Condividi questo articolo

A Codeway Expo 2026 la testimonianza di Kallol Ghosh, fondatore di OFFER: dai bambini di strada di Calcutta al Positive Café fino al nuovo ospedale gratuito per minori con HIV e disabilità

Ci sono storie che riescono a raccontare la cooperazione internazionale meglio di qualsiasi dato o strategia politica. Una di queste arriva da Calcutta ed è approdata a Codeway Expo 2026, la manifestazione ospitata da Fiera Roma dedicata allo sviluppo sostenibile e ai nuovi modelli di collaborazione globale.

Tra le testimonianze che hanno maggiormente colpito il pubblico c’è stata quella di Kallol Ghosh, fondatore e direttore di OFFER – Organisation For Friends Energies & Resources, organizzazione non profit che da oltre quarant’anni lavora accanto ai bambini più vulnerabili dell’India.

Una storia nata quasi per caso, lungo i binari ferroviari della periferia di Baranagar-Belgharia, dove decine di bambini sopravvivevano raccogliendo residui di carbone tra i treni invece di andare a scuola.

“Ho iniziato semplicemente insegnando a quei bambini con il mio denaro personale”, ha raccontato Ghosh durante il suo intervento a Roma. Da quel gesto, però, è nato un progetto che oggi sostiene quasi 50mila minori in India.

Dai bambini di strada all’inclusione sociale: il modello OFFER

Nel corso degli anni OFFER si è occupata soprattutto di minori che vivono con l’HIV, bambini con disabilità cognitive e giovani completamente abbandonati dalle famiglie.

Un lavoro che, come ha spiegato Ghosh, oggi combatte soprattutto contro l’emarginazione sociale. “I bambini che vivono con l’HIV sono vittime innocenti. Oggi il vero problema non è più soltanto la malattia, ma lo stigma sociale che ancora accompagna queste persone”.

Nel suo racconto è emerso anche il legame profondo con Madre Teresa di Calcutta, incontrata più volte negli anni della sua formazione. “Sono orgoglioso di rappresentare la città della gioia”, ha detto Ghosh, richiamando quell’idea di solidarietà concreta che ha reso Calcutta un simbolo universale di assistenza agli ultimi.

Il “Positive Café”: quando il lavoro diventa inclusione

Tra i progetti simbolo presentati a Codeway Expo 2026 c’è il “Positive Café”, una rete di caffetterie gestite da giovani HIV positivi cresciuti nei programmi dell’organizzazione.

Credit: Codeway

Un’iniziativa che punta a trasformare il lavoro in uno strumento di emancipazione e dignità.

“Non serviamo solo caffè, ma positività”

“Il Positive Café non è soltanto una caffetteria, è una piattaforma di dignità e inclusione. I nostri ragazzi non bevono solo caffè, bevono positività”, ha spiegato Ghosh.

Attualmente sono già operative tre caffetterie che impiegano 19 giovani provenienti da situazioni di forte marginalità. L’obiettivo, però, è molto più ambizioso: creare una rete di quaranta locali in diversi stati dell’India e trasformare il progetto in un movimento sociale contro discriminazione ed esclusione.

A giugno apre il nuovo ospedale gratuito per bambini fragili

Accanto all’inclusione lavorativa, OFFER sta portando avanti anche un importante progetto sanitario: un ospedale completamente gratuito dedicato a bambini e giovani con HIV, disabilità cognitive e talassemia.

La prima fase della struttura, che arriverà ad avere cento posti letto, sarà inaugurata il prossimo 20 giugno a Calcutta.

Il progetto si basa sul lavoro di medici volontari, sull’utilizzo di farmaci generici e sul coinvolgimento diretto dei ragazzi cresciuti all’interno dell’organizzazione.

“Se possiamo lavorare insieme possiamo cambiare la vita di tante persone”, ha affermato Ghosh, ricordando anche il forte legame costruito negli anni con l’Italia grazie al sostegno di associazioni e donatori italiani.

E poi il messaggio più semplice, ma forse anche il più potente: “Le piccole donazioni possono cambiare una vita: questo è ciò che conta davvero”.

Codeway Expo 2026, la cooperazione raccontata attraverso le storie

La presenza di OFFER a Codeway Expo 2026 conferma il ruolo della manifestazione come luogo di incontro tra istituzioni, imprese, organizzazioni internazionali e realtà nate direttamente sul campo.

Non solo geopolitica e sviluppo economico, ma anche esperienze concrete capaci di raccontare come la cooperazione internazionale possa incidere davvero sulla vita delle persone, soprattutto dei più fragili.

Ed è forse proprio questa la sfida più grande emersa da Roma: trasformare la solidarietà in opportunità reali, restituendo futuro a chi troppo spesso resta invisibile.

Condividi questo articolo