- 05/03/2026
- Redazione
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La Commissione europea aggiorna l’elenco degli impianti autorizzati al riciclo delle navi: entra il primo cantiere tedesco a Emden, esclusi tre siti non conformi. Cosa prevede il regolamento Ue
Il riciclo delle grandi navi europee da oggi passa anche dalla Germania. La Commissione europea ha adottato la 15ª edizione dell’elenco ufficiale degli impianti autorizzati al riciclaggio delle navi, inserendo per la prima volta un cantiere tedesco: si trova a Emden, città portuale della Bassa Sassonia.
L’inserimento non è solo una formalità burocratica. Significa che il cantiere potrà lavorare su grandi navi battenti bandiera di uno Stato membro dell’Unione europea, rispettando standard ambientali, di sicurezza e di tutela dei lavoratori tra i più severi al mondo.
Perché l’elenco è così importante
Dal 31 dicembre 2018 è in vigore il Regolamento UE sul riciclaggio delle navi, che impone a tutte le grandi navi marittime con bandiera Ue di essere smantellate solo in impianti approvati e inseriti nell’elenco europeo.
Una regola che nasce da un problema concreto: molte navi europee, a fine vita, venivano demolite soprattutto nell’Asia meridionale, spesso in condizioni pericolose per i lavoratori e con gravi rischi di inquinamento per coste e mari.
Il riciclo non sicuro può infatti provocare dispersione di sostanze tossiche, danni agli ecosistemi marini e problemi sanitari per chi lavora nei cantieri. L’elenco Ue serve proprio a evitare tutto questo, garantendo controlli rigorosi e trasparenza.
Cosa cambia con l’aggiornamento
Con la nuova revisione:
entra il primo impianto tedesco a Emden;
viene rinnovata l’autorizzazione per quattro cantieri Ue in Danimarca, Estonia, Lituania e Spagna;
resta nell’elenco anche un impianto in Turchia;
tre cantieri vengono rimossi.
Tra quelli esclusi, un sito finlandese che ha scelto di non rinnovare l’autorizzazione e uno nell’Irlanda del Nord che non ha fornito le informazioni necessarie. Un altro impianto turco è stato cancellato perché non conforme alle norme europee, in particolare per quanto riguarda la protezione delle coste.
Attualmente l’elenco conta 41 impianti: 30 in Europa (tra Ue, Norvegia e Regno Unito); 10 in Turchia; 1 negli Stati Uniti.
Molti di questi sono attrezzati per gestire anche grandi navi commerciali.
Il peso dell’Europa nel mercato globale
Il tema non è marginale. Gli armatori europei controllano circa il 30% del tonnellaggio della flotta mondiale. Questo significa che una quota significativa delle navi che arrivano a fine vita è legata all’Europa.
Stabilire dove e come queste navi vengono smantellate ha quindi un impatto globale, sia in termini ambientali sia sul piano delle condizioni di lavoro.
Gli impianti situati nell’Ue vengono valutati dalle autorità nazionali, che segnalano alla Commissione l’eventuale idoneità. I cantieri extra-Ue, invece, devono presentare domanda direttamente a Bruxelles, che verifica il rispetto di tutti i requisiti previsti dal regolamento.
Non solo ambiente: il riciclo come leva per l’economia circolare
C’è anche un altro aspetto spesso sottovalutato. Il riciclo delle navi è un tassello fondamentale dell’economia circolare.
Smantellare correttamente una nave significa recuperare grandi quantità di acciaio di alta qualità e altri materiali preziosi, rimettendoli in circolo nell’industria. Questo riduce la necessità di estrarre nuove materie prime e contribuisce a rendere più sostenibili le filiere produttive europee.
In un momento in cui l’accesso alle materie prime è sempre più strategico, mantenere queste risorse “in uso” il più a lungo possibile diventa anche una scelta economica, oltre che ambientale.




















































































































































































































































