- 27/09/2026
- Redazione
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Le nuove serre CNR diventano un laboratorio per studiare come le piante reagiscono all’inquinamento e ai cambiamenti climatici e come possono contribuire a proteggere ambiente e salute
Quattro cupole geodetiche per osservare da vicino come le piante reagiscono ai cambiamenti climatici e all’inquinamento e, allo stesso tempo, capire quanto la vegetazione possa contribuire a proteggere gli ecosistemi e la salute umana.
È la nuova piattaforma sperimentale Phytodomes, inaugurata nell’Area territoriale di ricerca Roma1 del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), a Montelibretti, in occasione della Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori.
Il progetto nasce all’interno del CNR-IRET, Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri, in collaborazione con Westway Architects e grazie ai finanziamenti MUR-PNRR del National Biodiversity Future Center (NBFC). L’obiettivo è costruire un ambiente di ricerca nel quale sia possibile modificare e controllare le condizioni atmosferiche e climatiche, osservando in modo dettagliato le risposte delle piante agli stress ambientali.
Quattro cupole per simulare condizioni ambientali diverse
La piattaforma è composta da quattro serre geodetiche realizzate in alluminio estruso e vetrocamera. La struttura più grande misura 10 metri di diametro e 6,2 metri di altezza, mentre le altre tre hanno un diametro di 4 metri e raggiungono un’altezza di 3,1 metri.
La particolare architettura delle serre CNR non è soltanto una scelta estetica. La struttura semi-sferica, caratterizzata da un reticolato rigido, garantisce stabilità e permette di utilizzare vetrature romboidali, progettate per favorire un maggiore passaggio della luce rispetto alle tradizionali vetrature triangolari.
Una caratteristica che, secondo i ricercatori, dovrebbe consentire di ottenere condizioni sperimentali più complete e di osservare con maggiore precisione la risposta delle piante agli stress ambientali.
Un laboratorio per capire come reagiscono le piante
Foto: Credit CNR
La cupola più grande sarà utilizzata come sistema di controllo ed è stata dotata di un sistema mobile robotizzato per la misurazione dei parametri legati alla fenomica vegetale.
La tecnologia permette di raccogliere su larga scala dati multidimensionali sulle piante e di ottenere in tempo reale informazioni e immagini sulla loro morfologia tridimensionale e sul funzionamento dei principali sistemi fisiologici.
Le tre cupole più piccole avranno invece una funzione propriamente sperimentale. Al loro interno sarà possibile modificare le condizioni climatiche e la composizione dell’atmosfera per studiare gli effetti del cambiamento climatico sugli organismi vegetali.
«Grazie ai nostri studi è stato possibile realizzare quattro cupole geodetiche in alluminio estruso e vetrocamera», spiega Massimo Zacchini, dirigente di ricerca del CNR-IRET e coordinatore del progetto. La struttura robotizzata, aggiunge, consentirà di acquisire dati e immagini in tempo reale, permettendo di analizzare la risposta delle piante a condizioni ambientali differenti.
Dalla ricerca sulle piante alle soluzioni per l’ambiente
La finalità delle serre del CNR va oltre lo studio della fisiologia vegetale. La piattaforma nasce infatti per contribuire alla ricerca sulle cosiddette soluzioni basate sulla Natura, cioè strategie che utilizzano i processi e gli ecosistemi naturali per affrontare problemi ambientali e climatici.
«Questa infrastruttura sperimentale rappresenta uno strumento innovativo per lo studio di soluzioni basate sulla Natura e per la ricerca ambientale e climatica», sottolinea Carlo Calfapietra, direttore del CNR-IRET.
I dati raccolti potranno essere utilizzati per valutare la capacità delle piante di resistere agli effetti del cambiamento climatico e all’esposizione agli inquinanti. Un’altra linea di ricerca riguarda la possibilità di comprendere meglio come la vegetazione possa contribuire a ridurre gli effetti dell’inquinamento sulla salute e sugli ecosistemi.
Biodiversità e salute, il legame al centro della ricerca
È proprio il rapporto tra ambiente e salute uno degli elementi centrali del progetto. Durante l’inaugurazione, il presidente del CNR Andrea Lenzi ha collegato la nuova infrastruttura al paradigma One Health, un approccio che considera strettamente interconnesse la salute degli esseri umani, degli animali, delle piante e dell’ambiente.
«È un esempio concreto dell’approccio One Health che caratterizza l’attività di ricerca al CNR», ha affermato Lenzi, sottolineando come lo studio delle reazioni delle piante agli effetti delle attività umane possa contribuire anche alla ricerca sulle modalità con cui gli ecosistemi possono fronteggiare tali pressioni.
Phytodomes, una finestra sul futuro della ricerca ambientale
Le quattro serre CNR diventano così una sorta di laboratorio a cielo aperto, ma con condizioni ambientali controllabili. Una caratteristica che permette ai ricercatori di osservare cosa accade alle piante quando temperatura, atmosfera e altri parametri vengono modificati.
L’obiettivo finale è produrre dati utili a comprendere meglio la resilienza della vegetazione, tutelare la biodiversità e individuare nuove strategie per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento.
In un contesto nel quale ambiente, clima e salute sono sempre più legati, Phytodomes rappresenta quindi un’infrastruttura pensata per studiare non soltanto come cambiano le piante, ma anche quale ruolo possano avere nella risposta agli impatti ambientali che interessano gli ecosistemi e le società umane.
































































































































































































































































































































































































































