- 18/04/2026
- Redazione
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Crollo dell’87% e impianti fermi: la crisi del riciclo plastica esplode in Europa. L’Italia denuncia concorrenza sleale e chiede interventi urgenti
L’Italia è diventata il simbolo di una crisi più ampia che sta colpendo l’intero sistema europeo del riciclo della plastica. Un settore strategico per la transizione ecologica, oggi però schiacciato tra costi crescenti, concorrenza globale e regole non uniformi.
A lanciare l’allarme è Walter Regis, presidente di Assorimap (l’Associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche), intervenuto a Bruxelles durante l’evento dedicato alla sovranità industriale europea nel comparto del riciclo.
“L’Italia è l’esempio più concreto di quello che sta succedendo in tutta Europa”, ha spiegato Regis. “Confidiamo che l’Unione europea riesca a trovare soluzioni che il settore attende da tempo”.
Numeri in rosso: crollo degli utili e capacità produttiva in calo
I dati raccontano una crisi profonda e strutturale. Solo nel 2025, il comparto ha perso 460 kilotonnellate di capacità di riciclo. Ancora più significativo è il crollo degli utili: -87% rispetto al 2021.
Numeri che evidenziano come il problema non sia temporaneo, ma il risultato di criticità accumulate negli anni. Assorimap ha portato questi dati al Parlamento europeo per trasformare una crisi industriale in una richiesta politica concreta.
Non una crisi congiunturale ma sistemica
Secondo gli operatori del settore, non si tratta di una fase negativa passeggera. Alla base ci sarebbero squilibri strutturali:
- distorsioni di mercato
- concorrenza sleale da parte di Paesi extra UE
- mancata armonizzazione delle normative europee
“La nostra presenza qui è un segnale chiaro”, ha sottolineato Regis. “Non è una crisi congiunturale, ma il risultato di anni di mancate politiche coordinate”.
Il nodo europeo: regole, controlli e concorrenza globale
Al centro del dibattito c’è il futuro Circular Economy Act, considerato decisivo per rilanciare il settore. Ma le criticità restano.
Paolo Glerean, consigliere delegato di Assorimap per le relazioni europee, ha evidenziato uno dei principali paradossi: le aziende europee sostengono costi elevati per rispettare standard ambientali stringenti, mentre prodotti importati da Paesi extra UE entrano nel mercato senza gli stessi obblighi.
“L’Europa vuole costruire un’economia circolare, ma senza controlli efficaci i risultati non arrivano”, ha spiegato.
Le richieste di Assorimap all’Unione europea
Dal tavolo di Bruxelles emergono proposte precise per salvare il comparto:
- introduzione di codici doganali per distinguere plastica riciclata e vergine
- criteri armonizzati per la definizione di “fine rifiuto”
- sistemi EPR più coordinati e orientati alla circolarità
- incentivi fiscali e accesso agli aiuti energetici per tutta la filiera
- requisiti premiali per il contenuto di riciclato prodotto in Europa
Tra le richieste più urgenti, anche l’anticipo al 2027 degli obblighi di utilizzo di plastica riciclata negli imballaggi, attualmente fissati al 2030 dal regolamento europeo.
“Ultima finestra utile per salvare il settore”
Il messaggio finale è netto: il tempo per intervenire è limitato.
“Il Circular Economy Act è l’ultima finestra utile”, ha concluso Regis. “Se la perdiamo, non perdiamo solo un settore industriale: rischiamo di smantellare l’unico comparto in grado di rendere concreta la transizione verso un’economia circolare in Europa”.





























































































































































































































