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Nuove analisi sull’inquinamento da plastica rivelano dati sorprendenti: microplastiche, imballaggi e suolo, lo scenario reale nei Paesi con gestione rifiuti avanzata

L’inquinamento da plastica è una delle sfide ambientali più urgenti del nostro tempo, ma nuovi dati indicano che l’entità del problema potrebbe essere inferiore rispetto a quanto stimato, almeno nei Paesi con sistemi avanzati di gestione dei rifiuti.

È quanto emerge dallo studio  “La scienza per la politica ambientale”: Servizio di allerta notizie della DG Ambiente della Commissione europea, a cura dell’Unità di comunicazione scientifica dell’Università del West of England, Bristol, che ha sviluppato un modello probabilistico per quantificare la dispersione della plastica nel suolo e nelle acque, fornendo un quadro più preciso e dettagliato rispetto alle valutazioni precedenti.

Secondo i ricercatori, molte stime globali fino ad oggi hanno sovrastimato le emissioni di plastica, in parte perché si basavano su ipotesi obsolete o non consideravano tutti i percorsi di dispersione, dal processo produttivo all’uso quotidiano dei prodotti. Il nuovo modello, invece, segue i flussi della plastica lungo l’intero ciclo di vita, dalla produzione al riciclo, fino alla gestione finale dei rifiuti.

Come funziona il modello probabilistico

Il cuore dello studio è l’analisi probabilistica dei flussi di materiali (PMFA), che permette di mappare con precisione le emissioni di sette principali polimeri – tra cui PET, polipropilene e PVC – in tutte le fasi del ciclo di vita. Grazie a simulazioni Monte Carlo, il modello non si limita a dare stime puntuali, ma genera distribuzioni di probabilità, mostrando in modo trasparente dove e quanto è probabile che la plastica si disperda nell’ambiente.

Sono stati analizzati 245 percorsi di emissione, comprese le perdite industriali, l’abbandono dei rifiuti e i flussi legati al consumo domestico. Inoltre, il modello incorpora dati aggiornati sulla produzione, sul riciclo e sulle normative più recenti, come il divieto della plastica monouso, rendendo i risultati più aderenti alla realtà attuale.

Il caso Svizzera: meno plastica di quanto si pensasse

I dati analizzati riguardano la Svizzera nel 2022, un Paese con un sistema di gestione dei rifiuti tra i più avanzati d’Europa e con elevata consapevolezza ambientale. Qui, lo studio stima che ogni cittadino abbia disperso mediamente 222 grammi di plastica nell’ambiente in un anno, molto meno rispetto alle stime precedenti per Paesi industrializzati.

La maggior parte di questa plastica finisce nel suolo (oltre il 95%), mentre solo una minima parte raggiunge le acque superficiali. Le emissioni dirette, come la perdita di granuli industriali o il rilascio di fibre dai tessuti, convivono con emissioni indirette, ad esempio derivanti dall’abbandono dei rifiuti o dal deflusso delle acque piovane.

Macroplastiche e microplastiche: le principali fonti

Le macroplastiche costituiscono la maggior parte delle emissioni (82%) e provengono soprattutto da imballaggi, materiali da costruzione e prodotti automobilistici.

Le microplastiche rappresentano il restante 18% e derivano in gran parte da tessuti sintetici e abbigliamento. Lavaggi, asciugature e uso quotidiano degli indumenti rilasciano fibre che contaminano suolo e acqua.

Tra i materiali più responsabili ci sono il PET e il polipropilene, soprattutto per via degli imballaggi e dei tessuti sintetici. Lo studio mostra chiaramente che non tutte le plastiche si comportano allo stesso modo: alcune contribuiscono principalmente al suolo, altre all’acqua, e il loro impatto dipende fortemente dai comportamenti dei consumatori e dall’efficienza della gestione dei rifiuti.

Limiti e prospettive future

Il modello, pur innovativo, ha alcune limitazioni. Non tiene conto, ad esempio, delle microplastiche generate dall’usura degli pneumatici, e alcune fonti di emissione presenti in altri Paesi – come i fanghi di depurazione sparsi sui campi, attrezzi da pesca o rifiuti abbandonati sulle spiagge – sono assenti nel caso svizzero. Per questo, i ricercatori stanno già lavorando a estensioni del modello a livello europeo.

Cosa significa per le politiche ambientali

Il messaggio principale dello studio è che l’inquinamento da plastica non è uniforme: dipende fortemente dai sistemi di gestione dei rifiuti e dai comportamenti di consumo. Nei Paesi più virtuosi, per ridurre ulteriormente le emissioni sarà necessario concentrarsi su:

  • microplastiche da tessuti sintetici
  • perdite di pellet industriali
  • imballaggi e plastiche agricole

Questi dati offrono agli enti pubblici e ai policy maker strumenti più accurati per sviluppare strategie mirate, valutare il rischio e migliorare la gestione ambientale.

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