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Bruxelles: rescEU funziona nelle emergenze, ma la Corte dei conti europea avverte: pianificazione insufficiente, ritardi e fondi non sempre destinati dove servono davvero

La rete europea pensata per affrontare incendi devastanti, pandemie, alluvioni e altre grandi emergenze ha dimostrato di essere uno strumento indispensabile. Ma presenta ancora diverse vulnerabilità che rischiano di limitarne l’efficacia.

È quanto emerge dall’ultima relazione della Corte dei conti europea dedicata a rescEU, la riserva strategica dell’Unione europea creata per intervenire quando i sistemi nazionali di protezione civile non sono più in grado di far fronte alle emergenze.

Secondo gli auditor europei, il meccanismo ha fornito un contributo decisivo negli ultimi anni, ma la sua crescita è stata accompagnata da problemi di pianificazione, ritardi amministrativi e una cooperazione ancora insufficiente tra gli Stati membri.

Una rete nata dopo gli incendi che oggi protegge tutta l’Europa

rescEU è stata istituita nel 2019 all’interno del Meccanismo unionale di protezione civile, dopo i devastanti incendi boschivi che nel 2017 colpirono numerosi Paesi europei.

Inizialmente la riserva comprendeva soprattutto aerei ed elicotteri antincendio. Nel tempo, però, il suo ruolo si è ampliato fino a includere ospedali da campo, rifugi temporanei, forniture mediche, scorte strategiche e attrezzature specializzate per affrontare emergenze chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari.

Negli ultimi anni il sistema è stato chiamato a intervenire sempre più spesso.

Tra il 2020 e il 2024 il Meccanismo europeo di protezione civile è stato attivato 657 volte, un numero quadruplicato rispetto al quinquennio precedente. Una crescita che riflette il moltiplicarsi delle crisi: dagli eventi climatici estremi alla pandemia di Covid-19, fino alle conseguenze della guerra in Ucraina.

Per il periodo di programmazione 2021-2027 l’Unione europea ha destinato a rescEU circa 2,9 miliardi di euro, nell’ambito di un bilancio complessivo del meccanismo pari a 3,7 miliardi.

La Corte dei conti: “Ha dimostrato il proprio valore, ma servono correttivi”

Il giudizio della Corte europea è nel complesso positivo. Secondo il rapporto, rescEU è riuscita a rispondere rapidamente alle richieste di assistenza e ad adattarsi con flessibilità anche a nuove tipologie di emergenze.

“La riserva strategica di emergenza dell’UE ha chiaramente dimostrato il proprio valore fornendo aiuto quando le capacità nazionali erano al limite”, ha osservato George Marius Hyzler, membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit.

Ma proprio l’aumento delle emergenze rende necessario un salto di qualità nella gestione del sistema.

Gli auditor chiedono infatti che i futuri finanziamenti siano orientati con maggiore precisione verso le reali esigenze operative, che i progetti vengano progettati per durare nel tempo e che le procedure di rimborso diventino molto più snelle.

I punti deboli: fondi, ritardi e poca collaborazione

L’analisi individua diversi elementi critici. Uno dei principali riguarda la pianificazione delle capacità finanziate.

Pur basandosi generalmente sulle carenze individuate nei diversi Stati membri, la Commissione europea non sempre ha potuto collegare gli investimenti ai bisogni effettivi. In alcuni casi mancavano infatti informazioni complete, anche perché parte dei dati è coperta da esigenze di sicurezza nazionale.

A pesare sono stati inoltre ritardi nell’avvio dei bandi, procedure di appalto lente e una limitata attenzione alla sostenibilità dei progetti una volta concluso il finanziamento europeo.

Un’altra criticità riguarda la collaborazione tra i Paesi dell’Unione. Secondo la Corte, gli strumenti esistenti non incentivano abbastanza gli acquisti congiunti delle attrezzature, che consentirebbero di costruire una riserva europea più efficiente e meno costosa. Tra tutti i progetti esaminati dagli auditor è stato individuato un solo caso in cui un appalto è stato realizzato attraverso un accordo quadro condiviso.

Troppa burocrazia nei rimborsi

Nel mirino finisce anche la gestione amministrativa degli interventi. Le autorità nazionali devono presentare richieste di rimborso separate per ciascuna sovvenzione ricevuta durante le operazioni di emergenza.

Una procedura definita eccessivamente complessa che, secondo la Corte, rallenta l’erogazione dei fondi e aumenta il carico burocratico proprio nei momenti in cui rapidità ed efficienza risultano fondamentali.

Il futuro di rescEU passa dal nuovo bilancio europeo

Le osservazioni della Corte arrivano mentre Bruxelles sta ridisegnando il sistema europeo di gestione delle emergenze.

Nel 2025 la Commissione europea ha infatti presentato una proposta di riforma del Meccanismo unionale di protezione civile che sostituirà l’attuale regolamento.

La novità più rilevante riguarda le risorse economiche. Per il bilancio pluriennale 2028-2034 la Commissione propone uno stanziamento di 10,7 miliardi di euro, quasi triplo rispetto all’attuale dotazione finanziaria.

Un investimento che punta a rafforzare la capacità dell’Europa di rispondere a crisi sempre più frequenti e imprevedibili, ma che – secondo la Corte dei conti europea – dovrà essere accompagnato da una gestione più efficiente, da una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e da una programmazione più solida per garantire che la rete di sicurezza europea sia davvero pronta ad affrontare le sfide dei prossimi anni.

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