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L’ondata di caldo che sta travolgendo l’Europa sarebbe stata impossibile 50 anni fa. Lo studio: il cambiamento climatico è il responsabile

L’Europa soffoca sotto un’ondata di caldo senza precedenti e, secondo gli scienziati, non si tratta di una semplice anomalia meteorologica. Le temperature estreme che stanno colpendo gran parte dell’Europa occidentale, centrale e settentrionale sarebbero state praticamente impossibili appena mezzo secolo fa.

È questa la conclusione della nuova analisi realizzata da World Weather Attribution (WWA), che individua nel cambiamento climatico causato dalle attività umane il principale responsabile dell’evento.

Dalla Francia alla Germania, dall’Italia alla Spagna fino al sud dell’Inghilterra, i termometri stanno registrando valori compresi tra 5 e 12 gradi oltre le medie stagionali.

Un caldo alimentato da una persistente area di alta pressione che intrappola l’aria rovente sopra il continente e richiama masse d’aria dal Sahara, creando quella che gli esperti definiscono una vera e propria “cupola di calore”.

Le conseguenze sono già evidenti. Scuole chiuse, ospedali sotto pressione, trasporti in difficoltà e interruzioni delle attività lavorative stanno interessando numerosi Paesi europei. Ma la preoccupazione maggiore riguarda la salute pubblica.

In Europa, infatti, le ondate di calore provocano più vittime di tutti gli altri disastri naturali messi insieme. Solo nell’estate del 2022 sono stati registrati oltre 60 mila decessi legati alle temperature estreme, mentre nell’anno successivo, nonostante condizioni meno severe, le vittime sono state più di 47 mila.

Un clima che cambia a una velocità impressionante

Gli scienziati hanno analizzato il periodo di tre giorni e tre notti più caldo nell’area maggiormente colpita dall’ondata di calore. Il risultato è netto: se questo stesso evento si fosse verificato nel clima del 1976, le temperature sarebbero state circa 3,5 gradi più basse durante il giorno e oltre 2 gradi più basse durante la notte.

Lo studio evidenzia inoltre come giugno sia il mese che si sta riscaldando più rapidamente in vaste aree dell’Europa occidentale. Le temperature massime giornaliere aumentano a un ritmo circa triplo rispetto alla media del riscaldamento globale, mentre quelle notturne crescono a una velocità doppia.

Molte capitali europee stanno vivendo non soltanto il giugno più caldo mai registrato, ma addirittura il periodo di tre giorni più caldo dall’inizio delle rilevazioni moderne.

Esclusa l’influenza di El Niño

Uno degli aspetti più rilevanti dell’analisi riguarda l’esclusione di altre possibili cause naturali. Gli studiosi hanno verificato che il fenomeno ENSO, che comprende El Niño e La Niña, non ha avuto alcun ruolo significativo nello sviluppo di questa ondata di caldo.

Per i ricercatori, la gravità dell’evento è quindi riconducibile principalmente all’aumento delle temperature globali provocato dalle emissioni di gas serra.

Il pericolo nascosto delle notti tropicali

Se le temperature diurne attirano maggiormente l’attenzione, gli esperti sottolineano che le notti sempre più calde rappresentano uno dei rischi più gravi per la salute. Quando il corpo umano non riesce a raffreddarsi durante le ore notturne aumentano infatti i rischi cardiovascolari e respiratori, soprattutto per anziani, persone fragili e soggetti affetti da malattie croniche.

Lo studio ha inoltre analizzato il Wet Bulb Globe Temperature (WBGT), un indicatore che misura lo stress termico tenendo conto non solo della temperatura ma anche dell’umidità. È proprio la combinazione tra caldo e umidità a rendere particolarmente pericolose queste condizioni.

I risultati mostrano che il 45% delle 854 città analizzate in 30 Paesi europei ha già superato o supererà entro la fine dell’ondata il proprio record storico di WBGT per il mese di giugno. Si tratta di un dato che evidenzia come il problema non sia soltanto il caldo in sé, ma l’effettiva capacità del corpo umano di sopportarlo.

Credit: World Water Attribution

Le città europee sempre più vulnerabili

Secondo i ricercatori, il rischio è particolarmente elevato nelle aree urbane. L’effetto isola di calore, l’età avanzata di molti edifici e le disuguaglianze sociali contribuiscono ad aumentare l’esposizione delle persone alle temperature estreme.

Molte abitazioni, scuole, infrastrutture energetiche e sistemi di trasporto europei non sono stati progettati per affrontare periodi prolungati di caldo così intenso. Questo rende urgente investire in adattamento climatico, riqualificazione degli edifici, sistemi di raffrescamento passivo e pianificazione urbana capace di resistere alle temperature del futuro.

