- 11/10/2026
- Simone Martino
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Sentinella Blu il motoveliero della Lega Navale Italiana, recuperato dopo la confisca agli scafisti, unisce monitoraggio ambientale, ricerca e inclusione sociale. A Trieste è stato intitolato a Giuseppe Di Matteo, vittima innocente della mafia
Settecento miglia di navigazione, 30 rilevamenti ambientali e 93 persone accolte a bordo. Sono i numeri della prima missione di Sentinella Blu, il motoveliero della Lega Navale Italiana che trasforma la navigazione in uno strumento di conoscenza e tutela dell’ambiente marino.
Partita a luglio da Siracusa, la campagna ha seguito la rotta ionico-adriatica, toccando Crotone, Brindisi, Bari e Ancona, fino ad arrivare a Trieste. Un viaggio che ha coinvolto ricercatori, Aree Marine Protette e realtà impegnate nella salvaguardia degli ecosistemi costieri, con l’obiettivo di raccogliere dati sulle condizioni delle acque e rafforzare la collaborazione tra ricerca scientifica e divulgazione ambientale.
Il progetto racconta anche un’altra forma di sostenibilità: quella che passa dal recupero di un bene sottratto alla criminalità e dalla sua restituzione alla collettività. Prima utilizzato per traffici illeciti, oggi il motoveliero è al servizio della ricerca, dell’educazione alla legalità e dell’inclusione sociale.
Monitoraggio ambientale del mare: 700 miglia di ricerca lungo le coste italiane
La prima missione di Sentinella Blu si è sviluppata lungo un itinerario che attraversa alcuni tratti significativi del Mediterraneo italiano. Durante la navigazione estiva, l’equipaggio ha effettuato 30 rilevamenti ambientali, avvalendosi di una sonda multiparametrica in dotazione alla Lega Navale Italiana.
Lo strumento consente di misurare diversi parametri fisici e chimici dell’acqua: temperatura, conducibilità, salinità, ossigeno disciolto, pH e pressione. Informazioni utili per descrivere le caratteristiche delle acque e contribuire alle attività di monitoraggio e ricerca degli enti scientifici coinvolti.
La campagna ha visto la partecipazione delle Aree Marine Protette del Plemmirio, di Capo Rizzuto, di Torre Guaceto e di Miramare, oltre al Parco regionale del Conero. Al progetto hanno collaborato anche ricercatori delle università del Salento, di Bari, Politecnica delle Marche e di Trieste.
Il valore dell’iniziativa sta nella possibilità di mettere in rete competenze diverse, favorendo la raccolta di dati e la diffusione delle conoscenze ambientali. Il mare, in questa prospettiva, non è soltanto una risorsa da utilizzare o un paesaggio da ammirare, ma un ecosistema da studiare e proteggere.
La collaborazione con l’Università di Trieste
L’ 8 ottobre, alla vigilia della cerimonia di intitolazione, Sentinella Blu ha effettuato rilevamenti nel Golfo di Trieste insieme ai ricercatori dell’Università di Trieste.
Le attività rientrano nell’accordo di collaborazione tecnico-scientifica tra l’Ateneo e la Lega Navale Italiana, finalizzato a dare continuità al monitoraggio ambientale e a sviluppare nuove iniziative di ricerca e divulgazione.
La collaborazione tra associazioni, università e aree protette rappresenta un elemento centrale del progetto: condividere strumenti e competenze consente di ampliare le occasioni di osservazione del mare e di avvicinare un pubblico più ampio ai temi della sostenibilità.
Credit: Lega Navale Italiana
Economia circolare e legalità: quando un bene confiscato torna utile alla collettività
Sentinella Blu è un motoveliero in ferro di 16 metri, varato in Norvegia nel 1974 e confiscato nel 2024 nell’ambito di un’operazione di contrasto al traffico di migranti.
Dopo oltre un anno di lavori, l’imbarcazione è tornata operativa grazie alle risorse della Lega Navale Italiana e all’impegno volontario dei suoi soci. Le attività di recupero sono state coordinate da Agatino Catania, delegato regionale dell’associazione per la Sicilia orientale.
Il suo riutilizzo mostra come un bene sottratto alle attività criminali possa essere trasformato in una risorsa per la società. Il recupero dell’imbarcazione, anziché lasciarla inutilizzata, ne ha permesso la destinazione a iniziative ambientali, educative e sociali.
