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COP30 alle porte: lo studio che rivela quanto l’Accordo di Parigi stia davvero proteggendo il pianeta dal caldo estremo

A meno di un mese dalla COP30 in Brasile – la conferenza ONU sul clima che segnerà il bilancio dei dieci anni dall’Accordo di Parigi del 2015 – un nuovo studio firmato da Climate Central e World Weather Attribution riaccende i riflettori sull’efficacia dell’accordo e sulla posta in gioco per il futuro del pianeta.

Secondo i ricercatori, se gli Stati mantenessero gli attuali piani di riduzione delle emissioni, l’Accordo di Parigi permetterebbe di evitare, entro la fine del secolo, in media 57 giorni di caldo estremo all’anno rispetto a uno scenario di riscaldamento globale a +4 °C – la traiettoria considerata “di riferimento” prima della firma dell’accordo.

L’obiettivo mancato dei 2 °C, ma il peggio si può ancora evitare

L’Accordo di Parigi fissava un obiettivo ambizioso: contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C, con l’aspirazione di fermarsi a +1,5 °C. Tuttavia, oggi il riscaldamento ha già superato +1,3 °C e, anche seguendo i piani attuali, si prevede che a fine secolo la temperatura possa salire fino a +2,6 °C – ben oltre il limite stabilito.

Nonostante questo, lo studio evidenzia come il trattato internazionale stia comunque contribuendo a mitigare gli effetti più estremi del cambiamento climatico. Ogni decimo di grado in meno conta, sottolineano gli autori, perché il caldo estremo aumenta in frequenza e intensità man mano che la temperatura globale sale.

114 giorni di caldo con +4 °C, ma il mondo può ancora dimezzarli

Nel dettaglio, l’analisi mostra che, in uno scenario da +4 °C, il mondo potrebbe affrontare fino a 114 giorni di caldo estremo all’anno – cioè temperature che rientrano nel 10% più caldo mai registrato in un determinato paese. Limitando il riscaldamento a +2,6 °C, quei giorni scenderebbero a 57.

Il vantaggio si rifletterebbe a livello globale: il Kenya eviterebbe 82 giorni di caldo, il Messico 77, il Brasile 69, l’Egitto 36, mentre anche paesi più temperati come il Regno Unito (29 giorni), la Spagna (27) o gli Stati Uniti (30) trarrebbero benefici concreti. L’elenco completo comprende decine di nazioni in tutti i continenti.

Ondate di calore fino a 75 volte più probabili con il riscaldamento fuori controllo

Lo studio analizza anche sei episodi di caldo estremo che hanno colpito recentemente Europa meridionale, Amazzonia, Africa occidentale, Asia, Australia e Nord America. Fenomeni che hanno causato incendi devastanti, siccità e migliaia di morti.

Con un riscaldamento di +4 °C, questi eventi diventerebbero da 5 a 75 volte più probabili, con punte di 3-6 °C in più rispetto ad oggi. A +2,6 °C, la probabilità si ridurrebbe ma resterebbe comunque allarmante: da 3 a 35 volte maggiore e con temperature di 1,5-3 °C più elevate rispetto agli attuali valori.

La minaccia invisibile del caldo e la necessità di adattarsi

Il caldo estremo è il fenomeno meteorologico più letale a livello globale, con una stima di mezzo milione di morti ogni anno. Tuttavia, spesso è sottovalutato rispetto ad altri disastri climatici perché i suoi effetti sono meno immediatamente visibili.

Lo studio sottolinea come l’adattamento sia parte essenziale dell’Accordo di Parigi, e alcuni progressi sono stati fatti: circa la metà dei paesi dispone oggi di sistemi di allerta precoce per il caldo, e almeno 47 hanno piani d’azione nazionali. Ma in molte aree dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia, queste misure mancano del tutto.

La voce degli scienziati: “Ogni decimo di grado è una vita salvata”

Gli esperti che hanno firmato lo studio, 18 in tutto, lanciano un appello ai governi: accelerare l’uscita da petrolio, gas e carbone, puntare su energie rinnovabili, e aumentare drasticamente i fondi per l’adattamento climatico.

“La maggior parte del mondo non è pronta ad affrontare un riscaldamento di +1,3 °C, figuriamoci +2,6 °C”, ha dichiarato Kristina Dahl, vicepresidente per la scienza di Climate Central. “Il nostro futuro è ancora in bilico: non possiamo permetterci di aspettare”.

“La foresta amazzonica, essenziale per il clima globale, oggi rischia di affrontare periodi di caldo estremo ogni anno”, ha aggiunto il dott. Theo Keeping dell’Imperial College di Londra. “Anche un aumento di 0,3 °C può rendere dieci volte più probabili eventi estremi”.

Per Friederike Otto, climatologa di riferimento del Centre for Environmental Policy, l’Accordo di Parigi “è un quadro potente, giuridicamente vincolante, che può ancora proteggerci dagli impatti più devastanti del cambiamento climatico, ma serve una volontà politica molto più forte”.

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COP30: un momento cruciale per il futuro climatico

Alla vigilia della COP30, i risultati dello studio rappresentano un messaggio chiaro per i leader mondiali: l’Accordo di Parigi sta funzionando, ma non basta. Solo un impegno più ambizioso e immediato potrà ridurre il numero di giorni letali per il caldo, salvare vite e contenere i danni economici e sociali del cambiamento climatico.

In altre parole, ogni frazione di grado conta. E con essa, contano milioni di vite.

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