- 22/03/2026
- Redazione
- 0
Dalle nuove norme sulle batterie ai veicoli fuori uso: cosa cambia davvero e perché è importante. Il viaggio di “Impianti Aperti” riparte dal Piemonte
Che fine fa un’auto quando smettiamo di usarla? È una domanda che in pochi si pongono davvero. Eppure, dietro a quel momento c’è un intero sistema fatto di impianti, tecnologie e regole sempre più stringenti.
Per raccontarlo da vicino, è ripartito dal Piemonte “Impianti Aperti on the Road”, il progetto di ASSOAMBIENTE che porta cittadini, studenti e istituzioni dentro i luoghi della gestione dei rifiuti. La prima tappa si è svolta a Lombardore, vicino Torino, in un impianto di autodemolizione completamente rinnovato.
Qui, tra carcasse di auto e componenti smontati con precisione, si è parlato soprattutto di uno dei temi più attuali: le batterie.
Il problema delle batterie (che diventerà sempre più grande)
Con la diffusione delle auto elettriche e ibride, le batterie stanno diventando una delle sfide più complesse della transizione ecologica.
Non si tratta solo di smaltirle. Questi dispositivi sono delicati, possono rappresentare un rischio se non gestiti correttamente e, allo stesso tempo, racchiudono un enorme valore. Al loro interno si trovano infatti materiali strategici come litio, cobalto e nichel, indispensabili per produrre nuove batterie e sostenere l’evoluzione tecnologica.
Il problema è che il sistema di raccolta e gestione non è ancora all’altezza della crescita del settore. Oggi, infatti, solo una parte limitata delle batterie viene intercettata correttamente, segno che c’è ancora molta strada da fare.
Le nuove regole: più responsabilità per chi produce
A cambiare le cose interviene una nuova normativa entrata in vigore a marzo 2026, che aggiorna le regole italiane allineandole a quelle europee e ridefinisce l’intera filiera delle batterie.
Il principio di fondo è semplice ma incisivo: chi immette batterie sul mercato dovrà occuparsi anche della loro gestione a fine vita. Questo significa che i produttori saranno chiamati a sostenere economicamente e organizzativamente tutte le fasi del processo, dalla raccolta al trasporto, fino al trattamento e al riciclo finale.
Si tratta di un rafforzamento concreto della cosiddetta responsabilità estesa del produttore, che diventa uno dei pilastri del sistema.
A questo si aggiunge un ulteriore cambiamento rilevante: a partire dal 9 dicembre 2026, i rifiuti di batterie saranno classificati come pericolosi. Questa novità comporterà l’introduzione di procedure più rigorose, controlli più stringenti e una maggiore attenzione soprattutto nelle fasi di movimentazione e spedizione.
Una corsa contro il tempo sugli obiettivi europei
Il quadro si inserisce in una sfida più ampia, quella fissata dall’Unione Europea, che ha stabilito obiettivi molto chiari in termini di raccolta.
Nei prossimi anni sarà necessario aumentare in modo significativo la quantità di batterie recuperate, passando dagli attuali livelli a traguardi ben più ambiziosi entro il 2027 e il 2030. Tuttavia, la distanza da questi obiettivi è ancora evidente.
Per colmare questo divario non basterà un singolo intervento, ma servirà un cambiamento strutturale. Sarà fondamentale potenziare i sistemi di raccolta sul territorio, migliorare l’informazione e la consapevolezza dei cittadini e rafforzare il coordinamento tra tutti gli attori coinvolti, dalle aziende che producono batterie agli operatori logistici, fino agli impianti di trattamento.
Perché il riciclo è una risorsa, non solo un obbligo
Guardare alle batterie solo come a un rifiuto sarebbe però riduttivo. In realtà rappresentano una delle risorse più importanti per il futuro dell’economia circolare.
Recuperare i materiali che contengono significa ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime, spesso concentrate in poche aree del mondo, e allo stesso tempo diminuire l’impatto ambientale legato all’estrazione.
In questo senso, il riciclo diventa un passaggio strategico. Il vero obiettivo sarà riuscire a reinserire queste materie nel ciclo produttivo, utilizzandole per realizzare nuove batterie e dando vita a un sistema realmente circolare.
Aprire gli impianti per capire cosa succede davvero
È proprio su questa consapevolezza che si basa “Impianti Aperti”, l’iniziativa di ASSOAMBIENTE che punta a rendere più trasparente un settore spesso poco conosciuto.
Visitare un impianto, osservare da vicino le operazioni di smontaggio di un veicolo e comprendere come vengono recuperati i materiali permette di superare diffidenze e luoghi comuni.
In questo modo, la transizione ecologica smette di essere un concetto astratto e diventa qualcosa di concreto, fatto di processi, tecnologie e lavoro quotidiano.
































































































































































































































































































