Condividi questo articolo

Due nuovi atlanti europei del PM2.5 rivelano le principali fonti di inquinamento urbano in UE e paesi dell’allargamento, guidando politiche più mirate

La Commissione Europea e il Centro Comune di Ricerca (JRC) hanno pubblicato due nuovi atlanti dedicati al PM2.5, il particolato fine tra i più pericolosi per la salute umana.

Gli studi analizzano 150 aree urbane dell’Unione Europea e 118 città nei Paesi coinvolti nella politica di allargamento — Georgia, Moldavia, Turchia, Ucraina e Balcani occidentali — tracciando in dettaglio l’origine delle polveri sottili e il peso dei diversi settori produttivi.

Il PM2.5, con un diametro inferiore a 2,5 micron, è responsabile di 182.000 morti premature nell’UE nel 2023, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente. Sempre nello stesso anno, il 94% della popolazione urbana europea ha respirato aria con livelli superiori alle linee guida dell’OMS.

Le città UE: il peso del riscaldamento domestico cresce

Nel nuovo Atlante Urbano PM2.5 – Qualità dell’aria nelle città europee 2025, il settore residenziale emerge come prima fonte di inquinamento: contribuisce in media al 29% delle concentrazioni urbane, superando il 25% in metà delle città analizzate e arrivando oltre il 40% in un quinto di esse.

Il comparto industriale, invece, mostra un calo significativo: grazie alle politiche europee sugli ossidi di zolfo (SOx), il suo contributo medio è sceso al 18%, con una riduzione di dieci punti percentuali nell’ultimo decennio.

Accanto a questi due settori, l’analisi conferma il ruolo delle emissioni agricole, spesso provenienti da aree periurbane, che incidono in modo consistente sulla qualità dell’aria di molte città europee. Non meno rilevante il contributo del trasporto su strada, particolarmente significativo nei centri urbani più densi.

Governance multilivello: l’unica via per ripulire l’aria

I risultati evidenziano la necessità di un approccio coordinato su più livelli: se le città possono intervenire sulle emissioni locali, settori come agricoltura a industria richiedono politiche nazionali e europee per ottenere un impatto reale sulla qualità dell’aria.

Paesi dell’allargamento: scenari diversi ma problemi comuni

Il secondo atlante, Qualità dell’aria nelle città dei paesi coinvolti nella politica di allargamento dell’UE, compie per la prima volta una mappatura unificata del PM2.5 in cinque regioni chiave per il futuro dell’UE.

Qui, le cosiddette emissioni urbane rappresentano:

  • 38% del PM2.5 in Ucraina e Moldavia

  • 30% in Turchia e Georgia

  • 22% nei Balcani occidentali

Nei Balcani, la prima fonte è il riscaldamento residenziale, responsabile del 40% delle concentrazioni urbane e predominante nell’84% delle città. Turchia e Georgia mostrano una situazione simile. In Ucraina e Moldavia pesa invece l’industria, che genera il 34% del PM2.5 ed è la principale fonte nel 45% dei centri urbani analizzati.

Le emissioni agricole risultano significative in tutte le regioni, mentre il contributo del trasporto su strada è inferiore rispetto alla media UE-27, con valori dimezzati in Balcani, Ucraina e Moldavia.

Anche l’inquinamento “importato” pesa sui centri urbani

Gli atlanti mostrano come una quota rilevante di polveri sottili provenga da fonti non urbane: tra il 28% e il 34% del PM2.5 nelle città dei Paesi analizzati dipende dal resto del territorio nazionale, confermando che l’inquinamento atmosferico non conosce confini amministrativi.

Il caso Italia: mortalità da PM2.5 in calo significativo

Secondo i nuovi dati, l’Italia registra un calo del 43,4% nel tasso di morti premature attribuibili all’esposizione prolungata al PM2.5 tra il 2005 e il 2023, passando da 177,7 a 100,6 decessi ogni 100.000 abitanti over 30. Nel 2023 si stimano 43.083 morti imputabili a livelli superiori ai 5 µg/m³.

Leggi anche: L’OMM lancia l’allarme: qualità dell’aria e clima, un circolo vizioso che minaccia salute, ambiente ed economia

Un supporto scientifico per politiche più efficaci

Gli atlanti — presentati al 5° Forum Aria Pulita — rappresentano strumenti essenziali per guidare le decisioni delle amministrazioni locali e dei Paesi candidati all’adesione, supportando l’allineamento alla legislazione UE sulla qualità dell’aria.

Parallelamente, la Commissione ha presentato i risultati della valutazione della Direttiva sugli impegni nazionali di riduzione delle emissioni, sottolineando l’urgenza di interventi coordinati per ridurre un inquinante che resta una delle principali minacce ambientali per la salute europea.

Condividi questo articolo