La vulnerabilità non riguarda tutti allo stesso modo. Gli anziani che vivono soli, le persone affette da malattie croniche, i senzatetto, i migranti e le fasce economicamente più deboli risultano particolarmente esposti agli effetti delle ondate di calore, aumentando la pressione sui sistemi sanitari.

I primi effetti in Europa

Le conseguenze dell’attuale ondata di caldo sono già evidenti in diversi Paesi europei. La Francia è tra le nazioni più colpite, con almeno 40 vittime già segnalate, scuole chiuse, eventi all’aperto cancellati e gravi problemi alla rete ferroviaria causati dalla dilatazione termica dei binari e dai danni alle linee elettriche.

Nel Regno Unito l’East Surrey Hospital ha dichiarato una situazione critica a causa dell’impennata delle richieste di assistenza sanitaria, limitando le attività alle sole emergenze potenzialmente letali.

In Italia si registrano decessi correlati al caldo, un aumento degli accessi ai pronto soccorso e blackout dovuti al forte utilizzo dei condizionatori. Anche Belgio e Paesi Bassi stanno affrontando crescenti difficoltà nei sistemi sanitari e nei trasporti, mentre la Spagna deve fare i conti con condizioni sempre più severe di siccità e stress idrico.

La pressione si estende anche al sistema energetico europeo. Le elevate temperature stanno facendo aumentare la domanda di elettricità per il raffrescamento ai livelli più alti degli ultimi 45 anni.

Crescono inoltre le preoccupazioni per una possibile riduzione della produzione delle centrali nucleari francesi raffreddate dai fiumi Rodano e Garonna, un elemento che potrebbe influire sull’intera rete elettrica continentale.

«Ogni pochi anni vediamo record infranti»

Tra le dichiarazioni più significative contenute nel rapporto spicca quella di Theodore Keeping, ricercatore dell’Imperial College di Londra, che definisce ormai consolidato il collegamento del cambiamento climatico all’intensificazione delle ondate di calore.

“Le continue emissioni da combustibili fossili sono direttamente responsabili dei disagi che le persone stanno vivendo nelle loro case, scuole e luoghi di lavoro”, afferma lo studioso, sottolineando come la velocità del cambiamento stia diventando impressionante. “Ogni pochi anni vediamo record di caldo infranti in Europa. Quest’anno è accaduto in mesi consecutivi”.

Keeping evidenzia anche come una nuova generazione stia crescendo in un continente dove, accanto alle tradizionali chiusure scolastiche causate dalla neve, stanno comparendo sempre più spesso le “giornate di caldo”.

L’appello delle Nazioni Unite e della Croce Rossa

Ancora più netta la posizione di Simon Stiell, segretario esecutivo dell’ONU per il cambiamento climatico.

«Il caldo estremo sta frantumando i record in tutta Europa e la scienza è molto chiara sul motivo: il cambiamento climatico sta avanzando senza controllo, alimentato dalla dipendenza globale da carbone, petrolio e gas».

Secondo Stiell, la risposta esiste già ed è rappresentata da una transizione più rapida verso le energie pulite, dalla protezione delle foreste e da una maggiore resilienza climatica. «Nessun Paese può più permettersi di continuare come se nulla fosse».

Anche Carolina Pereira Marghidan del Centro Climatico della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa richiama l’attenzione sul crescente divario tra la velocità del cambiamento climatico e quella delle misure di adattamento.

«Le persone in Europa sono molto più consapevoli dei rischi del caldo rispetto al passato, ma la consapevolezza da sola non basta», avverte. «Molti continuano a vivere, lavorare e studiare in luoghi non progettati per le temperature che stiamo sperimentando oggi».

La responsabile ricorda inoltre l’importanza di seguire le indicazioni delle autorità sanitarie, bere acqua a sufficienza, cercare ambienti freschi e prestare particolare attenzione alle persone più vulnerabili.

«Sì, è il cambiamento climatico»

La riflessione finale affidata alla climatologa Friederike Otto sintetizza il messaggio centrale del rapporto.

“Gli scienziati come me stanno iniziando a sembrare un disco rotto. Ogni anno reagiamo a estremi di calore che continuano a superare nuovi record. Sì, è il cambiamento climatico. Sì, siamo noi. No, non è El Niño. Sì, abbiamo le soluzioni. No, non le stiamo implementando abbastanza rapidamente”.

Secondo gli autori dello studio, il mondo sta già sperimentando gli effetti di un aumento medio della temperatura globale pari a circa 1,4 gradi, una soglia che sta mettendo sotto pressione la capacità di adattamento delle società europee.

Per gli esperti, dunque, il messaggio è chiaro: il futuro dipenderà dalla capacità di ridurre rapidamente l’uso dei combustibili fossili e di adattare città, infrastrutture e sistemi sanitari a un clima che sta cambiando molto più velocemente di quanto la società riesca oggi a fare.

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