- 01/03/2026
- Redazione
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La nuova legge sulla rottamazione dei veicoli in fermo amministrativo è in vigore dal 20 febbraio 2026. ADA chiede protocolli nazionali per evitare che la norma resti inapplicata
Una norma attesa da anni, che potrebbe contribuire a togliere dalle strade oltre un milione e mezzo di veicoli ormai inutilizzabili, alimentando al tempo stesso la filiera dell’economia circolare.
La nuova legge sulla radiazione e demolizione dei veicoli sottoposti a fermo amministrativo è entrata in vigore lo scorso 20 febbraio e punta a semplificare una procedura finora spesso bloccata da ostacoli burocratici.
Ma perché la misura funzioni davvero, servono protocolli condivisi e linee guida uniformi su tutto il territorio nazionale. È questo il messaggio lanciato da Anselmo Calò, presidente di ADA – Associazione Nazionale Demolitori Autoveicoli, aderente a Assoambiente, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione della legge presso la Camera dei Deputati.
Cosa cambia con la nuova normativa
Il provvedimento, promosso dai deputati Gaetana Russo e Fabio Raimondo, introduce una semplificazione significativa: consente la rottamazione dei veicoli sottoposti a fermo amministrativo, a condizione che venga riconosciuta la loro inutilizzabilità.
Finora, molte auto colpite da fermo restavano bloccate in una sorta di limbo amministrativo. Non potevano circolare, ma nemmeno essere demolite con facilità. Il risultato è stato un accumulo di mezzi abbandonati in garage, cortili o parcheggi pubblici, con evidenti ricadute sul decoro urbano e sull’ambiente.
La nuova legge prova a sciogliere questo nodo, rendendo più lineare il percorso verso la radiazione dal Pubblico Registro Automobilistico e la demolizione.
Il nodo dell’inutilizzabilità
Secondo Calò, però, la vera partita si gioca sull’interpretazione del concetto di “inutilizzabilità”. Se questa definizione dovesse essere applicata in modo restrittivo da alcune amministrazioni, la norma rischierebbe di perdere gran parte della sua efficacia.
Per questo il presidente di ADA sottolinea la necessità di chiarire che il concetto non è vago, ma deve essere inteso in senso ampio, così da evitare interpretazioni eccessivamente prudenti che potrebbero bloccare le procedure. Senza strumenti applicativi concreti e uniformi, avverte, si corre il rischio di avere una buona legge, ma di non renderla davvero accessibile ai cittadini.
Un impatto diretto su ambiente e città
La questione non riguarda soltanto la semplificazione burocratica. Sbloccare la rottamazione dei veicoli in fermo amministrativo significa anche ridare slancio alla filiera del riciclo automobilistico.
Ogni auto correttamente demolita consente di recuperare materiali preziosi come acciaio, alluminio e altre componenti riutilizzabili nei cicli produttivi. Allo stesso tempo permette di gestire in modo sicuro rifiuti potenzialmente pericolosi, come oli esausti e batterie, evitando dispersioni nell’ambiente.
La rimozione progressiva di centinaia di migliaia di veicoli inutilizzati avrebbe inoltre un effetto concreto sul decoro urbano e sulla gestione degli spazi pubblici, contribuendo a decongestionare aree già sotto pressione nelle grandi città.
La proposta: un tavolo nazionale per un vademecum attuativo
Per evitare applicazioni disomogenee sul territorio, ADA propone l’avvio di un tavolo di lavoro che coinvolga istituzioni e operatori del settore. L’idea è mettere attorno allo stesso tavolo il Ministero dell’Interno, le Prefetture, i Comuni, ANCI, ACI-PRA e i rappresentanti della filiera della rottamazione.
L’obiettivo sarebbe quello di definire un vademecum attuativo condiviso, capace di chiarire passaggi, responsabilità e criteri applicativi, così da evitare che i benefici della legge restino intrappolati in procedure complesse o interpretazioni divergenti.
Una riforma che può fare la differenza
La nuova normativa rappresenta un’occasione concreta per intervenire su un problema strutturale del parco auto italiano: veicoli formalmente registrati ma di fatto inutilizzabili, che occupano spazio e non generano alcun valore economico o ambientale.
Se accompagnata da linee guida chiare e da una collaborazione efficace tra amministrazioni e imprese, la legge potrebbe tradursi in meno burocrazia per i cittadini, maggiore efficienza per gli enti pubblici e un impulso significativo all’economia circolare. La sfida, ora, è trasformare l’intenzione legislativa in una pratica uniforme e realmente operativa su tutto il territorio nazionale.








































































































































































































