttivo.

Perché questo avvenga sarà però necessario disporre di dati sempre più omogenei, rafforzare gli strumenti di monitoraggio, semplificare le procedure amministrative e incentivare la diffusione delle tecnologie più avanzate. 

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