In questo senso, il progetto richiama alcuni principi dell’economia circolare: prolungare la vita utile di un bene, valorizzare le risorse esistenti e restituire una funzione positiva a ciò che rischierebbe di rimanere inutilizzato. Si tratta di un’analogia sul piano del riuso e del valore sociale, non di una certificazione ambientale dell’imbarcazione.
Con Sentinella Blu salgono a 30 le imbarcazioni confiscate alla criminalità e recuperate dalla Lega Navale Italiana. La flotta della legalità viene impiegata per attività di pubblico interesse, con iniziative che coinvolgono giovani, associazioni e persone in condizioni di fragilità.
Sostenibilità e inclusione: il mare come spazio aperto a tutti
Il progetto non si limita al monitoraggio scientifico. Nel corso della missione estiva, Sentinella Blu ha ospitato 93 persone a bordo, confermando anche la propria vocazione educativa e sociale.
L’accesso al mare può diventare un’occasione di apprendimento, partecipazione e condivisione, soprattutto per chi incontra maggiori ostacoli nella fruizione degli spazi e delle attività nautiche.
In occasione della Barcolana 58, a Trieste sono presenti anche altre tre imbarcazioni della flotta della legalità: Anassa, dedicata al giuslavorista Marco Biagi; Helena, intitolata a Stella Costa, bambina vittima innocente della criminalità; e Francesco, dedicata al capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, assassinato dalla mafia.
Le quattro barche parteciperanno a uscite inclusive e didattiche insieme ad associazioni e realtà sociali del territorio, tra cui UICI, AISM, AIAS, AIFA, Bambini Marco Cavallo, COPS-Melograno, Prometeo Chioggia e Strada dell’Amore. Le iniziative sono rivolte anche a persone con disabilità e in condizioni di fragilità.
Il mare diventa così un luogo di incontro, conoscenza e autonomia, nel quale la tutela ambientale si affianca alla costruzione di opportunità accessibili.
A Trieste l’intitolazione a Giuseppe Di Matteo
Il 9 ottobre, durante le iniziative della Barcolana 58, il motoveliero è stato intitolato a Giuseppe Di Matteo, vittima innocente della mafia, alla presenza del fratello Nicola e delle autorità.
Rapito a 12 anni per colpire il padre, collaboratore di giustizia, Giuseppe rimase prigioniero per 779 giorni. Fu ucciso l’11 gennaio 1996, pochi giorni prima di compiere 15 anni, per ordine del boss mafioso Giovanni Brusca.
La dedica inserisce Sentinella Blu anche in un percorso di memoria civile. Come le altre imbarcazioni della flotta, che portano sulla randa il volto di vittime della mafia o del terrorismo, il motoveliero diventa uno strumento per trasmettere alle nuove generazioni i valori della legalità.
«La legalità vince quando una barca che era dei criminali diventa la barca di tutti», ha dichiarato Nicola Di Matteo durante la cerimonia.
Per il presidente della Lega Navale Italiana, Donato Marzano, l’imbarcazione rappresenta uno strumento per promuovere educazione alla legalità, inclusione sociale e salvaguardia del mare, anche attraverso il lavoro condiviso con università e Aree Marine Protette.
La storia di Sentinella Blu mette insieme, dunque, tre dimensioni: il monitoraggio dell’ambiente marino, il recupero sociale di un bene confiscato e l‘accesso al mare come opportunità educativa. Un progetto che mostra come la navigazione possa diventare anche un’occasione per conoscere gli ecosistemi, rafforzare la responsabilità collettiva e promuovere una cultura della sostenibilità.









































































































































































































































































































































































































































