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Nuove regole del PNRR: basta plastica “falsa” riutilizzabile. Ecco cosa cambia per aziende, consumatori e mercato. Tutti i dettagli

Con l’approvazione definitiva del decreto PNRR, l’Italia introduce per la prima volta una definizione normativa chiara di stoviglie riutilizzabili in plastica. Una svolta attesa da anni dalle imprese del settore e destinata a incidere concretamente sul mercato, contrastando pratiche elusive e rafforzando la concorrenza leale.

Al centro del provvedimento c’è l’articolo 14-bis, che stabilisce che piatti, posate, cannucce e agitatori per bevande possano essere considerati riutilizzabili solo se rispettano specifici requisiti tecnici. Un passaggio cruciale per colmare una lacuna normativa che negli ultimi anni ha generato non poche distorsioni.

Imprese e controlli: gli effetti sul mercato

Secondo il presidente di Assobioplastiche, Luca Bianconi “L’inserimento della definizione delle stoviglie riutilizzabili in una norma di rango primario, quale il decreto PNRR, rappresenta il punto di arrivo del percorso avviato dall’Associazione due anni fa. È stato ottenuto un risultato che conferma ancora una volta il ruolo dell’Italia come punto di riferimento a livello europeo per il settore. I requisiti tecnici tuteleranno anche il mercato interno, agevolando i controlli doganali e facilitando l’identificazione di eventuali articoli di importazione non idonei”.

Stop ai “falsi riutilizzabili”: cosa cambia davvero

La nuova norma nasce per contrastare il fenomeno dei cosiddetti “pseudo-riutilizzabili”: prodotti in plastica tradizionale che, pur essendo di fatto assimilabili al monouso, vengono immessi sul mercato come riutilizzabili grazie a semplici autodichiarazioni.

Questa pratica ha trovato spazio a causa di un vuoto nella direttiva europea sulle plastiche monouso (SUP), che vieta molti prodotti usa e getta ma non definisce in modo puntuale cosa significhi “riutilizzabile”. Il risultato è stato un proliferare di articoli che aggirano le regole senza garantire un reale riutilizzo.

Un fenomeno che ha inciso pesantemente sulla concorrenza, favorendo spesso operatori extraeuropei e penalizzando le aziende italiane impegnate nella transizione verso materiali compostabili e sostenibili.

Il percorso: dalle imprese alla legge

La misura rappresenta il punto di arrivo di un percorso avviato circa due anni fa dal settore industriale. Le criticità erano emerse con forza nel 2024, durante un convegno promosso da Assobioplastiche a Roma, che aveva portato all’apertura di un tavolo tecnico per definire criteri chiari di riutilizzabilità.

Un primo passaggio decisivo è arrivato nel 2025, quando il Ministero dell’Ambiente ha trasmesso alla Commissione europea una proposta tecnica poi validata attraverso la procedura TRIS, il sistema europeo di notifica delle regolamentazioni tecniche.

L’inserimento della norma nel decreto PNRR segna quindi il consolidamento di questo iter, dando finalmente valore legislativo a criteri finora assenti.

Italia laboratorio europeo della transizione

Il provvedimento rafforza il ruolo dell’Italia come apripista nelle politiche legate all’economia circolare e alla riduzione della plastica monouso. Un ambito in cui il Paese si è distinto negli ultimi anni, anche grazie allo sviluppo della filiera delle bioplastiche compostabili.

La definizione normativa delle stoviglie riutilizzabili potrebbe ora diventare un modello anche a livello europeo, contribuendo a uniformare le regole e a ridurre le ambiguità interpretative che finora hanno frenato l’efficacia delle politiche ambientali.

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