- 12/02/2026
- Redazione
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Dal vertice di Anversa l’appello di Assocarta: costi energetici raddoppiati, ETS quadruplicato e paradosso del riciclo
L’industria cartaria italiana lancia un segnale forte da Anversa, dove si è riunito un vertice europeo con la partecipazione della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, capi di Stato e commissari UE. Sul tavolo, la competitività dell’industria europea in un contesto segnato da costi energetici elevati, tensioni commerciali e regole ambientali sempre più stringenti.
Al centro del confronto, la Dichiarazione di Anversa, sostenuta da oltre 1.300 organizzazioni industriali europee, che chiede un Patto Industriale Europeo capace di affiancare il Green Deal e riportare la politica industriale al centro dell’agenda comunitaria.
Per l’Italia era presente anche l’industria cartaria, rappresentata da Assocarta. Il presidente Lorenzo Poli non usa mezzi termini: «Le industrie ad alta intensità energetica stanno affrontando pressioni senza precedenti».
Energia e ETS: costi raddoppiati e quote CO₂ quadruplicate
Il cuore del problema è nei numeri. I costi dell’energia per le imprese energivore risultano ancora oggi circa il doppio rispetto al periodo pre-crisi. A questo si aggiunge il peso dell’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂, i cui prezzi sono quadruplicati rispetto ai livelli pre-Covid.
Per un settore come quello cartario, che rientra tra le industrie manifatturiere ad alta intensità energetica, l’impatto è diretto sulla competitività. L’intero comparto energivoro europeo genera oltre 1.500 miliardi di euro di fatturato e occupa 6,6 milioni di lavoratori diretti.
«Senza interventi immediati su energia, ETS e difesa commerciale, il rischio di una deindustrializzazione irreversibile è concreto», ha avvertito Poli.
A complicare il quadro ci sono anche le pratiche commerciali considerate sleali e le tensioni internazionali, aggravate dai dazi statunitensi, che comprimono ulteriormente i margini delle imprese europee.
Il paradosso italiano del riciclo: esportiamo macero e reimportiamo prodotti finiti
Se il fronte energetico è critico, quello del riciclo racconta un paradosso tutto italiano.
L’Italia è tra i leader europei nel riciclo della carta. Eppure ogni anno esporta oltre 1,7 milioni di tonnellate di macero — circa un quarto della raccolta nazionale — che vengono lavorate all’estero per poi rientrare nel nostro Paese sotto forma di prodotti finiti.
Il risultato? «Si perdono valore industriale, benefici ambientali e posti di lavoro», ha sottolineato Poli.
Il sistema produttivo nazionale sta lavorando sotto la soglia ottimale del 90-95% di utilizzo della capacità. Dal 2025 hanno già chiuso sei cartiere su circa 150 impianti attivi. Quando gli impianti non saturano la produzione, diventa economicamente più conveniente esportare materia prima anziché trasformarla in prossimità, indebolendo la filiera nazionale e l’economia circolare.
Asimmetrie tra Stati membri e rischio delocalizzazione
Un altro nodo riguarda le forti differenze nei costi energetici e ambientali tra i Paesi UE. Le asimmetrie regolatorie e tariffarie rischiano di penalizzare la produzione in alcuni Stati membri, spingendo gli investimenti verso aree più competitive o addirittura fuori dall’Europa.
Il timore espresso dall’industria è chiaro: senza un coordinamento europeo più incisivo, il Green Deal rischia di trasformarsi in un fattore di perdita industriale invece che in un motore di innovazione.
Senza industria non c’è transizione verde
La Dichiarazione di Anversa punta a riequilibrare il rapporto tra sostenibilità e competitività. L’obiettivo non è frenare la transizione climatica, ma renderla sostenibile dal punto di vista economico e industriale.
«Servono energia competitiva, un ETS sostenibile e politiche industriali europee coerenti per mantenere la produzione in Europa», ha concluso il presidente di Assocarta. «Senza industria non c’è transizione verde né vera economia circolare».
Il vertice di Anversa, convocato alla vigilia dell’incontro informale dei leader europei ad Alden Biesen dedicato proprio alla competitività, rappresenta un passaggio politico significativo. Resta ora da capire se dalle dichiarazioni d’intenti seguiranno misure concrete.
Perché la partita non riguarda solo il settore cartario, ma l’intero futuro manifatturiero europeo.
















































































































































































































































