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Le materie prime non alimentari e non energetiche sono fondamentali per l’economia Europea, rappresentando la base del tessuto industriale europeo

Sono necessarie per la produzione di beni con le più svariate applicazioni sia nell’ambito specifico delle nuove tecnologie ma anche in generale nella quotidianità della vita moderna.

Nonostante la loro rilevanza per l’economia europea, l’Europa non vanta grandi dotazioni di materie prime, che per questo vengono importate per la maggior parte da paesi terzi, rafforzando la dipendenza dalle forniture dall’estero (high supply reliance).

Secondo l’European Commission’s Joint Research Center (JRC), le materie prime non alimentari e non energetiche utilizzate in Europa devono essere monitorate non soltanto dal punto di vista della loro importanza economica (economic importance, EI) ma anche dal punto di vista delle catene di approvvigionamento, ovvero, facendo attenzione all’intensità di rischio generata dai canali di fornitura (supply risk, SR).

Ma quante sono le materie prime critiche?

Nel 2023 la Commissione europea ha identificato 34 “materie prime critiche” cruciali per la nostra economia. Ne sono state classificate come strategiche 17: il rame è una di queste. E si stima che entro il 2050 la sua domanda potrebbe raddoppiare.

Il problema è che l’Europa ha solo il 3% delle riserve globali, mentre la maggior concentrazione di riserve si trova in Cile (31%), Perù (11%), Repubblica Democratica del Congo (9%). Di qui l’uso del “rame secondario”: il rame è ampiamente riciclabile e già oggi riciclato in quantità significative che vanno ulteriormente aumentate.

Stesso discorso per un’altra categoria di materie prime critiche, le ‘terre rare’, alcune delle quali, usate nei magneti permanenti, sono considerate anche strategiche (i.e. Nd, Pr, Tb, Dy, Gd, Sm, e Ce). Le terre rare sono cruciali per il settore delle energie rinnovabili, della mobilità elettrica e dell’aerospazio.

A livello mondiale, l’85% circa delle terre rare leggere e tutte le terre rare pesanti impiegate dipendono dalla Cina. Anche in questo caso, la richiesta di terre rare potrebbe aumentare sensibilmente, addirittura decuplicare entro il 2050.

L’importanza del riciclo

Le riserve mondiali di terre rare sono concentrate, ancora una volta, in Cina (44 Mt), Vietnam (22 Mt), Brasile (21 Mt) e Russia (12 Mt) e il principale fornitore – circa l’80 % – di materia raffinata per l’Europa è sempre la Cina.

Ecco perchè anche per le terre rare vale lo stesso discorso del rame: ossia è fondamentale il riciclo.

E’ possibile recuperare le terre rare dal riciclo di materiali a fine vita, una pratica meno inquinante di quella primaria che consente anche di accedere a fonti con concentrazioni maggiori di terre rare rispetto a quelle in natura.

Non è un tema di poco conto: le attività economiche che impiegano le terre rare sono responsabili dell’11,4% del fatturato dell’intero manifatturiero italiano. Rendersi dunque indipendenti dalle importazioni attraverso l’economia circolare è più che un auspicio, una necessità.

L’industria italiana

L’impiego delle terre rare nell’attività manifatturiera italiana è in linea con quello europeo e mondiale. Infatti,l’utilizzo delle Terre Rare è fondamentale nell’automotive e nel settore dell’energia perché sono impiegate nella produzione di batterie e accumulatori, ma anche nei magneti permanenti fondamentali per il funzionamento delle turbine eoliche.

Più in generale, sono utilizzate nella produzione della maggior parte dei dispositivi elettrici ed elettronici, ma anche nella produzione del vetro, delle ceramiche e dell’industria chimica e farmaceutica. L’insieme delle principali attività economiche che impiegano le terre rare sono responsabili per l’11,37% circa del fatturato dell’intero manifatturiero italiano.

Fonte: elaborazione Enea su dati ISTAT 2024

Aspetti tecnici di riciclabilità e sostituibilità

Il recupero delle terre rare avviene principalmente nel caso del Neodimio. Il Neodimio si trova nei magneti permanenti (98%) utilizzati, ad esempio, nell’industria dell’energia, ed in particolare nella navicella delle turbine eoliche.

Dal punto di vista del recupero, la presenza di terre rare nelle turbine eoliche rappresenta una importante fonte secondaria di materie prima, pur rappresentando una quota molto piccola della turbina (<1% del peso). Infatti, nei minerali naturali le terre rare sono presenti in concentrazioni inferiori al 2%, mentre nei materiali a fine vita oggetto di recupero possono raggiungere una concentrazione del 30%.

Inoltre, l’opzione di estrazione secondaria di materia prima consentirebbe il parziale affrancamento dalla dipendenza esterna, e dunque una notevole riduzione anche del rischio di approvvigionamento. Tuttavia, come già visto, il tasso di input di riciclo a fine vita (EoL – RIR) per questa materia prima in Europa è ancora molto basso.

Fonte: Rapporto Circular Economy Network

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