- 04/05/2026
- Redazione
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OCSE: record di restrizioni sulle materie prime critiche. Supply chain sotto pressione, prezzi in aumento e rischi globali per energia e tecnologia
Le materie prime critiche, pilastro invisibile della transizione energetica e dell’economia digitale, stanno diventando sempre più difficili da ottenere. Non per una reale scarsità, ma per una crescente ondata di restrizioni all’esportazione che sta ridisegnando gli equilibri globali. A evidenziarlo è l’ultimo rapporto dell’OCSE, che fotografa una situazione sempre più tesa.
Un trend che dura da quindici anni
Negli ultimi quindici anni, i limiti imposti dai governi alla vendita all’estero di minerali strategici sono cresciuti senza interruzioni, fino a raggiungere il livello più alto mai registrato. Anche se nel 2024 il ritmo di crescita si è ridotto rispetto all’anno precedente, il fenomeno si sta ampliando: sempre più Paesi, soprattutto in Africa e Asia, stanno introducendo nuove restrizioni.
Il risultato è già visibile nei numeri: tra il 2022 e il 2024, il 16% del commercio globale di materie prime critiche è stato colpito da almeno una misura restrittiva.
I minerali chiave nel mirino
Al centro della stretta ci sono soprattutto le risorse fondamentali per la transizione energetica e le tecnologie digitali: cobalto, manganese, grafite e terre rare. Nel caso di cobalto e manganese, circa il 70% delle esportazioni globali è stato soggetto a limitazioni negli ultimi anni.
Questo significa che intere filiere industriali – dalle batterie per auto elettriche ai dispositivi elettronici – rischiano rallentamenti e rincari.
Offerta concentrata e vulnerabilità globale
A rendere il quadro più fragile è la forte concentrazione dell’offerta. La produzione globale di molte materie prime critiche è nelle mani di pochi Paesi: oltre due terzi per cobalto, litio e nichel, e quasi il 90% per le terre rare.
Anche le politiche restrittive seguono una logica simile: India, Cina, Argentina, Vietnam e Burundi rappresentano oltre la metà delle nuove misure adottate dal 2009 a oggi.
Come ha sottolineato il segretario generale dell’OCSE, Mathias Cormann, queste restrizioni aumentano la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, riducendo i volumi disponibili e spingendo i prezzi verso l’alto.
Economia circolare sempre più strategica
Un elemento meno evidente ma cruciale riguarda i materiali riciclati. Nel 2024 sono tra i più colpiti dalle restrizioni, segnale del loro crescente valore strategico e del ruolo sempre più centrale dell’economia circolare.
Allo stesso tempo, le limitazioni sulle materie prime “a monte”, come minerali grezzi e metalli, sono aumentate di dieci volte dal 2009. Una tendenza che riflette la volontà dei Paesi produttori di trattenere più valore all’interno dei propri confini.
Più divieti e logiche di bilancio
Le misure stanno diventando anche più dure. Divieti di esportazione e quote rappresentano ormai oltre un terzo delle nuove restrizioni.
La motivazione principale è sempre più economica: la necessità di generare entrate. Oggi è la ragione più citata dai governi, arrivando a spiegare quasi la metà delle nuove misure.
Impatti concreti su imprese e consumatori
Il quadro che emerge è quello di un sistema globale più instabile. Con una domanda in forte crescita e un’offerta rigida, le conseguenze sono inevitabili: prezzi più alti, forniture meno prevedibili e maggiore competizione tra economie.
Per l’OCSE, la soluzione passa da maggiore trasparenza e cooperazione internazionale. Ma il trend attuale racconta una direzione diversa: quella di un mondo sempre più frammentato anche sul fronte delle risorse strategiche.




































































































































































































































