- 05/11/2025
- Simone Martino
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Il rapporto 2025 del Consiglio Nazionale della Green Economy fotografa un Paese in bilico: bene rinnovabili, economia circolare e agricoltura bio, ma emissioni, mobilità e consumo di suolo restano nodi irrisolti
La Relazione sullo Stato della Green Economy 2025, presentata a Rimini ad Ecomondo 2025, agli Stati Generali della Green Economy, il summit verde promosso dal Consiglio Nazionale della Green Economy e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, delinea un quadro complesso della sostenibilità in Italia.
Se da un lato aumentano i risultati positivi in economia circolare, rinnovabili e agricoltura biologica, dall’altro permangono criticità su emissioni, trasporti, suolo e dipendenza energetica dall’estero.
Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, nel corso della sua relazione, ha sottolineato come “non convenga tornare indietro, ma sia necessario continuare nella transizione verso una green economy decarbonizzata e circolare”, ricordando che la spinta del PNRR ha avuto un ruolo decisivo nel sostenere il PIL e contenere il deficit.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, nel suo messaggio inviato da Bruxelles, dove era in corso un Consiglio straordinario sull’Ambiente, ha affermato che l’Italia “ha le carte in regola per guidare l’Europa nella transizione verde”, puntando su innovazione e sicurezza energetica.
Emissioni e clima: troppo lenti verso gli obiettivi 2030
Dal 1990 al 2024 l’Italia ha ridotto le emissioni del 28%, ma nel solo 2024 il calo è stato di appena 7 milioni di tonnellate di CO₂, pari a meno del 2% annuo, un ritmo insufficiente per centrare il target europeo del –43% entro il 2030. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, con oltre 3.600 eventi climatici estremi, quattro volte rispetto al 2018.
Energia: rinnovabili al 49%, ma consumi e dipendenza crescono
Nel 2024 la produzione elettrica da fonti rinnovabili ha raggiunto 130 miliardi di kWh, pari al 49% del totale nazionale, in linea con la traiettoria del PNIEC (70% al 2030).
Tuttavia, i consumi finali di energia sono aumentati dell’1,5%, trainati da edifici e trasporti, mentre la dipendenza energetica dall’estero resta tra le più alte in Europa. Il primo semestre 2025 segna inoltre un rallentamento del 17% nelle nuove installazioni di eolico e fotovoltaico, complice la fine del Superbonus e le restrizioni regionali.
Economia circolare: l’Italia resta leader in Europa
Il Paese conferma il primato europeo per produttività delle risorse, salita a 4,7 €/kg (+32% rispetto al 2020), e per riciclo dei rifiuti (86%) e degli imballaggi (75,6%). Il tasso di utilizzo circolare dei materiali ha raggiunto il 20,8%, ma il settore delle materie prime seconde, in particolare la plastica riciclata, attraversa una fase critica che potrebbe ripercuotersi sul sistema delle raccolte differenziate.
Mobilità: record di auto, ma poche elettriche
Con 701 auto ogni 1.000 abitanti, l’Italia detiene il primato europeo, ma registra una produzione ai minimi storici (310.000 unità nel 2024). Il mercato dell’auto elettrica arretra: le immatricolazioni sono calate del 13% e la quota di mercato scende al 7,6%, contro una media UE del 22,7%.
Il parco circolante, ancora per l’82,5% alimentato a benzina o diesel, ha un’età media di 12,8 anni, segno di un rinnovo troppo lento.
Agricoltura biologica: continua la crescita
Nonostante i danni climatici stimati in 135 miliardi di euro dal 1980 al 2023, il settore agricolo mostra dinamismo. Nel 2024, infatti, la superficie bio (certificate e in conversione) ha raggiunto 2,5 milioni di ettari, con un incremento annuo del 2,4% e dell’81% rispetto al 2014. Sicilia, Puglia e Toscana concentrano il 38% del totale nazionale. L’Italia si conferma al vertice europeo per prodotti DOP, IGP e STG, con 856 riconoscimenti.
Città e territorio: consumo di suolo e resilienza urbana
Il consumo di suolo non accenna a diminuire: tra il 2022 e il 2023 sono stati impermeabilizzati 64,4 km², pari a 17,6 ettari al giorno, il terzo valore più alto dal 2012. Napoli e Milano risultano i capoluoghi più impermeabilizzati (rispettivamente 34,7% e 31,8%).
Parallelamente, le città italiane stanno sperimentando con successo progetti PNRR dedicati a mobilità sostenibile, gestione dei rifiuti e rigenerazione del verde urbano. Tuttavia, dal 2026, con la fine dei fondi PNRR, sarà necessario individuare nuove forme di finanziamento per non frenare il percorso della transizione ecologica urbana.
Un bivio per l’Italia verde
L’Italia della green economy si presenta al 2025 come un Paese dalle grandi potenzialità ma con ritardi strutturali. I progressi nelle rinnovabili, nell’economia circolare e nel biologico sono evidenti, ma senza una spinta decisa su efficienza energetica, mobilità e suolo, il rischio è di perdere slancio nella corsa europea alla neutralità climatica.
Come ha ricordato Edo Ronchi, “la transizione ecologica non è solo una scelta ambientale, ma una condizione essenziale per il futuro economico e sociale dell’Italia”.
























































































































































































































































































































































































































