- 23/01/2026
- Simone Martino
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L’Europa ricicla poche batterie al litio e dipende dalle importazioni di materie prime critiche. Uno studio dell’Università di Brescia propone hub modulari per colmare il divario con la Cina
L’Europa accelera sulla transizione energetica, ma rischia di farlo con fondamenta fragili. Le batterie agli ioni di litio – cuore della mobilità elettrica e dei sistemi di accumulo – stanno diventando una questione geopolitica prima ancora che industriale. A lanciare l’allarme, ma anche una proposta concreta, è uno studio dell’Università degli Studi di Brescia pubblicato sulla rivista Resources, Environment and Sustainability (Elsevier).
Al centro della ricerca, firmata da Elza Bontempi, c’è un dato che pesa come un macigno: il riciclo delle batterie esauste in Europa è ancora marginale e la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche resta elevatissima, soprattutto nei confronti della Cina.
Un ritardo strutturale che pesa sulla transizione verde
«Mentre la transizione verso l’elettrificazione accelera – spiega Bontempi – l’Europa si trova in una posizione difficile: è quasi completamente dipendente dalle importazioni di materie prime strategiche come litio e cobalto e, allo stesso tempo, ha una capacità molto limitata di riciclarle».
I numeri fotografano con chiarezza il divario: la capacità europea di riciclo delle batterie a fine vita è di appena 0,5 milioni di tonnellate, quasi cento volte inferiore a quella cinese. Ancora più critico è il destino della cosiddetta black mass, la polvere nera ricca di litio, nichel e cobalto che si ottiene dalla frantumazione delle batterie. Oltre il 50% di questo materiale viene esportato in Asia, per poi essere riacquistato sotto forma di materia prima raffinata.
Un paradosso industriale che alimenta la dipendenza strategica: la Cina controlla oggi circa il 90% della capacità globale di raffinazione delle materie prime per le batterie.
Un mosaico frammentato di impianti e regole
Il problema non è solo quantitativo, ma strutturale. In Europa gli impianti di pretrattamento – dove le batterie vengono raccolte, smontate e preparate al riciclo – sono diffusi localmente. Gli impianti di raffinazione, invece, sono pochi, concentrati in alcune aree industriali e spesso gestiti da operatori extra-UE.
A questo si aggiungono:
processi tecnologici non standardizzati
normative differenti tra Stati membri
regole diverse per il trasporto e lo smaltimento di batterie e black mass
una filiera frammentata tra aziende di rifiuti, chimica, raffinazione e produttori
Il risultato è un insieme di progetti pilota e studi di laboratorio difficili da confrontare e quasi impossibili da scalare a livello industriale.
La proposta: hub modulari per il riciclo europeo
È proprio da questo ritardo che, secondo lo studio, può nascere un’opportunità. La soluzione proposta è la creazione di centri di riciclo europei modulari, progettati per ospitare e confrontare diverse tecnologie di riciclaggio in condizioni identiche.
«L’obiettivo – spiega Bontempi – è trasformare il ritardo tecnologico e infrastrutturale in un vantaggio competitivo, puntando su impianti flessibili, adattabili e scientificamente validati».
Il primo passo sarebbe un progetto pilota capace di trattare tra 1.000 e 5.000 tonnellate di materiale all’anno, fungendo da ponte tra ricerca accademica, industria e politiche pubbliche. Un unico centro fisico, supportato da una piattaforma digitale condivisa, in grado di far dialogare innovazione, sperimentazione e applicazione industriale.
Un’idea in linea con le nuove politiche UE
La proposta si inserisce nel quadro delle nuove strategie europee, dal Regolamento Batterie al Critical Raw Materials Act (CRMA), fino al piano RESourceEU e al futuro Centro europeo per le materie prime critiche, previsto per il 2026.
Grazie a questi strumenti, gli hub modulari potrebbero beneficiare di procedure autorizzative accelerate e finanziamenti strategici, riducendo il rischio per gli investimenti privati e rafforzando l’autonomia industriale europea.
Dai rifiuti a una miniera urbana europea
«Il futuro del riciclo – conclude Bontempi – non sarà definito da un singolo processo “perfetto”, ma dalla capacità di integrare tecnologie diverse in un quadro flessibile e validato scientificamente».
La posta in gioco è alta: trasformare le batterie esauste delle auto elettriche e dei dispositivi elettronici da rifiuto costoso a risorsa strategica domestica, costruendo una vera miniera urbana europea. Una scelta industriale che potrebbe ridisegnare gli equilibri della transizione energetica e ridurre una dipendenza oggi considerata uno dei principali talloni d’Achille dell’Unione.










































































































































































































































































