- 30/10/2025
- Redazione
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Una ricerca CMCC rivela: le politiche di economia circolare servono, ma senza strumenti adeguati rischiano di non aiutare il clima
“Usare meno cose e usarle meglio” è uno slogan sempre più diffuso quando si parla di sostenibilità. Ma quanto è davvero efficace l’economia circolare nel contrastare la crisi climatica? Una nuova ricerca del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) mette in guardia: senza strumenti di valutazione adeguati, anche le politiche più virtuose rischiano di produrre risultati deludenti – o addirittura controproducenti.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Resources, Conservation and Recycling e guidato dalla ricercatrice Leticia Magalar, analizza in modo approfondito come i modelli utilizzati per valutare le strategie climatiche – i cosiddetti modelli di valutazione integrati (IAM) – considerano oggi l’economia circolare. E i risultati mostrano luci e ombre.
“Non possiamo pianificare ciò che non possiamo misurare”
L’attuale generazione di modelli si concentra soprattutto su due aspetti: la riduzione dell’uso dei materiali (50%) e il riciclo (28%). Ma dedica meno attenzione a strategie come riparazione, riutilizzo e prolungamento della vita dei prodotti, che insieme coprono appena il 19%.
“In altre parole,” spiega la ricercatrice, “stiamo modellando solo una parte del problema. E così rischiamo di sovrastimare o sottovalutare i reali benefici climatici.”
Non solo: molti modelli ignorano passaggi cruciali come l’estrazione delle risorse e la gestione dei rifiuti, concentrandosi soltanto sulla produzione e il consumo. Ma l’efficacia delle politiche circolari dipende da un insieme complesso di fattori: infrastrutture di raccolta, capacità industriale, progettazione dei prodotti, abitudini culturali e livello di reddito.
“Una politica di riciclaggio, per esempio, non funziona da sola: ha bisogno di cittadini che separino correttamente i rifiuti, fabbriche in grado di usare materiali riciclati e prodotti progettati per essere smontati e riutilizzati. Tutti elementi che i modelli attuali spesso non riescono a catturare.”
Politiche “ben intenzionate” ma risultati incerti
Lo studio sottolinea anche un altro punto critico: il 70% delle analisi attuali presume che le politiche circolari funzionino come previsto, invece di simulare in modo realistico il loro comportamento nel mondo reale. Un approccio che “crea un pericoloso divario tra teoria e pratica”.
E non tutte le strategie di economia circolare sono automaticamente “verdi”. Il riciclo, ad esempio, può essere energivoro; mantenere in funzione un vecchio elettrodomestico può significare usare più energia; e i soldi risparmiati comprando un prodotto ricondizionato possono finire spesi in attività ad alta intensità di carbonio.
“Le buone intenzioni non bastano,” avverte la ricercatrice. “Senza strumenti di valutazione precisi rischiamo di attuare politiche che, invece di aiutarci a ridurre le emissioni, finiscono per peggiorare la situazione.”
Un nuovo quadro per politiche più efficaci
Il contributo del CMCC non si limita alla critica. La ricerca propone un nuovo quadro di riferimento per integrare meglio gli effetti dell’economia circolare nei modelli climatici. L’obiettivo è fornire ai decisori politici informazioni più accurate e contestualizzate, per capire dove e come le misure circolari possono davvero contribuire agli obiettivi di zero emissioni nette.
“L’Unione Europea ha già decine di politiche di economia circolare attive. Ma senza modelli aggiornati, stiamo essenzialmente volando alla cieca sui loro benefici climatici. Ora abbiamo finalmente una bussola più precisa.”
Verso una visione più completa della transizione sostenibile
Questo lavoro rappresenta, secondo gli autori, un passo importante verso una pianificazione più realistica e olistica della transizione ecologica.
“La linea di fondo,” conclude Magalar, “è che i responsabili politici possono ora comprendere meglio come l’economia circolare è rappresentata nei modelli climatici e quali lacune restano da colmare. Solo così potremo garantire che ‘usare meno e meglio’ diventi davvero parte della soluzione, e non un’illusione verde.”
























































































































































































































































































