- 09/07/2026
- Simone Martino
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Le Nature-Based Solutions possono ridurre il rischio idrogeologico e costare meno delle infrastrutture tradizionali. Il nuovo studio SHIFT spiega perché la vera sfida oggi è finanziare la manutenzione della natura
Ogni volta che un nubifragio allaga una città o un’ondata di calore trasforma il cemento in una trappola climatica, il dibattito pubblico torna a concentrarsi sull’emergenza. Più raramente, invece, si parla delle soluzioni che potrebbero ridurre questi fenomeni in modo strutturale.
È proprio da questa riflessione che parte il nuovo paper pubblicato da SHIFT, la piattaforma multi-stakeholder promossa da Gruppo CAP, dedicato alle Nature-Based Solutions (NBS) e ai sistemi di drenaggio urbano sostenibile.
Lo studio ribalta una convinzione ancora diffusa: oggi non è più necessario dimostrare che la natura possa essere più efficace delle infrastrutture in cemento. Le evidenze raccolte dimostrano che, in molti casi, le soluzioni basate sugli ecosistemi sono già tecnologicamente mature, funzionano e risultano persino più convenienti lungo l’intero ciclo di vita delle opere.
Il vero ostacolo è un altro: capire come finanziare e mantenere queste infrastrutture nel tempo.
Oltre il cemento: quando la natura costa meno
Secondo il report, le infrastrutture verdi e blu non rappresentano soltanto una scelta ambientale, ma anche una soluzione economicamente competitiva.
L’analisi di numerosi progetti italiani ed europei mostra infatti che le Nature-Based Solutions riescono a ridurre il rischio idraulico, migliorare la qualità ambientale e rigenerare il territorio con costi operativi spesso inferiori rispetto alle tradizionali opere “grigie”.
Tra gli esempi più significativi emerge quello di Merone, in provincia di Como, dove una wetland aerata destinata al trattamento degli sfioratori di piena è in grado di intercettare un volume d’acqua doppio rispetto a un’infrastruttura tradizionale, garantendo allo stesso tempo costi di gestione più contenuti.
Risultati analoghi arrivano anche dal Parco dell’Acqua di Gorla Maggiore, nel Varesotto, e dagli interventi realizzati dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive nell’area della Laguna di Venezia, dove i benefici ambientali ed economici superano quelli delle opere convenzionali.
La vera sfida è finanziare la manutenzione della natura
Se dal punto di vista tecnico le Nature-Based Solutions hanno ormai dimostrato la loro efficacia, sul piano della governance resta aperta una questione decisiva.
A differenza delle infrastrutture tradizionali, infatti, queste opere sono sistemi “viventi” che richiedono una manutenzione continua affinché mantengano la propria efficienza idraulica ed ecologica.
Per questo motivo, evidenzia SHIFT, non basta finanziare la costruzione attraverso strumenti straordinari come il PNRR. Occorre garantire risorse stabili anche per la gestione ordinaria (OPEX), inserendo questi costi nella pianificazione del servizio idrico integrato oppure sviluppando nuovi strumenti economici come i pagamenti per i servizi ecosistemici (PES) o forme di fiscalità legate al grado di impermeabilizzazione del suolo.
In altre parole, la natura deve diventare parte integrante dei bilanci pubblici, non un investimento occasionale.
Milano laboratorio europeo con il progetto “Città Spugna”
Tra le esperienze più avanzate analizzate nello studio figura il programma Città Spugna della Città metropolitana di Milano.
Grazie a circa 50 milioni di euro finanziati dal PNRR, il progetto prevede 88 interventi distribuiti in 32 Comuni, con l’obiettivo di aumentare la capacità del territorio di assorbire e trattenere l’acqua piovana, limitando gli allagamenti e migliorando contemporaneamente il microclima urbano.
Secondo SHIFT si tratta di uno dei programmi più avanzati oggi realizzati in Europa e rappresenta un modello replicabile per molte altre aree del Paese.
Una piattaforma che mette insieme ricerca, imprese e istituzioni
Alla base dello studio c’è il lavoro della piattaforma SHIFT, nata per favorire una visione integrata della transizione ecologica.
Il progetto riunisce gestori del servizio idrico, università, imprese, enti pubblici e centri di ricerca, con l’obiettivo di trasformare le migliori pratiche in strumenti concreti di pianificazione.
Tra i partecipanti figurano, oltre a Gruppo CAP, anche Utilitalia, Fondazione Utilitatis, Aqua Publica Europea, Politecnico di Milano, Ordine degli Ingegneri di Milano, A2A Calore e Servizi, Iridra, LAND, Tecno Habitat, Rice House, ARS Ambiente, Ascolto Attivo e numerosi altri partner impegnati nello sviluppo delle infrastrutture ambientali.
Dall’emergenza alla prevenzione
Il messaggio che emerge dal paper è chiaro: la risposta agli effetti della crisi climatica non può limitarsi agli interventi d’urgenza dopo ogni alluvione o siccità.
Le Nature-Based Solutions rappresentano ormai una tecnologia consolidata e competitiva. Per renderle davvero scalabili occorre però superare la logica dei finanziamenti straordinari e inserirle stabilmente nella pianificazione urbana, ambientale e idrica.
La sfida, conclude lo studio, non è più scegliere tra natura e cemento, ma costruire modelli economici capaci di far convivere sostenibilità ambientale e sostenibilità finanziaria.





















































































































































































































































































































































































