Condividi questo articolo

Riforma UE sulle batterie: Italia al 31,14% nel 2025. Nuovi criteri e target più duri al 2030 cambiano la raccolta

Il sistema europeo della raccolta e del riciclo delle batterie entra ufficialmente in una fase nuova. Con l’applicazione del Regolamento UE 2023/1542, la filiera viene ripensata in profondità, con criteri più rigorosi, una diversa modalità di calcolo dei risultati e obiettivi ambientali decisamente più ambiziosi.

In questo contesto, l’Italia registra nel 2025 un tasso di raccolta delle batterie portatili pari al 31,14%, secondo i dati diffusi dal Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori , il soggetto che in Italia monitora e coordina l’intero sistema.

Si tratta di un indicatore chiave perché riguarda le cosiddette batterie “di uso quotidiano”, quelle presenti in oggetti comuni come telecomandi, giocattoli, dispositivi elettronici e soprattutto smartphone e computer portatili. È proprio su questa categoria che l’Europa ha deciso di stringere la morsa normativa, spingendo verso una raccolta sempre più efficiente in ottica di economia circolare.

Un nuovo metodo di calcolo che cambia la lettura dei dati

Il dato del 2025 arriva però in un contesto che rende più complessa la lettura rispetto al passato. Il nuovo regolamento europeo ha infatti modificato il metodo di calcolo del tasso di raccolta, introducendo una media triennale per definire l’immesso sul mercato e rivedendo anche alcune categorie di batterie incluse nel conteggio.

Questo significa che il confronto con gli anni precedenti non è immediato: i numeri non raccontano più esattamente la stessa realtà statistica, ma fotografano un sistema in transizione verso una misurazione più uniforme a livello europeo.

Nonostante questo cambio di metodo, la direzione è chiara. L’Unione europea ha fissato obiettivi molto più stringenti: il 63% entro il 2027 e il 73% entro il 2030, soglie che richiederanno un’accelerazione significativa nei prossimi anni.

Crescita dei volumi e sistema in rafforzamento

Accanto al dato percentuale, il sistema italiano mostra comunque segnali di crescita nei volumi complessivi raccolti rispetto al 2024. Una dinamica che conferma il rafforzamento progressivo della filiera, sostenuta dal lavoro coordinato di produttori, sistemi collettivi, distributori, amministrazioni locali e gestori dei rifiuti.

Il quadro resta quindi quello di un settore in espansione operativa, ma ancora chiamato a colmare il divario rispetto ai nuovi obiettivi europei.

Castelli (CDCNPA): “Serve completare subito la riforma”

Nella foto Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori – Credit: CDCNPA

Il passaggio al nuovo sistema è destinato a incidere in modo strutturale sull’intero comparto. A sottolinearlo è Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori, che richiama la necessità di rendere pienamente operativa la riforma.

“Il Regolamento 2023/1542 introduce una struttura molto solida e ridisegna l’intera filiera delle batterie”, ha dichiarato Castelli, sottolineando come il ruolo del CDCNPA diventi sempre più centrale nel garantire coerenza, coordinamento e qualità dei dati lungo tutta la catena del sistema.

Secondo la presidente, però, il passaggio decisivo è ancora incompleto. “In questa fase – ha spiegato – è fondamentale accelerare il completamento degli strumenti attuativi previsti dalla riforma. Parliamo dell’aggiornamento del registro dei produttori, dell’adozione dello statuto tipo per i sistemi collettivi e della definizione delle modalità operative delle garanzie finanziarie”.

Castelli ha poi evidenziato come questi elementi non siano dettagli tecnici, ma condizioni essenziali per il funzionamento del nuovo modello europeo. Solo attraverso la loro piena implementazione, ha concluso, sarà possibile consolidare il sistema e accompagnare l’Italia verso il raggiungimento dei target fissati a Bruxelles.

Un settore sotto pressione ma in trasformazione

Il 2025 segna quindi un punto di svolta più qualitativo che numerico. Da un lato, la nuova metodologia cambia il modo in cui si leggono i dati; dall’altro, l’Europa accelera la pressione sugli Stati membri per aumentare la raccolta e ridurre la dispersione delle batterie.

Per l’Italia si apre una fase decisiva: non solo rispettare nuovi criteri statistici, ma soprattutto aumentare in modo significativo i volumi di raccolta per restare in linea con gli obiettivi europei del prossimo decennio.

Condividi questo articolo