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COP30 di Belém: nuovi impegni sul clima, più fondi per l’adattamento e focus sociale. Progressi reali, ma ancora lontani dagli obiettivi di Parigi

La COP30 si è chiusa a Belém, nel cuore simbolico dell’Amazzonia, dopo due settimane di negoziati intensi. Una conferenza definita in anticipo come la “COP dell’attuazione”, chiamata a trasformare le promesse dell’Accordo di Parigi e del Global Stocktake del 2023 in azioni concrete.

Ma alla domanda cruciale — siamo più vicini a un futuro sicuro e più equo? — la risposta resta complessa: sì, alcuni progressi sono arrivati, ma la strada è ancora lunga.

Nuovi impegni climatici: l’Accordo di Parigi funziona, ma non basta

Uno dei nodi centrali della COP30 era la presentazione dei nuovi piani climatici nazionali, i cosiddetti NDC (Contributi Determinati a Livello Nazionale). L’Unione Europea è arrivata a Belém con un impegno rafforzato: riduzione delle emissioni tra il 66,25% e il 72,5% entro il 2035 rispetto ai livelli del 1990, un passo coerente con l’obiettivo di -90% al 2040 e la neutralità climatica al 2050.

Anche Brasile, Giappone, Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Sudafrica, Singapore ed Emirati Arabi Uniti hanno presentato piani più ambiziosi. Tuttavia, i grandi emettitori globali — inclusi Stati Uniti e Cina — restano indietro o poco chiari sui nuovi target.

Secondo il Rapporto di Sintesi 2025 dell’UNFCCC, 113 Paesi hanno aggiornato i loro NDC coprendo l’80% delle emissioni globali: un avanzamento che porterebbe a una riduzione del 12% delle emissioni entro il 2035 rispetto al 2019. A fine conferenza, le parti salite a 122 segnano un passo significativo verso un’economia a basse emissioni.

Il confronto storico offre un dato chiaro: senza l’Accordo di Parigi, le emissioni sarebbero cresciute tra il 20% e il 48% entro il 2035. Il sistema multilaterale, insomma, funziona — ma è ancora troppo lento rispetto alla scienza.

Adattamento: più fondi e un nuovo quadro globale

Il tema dell’adattamento climatico è stato uno dei cardini della COP30. La conferenza ha consolidato il nuovo obiettivo globale di finanziamento (NCQG), definito alla COP29: mobilitare almeno 300 miliardi di dollari pubblici all’anno entro il 2035, nell’ambito di un totale di 1,3 trilioni provenienti da tutte le fonti.

I Paesi in via di sviluppo hanno ribadito: serve molto di più. I progetti di adattamento — protezione dalle inondazioni, infrastrutture idriche resilienti, difesa delle comunità vulnerabili — continuano ad attrarre meno capitali rispetto ai progetti per ridurre le emissioni.

L’Unione Europea ha sostenuto un incremento sostanziale e sottolineato anche le opportunità per le imprese europee in un mercato dell’adattamento in crescita. A Belém, è stato fissato un obiettivo: triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035.

L’UE resta il principale contributore globale, con 31,7 miliardi di euro erogati solo nel 2024, metà dei quali destinati a resilienza e adattamento.

Fossili e rinnovabili: una transizione che corre (ma non abbastanza)

L’altro tema caldo — in senso letterale — è stato l’uscita dai combustibili fossili. Molti Paesi hanno spinto per un linguaggio chiaro e vincolante, coerente con la direzione già tracciata a Dubai dalla COP28.

L’immagine guida della conferenza è quella del mutirão, il lavoro collettivo tipico della cultura brasiliana: solo una mobilitazione globale può garantire la velocità necessaria per evitare il superamento degli 1,5°C.

L’UE ha portato numeri e risultati: consumo di carbone più che dimezzato in dieci anni, forte riduzione del gas fossile, rinnovabili al 47% del mix elettrico già nel 2024, consumi energetici in calo. Il Green Deal, Fit for 55 e REPowerEU rappresentano una transizione strutturale ormai in corso.

A Belém, l’Unione ha ribadito gli impegni della COP28: triplicare la capacità rinnovabile globale e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030. È stato inoltre lanciato un nuovo partenariato internazionale per la transizione dai combustibili fossili, guidato dal Brasile e sostenuto da oltre 80 Paesi.

Una transizione giusta: persone al centro

Uno dei risultati più significativi della COP30 è l’attenzione alla dimensione sociale della transizione. È stato approvato un Piano d’Azione per una Transizione Giusta, sostenuto dall’UE, insieme alla creazione di un Meccanismo internazionale dedicato alla tutela dei lavoratori e delle comunità più esposte ai cambiamenti economici derivanti dalla decarbonizzazione.

La delegazione europea ha coinvolto attivamente giovani, popolazioni indigene, sindacati e società civile, ribadendo che la transizione non può essere efficace senza partecipazione democratica.

Foreste, carbon markets e parità di genere: nuove iniziative globali

A Belém sono stati lanciati o rafforzati diversi strumenti cruciali:

  • Coalizione Aperta sui Mercati del Carbonio, promossa da UE e Brasile, per rendere più trasparenti ed efficaci i sistemi di scambio delle emissioni.

  • Fondo per la Foresta Tropicale Sempre, un nuovo meccanismo globale che premia la conservazione delle foreste tropicali.

  • Appello all’Azione per le Foreste del Bacino del Congo, per rinnovare l’impegno a fermare la deforestazione entro il 2030.

  • Piano d’Azione di Genere di Belém, che riconosce il ruolo cruciale di donne e ragazze nella risposta climatica.

Leggi anche: COP30, occasione mancata sul clima: “Ora l’Italia dimostri di voler fare la sua parte”

Oltre Belém: progressi reali, ma ancora insufficienti

La COP30 non ha soddisfatto pienamente le aspettative, ma ha dimostrato che il multilateralismo — nonostante l’assenza degli Stati Uniti — continua a produrre risultati concreti.

Wopke Hoekstra, Commissario europeo per il Clima, ha sintetizzato così il bilancio: «Non si tratta di salvare il pianeta, ma di riconoscere la realtà del cambiamento climatico e dei suoi costi sociali ed economici. Avremmo voluto di più, ma ci siamo mossi nella direzione giusta».

Il messaggio finale è chiaro: da Belém arrivano segnali incoraggianti, nuove alleanze e strumenti più robusti. Ma il tempo stringe. La fase delle promesse è finita: ora conta solo l’attuazione.

Il mondo esce dalla COP30 con una rinnovata speranza — e con molti compiti urgenti da svolgere.

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