- 27/11/2025
- Redazione
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Migliorare qualità della raccolta e trattamento dell’organico è essenziale per centrare gli obiettivi UE su riciclo e biometano. Ecco cosa manca
Il rifiuto organico – cioè scarti di cucina e verde – rappresenta da solo più di un terzo della nostra spazzatura. Una montagna di circa 10 milioni di tonnellate l’anno che contribuisce per oltre il 40% al tasso di riciclaggio nazionale.
Eppure proprio questa risorsa, fondamentale per produrre compost e biometano, è finita al centro di un paradosso: dovrebbe spingerci verso gli obiettivi dell’economia circolare, ma è bloccata da incertezze normative e da un mercato del trattamento in forte crisi.
Un terzo dei rifiuti è organico: perché è così importante
La frazione organica pesa per il 34,7% sui rifiuti urbani in Italia e ha un tasso di riciclaggio effettivo che sfiora l’81%. Numeri che, sulla carta, dovrebbero rappresentare un punto di forza.
In realtà la qualità delle raccolte sta peggiorando: tra il 2010 e il 2023 il divario tra rifiuti differenziati e rifiuti realmente riciclati è salito dall’1,3% al 15,8%. La ragione è semplice: nei bidoni dell’umido finisce troppo materiale estraneo, che deve essere separato negli impianti. E quando gli impianti non sono efficienti, lo “scarto” finale cresce.
Se gli scarti del trattamento scendessero dal 21% attuale al 15%, l’Italia potrebbe riciclare 500 mila tonnellate in più, portando il tasso complessivo dal 50,8% al 52,6%.
Gli obiettivi europei: meno discariche, più riciclo
L’Europa chiede un salto di qualità: entro il 2035 bisognerà riciclare il 65% dei rifiuti urbani e ridurre la discarica al 10%. Tradotto, nel nostro Paese serve:
+14 punti percentuali di riciclo,
–7 punti percentuali di smaltimento in discarica.
Obiettivi raggiungibili, ma a patto di migliorare sia la qualità della raccolta sia l’efficienza degli impianti.

Una tempesta nel mercato del trattamento: prezzi dimezzati
Negli ultimi anni il mercato del trattamento dell’organico è entrato in una fase di forte turbolenza. Il costo per trattare una tonnellata di umido è crollato da circa 130 euro nel 2021 a 60 euro nel 2024-2025, con punte di 40 euro al Nord.
Una concorrenza aggressiva che mette fuori mercato molti impianti e scoraggia nuovi investimenti — anche quelli sostenuti dal PNRR. Con un rischio evidente: senza impianti solidi e sostenibili, non potremo raggiungere né gli obiettivi di riciclo né quelli di produzione di biometano.
Nord efficiente, Sud in difficoltà: cosa dicono i flussi
I numeri sui movimenti dei rifiuti parlano chiaro: Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia hanno un forte surplus di capacità mentre Campania, Lazio e Toscana mostrano invece un deficit evidente.
Gli impianti del Nord, più efficienti, attirano rifiuti da altre regioni grazie a costi competitivi. Un fenomeno naturale in un mercato aperto, ma che solleva il tema del rapporto tra “prossimità” e “concorrenza”.

Prossimità o concorrenza? Un equilibrio ancora da trovare
La legge italiana dice due cose apparentemente opposte:
i rifiuti destinati al riciclo devono poter circolare liberamente,
ma devono anche essere trattati il più vicino possibile al luogo di produzione.
Negli ultimi anni ARERA ha provato a creare ordine distinguendo tra impianti “integrati”, “minimi” e “aggiuntivi”. Ma diverse Regioni hanno abusato della categoria degli impianti “minimi”, sottraendo flussi al mercato anche dove non c’erano reali carenze.
Nel 2023 interventi di Antitrust, ANAC e Consiglio di Stato avevano riportato chiarezza: concorrenza come regola, prossimità come criterio tecnico ma non distorsivo.
Poi, nel 2025, nuove sentenze hanno ribaltato il tavolo: la prossimità può prevalere, anche attribuendo punteggi molto alti alla distanza negli appalti. Di nuovo, incertezza.
Cosa fare per uscire dal paradosso
Il Position Paper del Laboratorio REF “Rifiuto organico: migliorare la qualità delle raccolte e l’efficienza del trattamento per raggiungere gli obiettivi di riciclaggio” suggerisce diverse soluzioni che puntano su regole chiare e indicatori oggettivi.
1. Premiare gli impianti davvero efficienti: Non basta essere vicini, bisogna essere bravi. ARERA ha già definito metriche precise su: efficacia del trattamento, percentuale di scarti, produzione di energia, emissioni associate al trasporto.
Dal 2026 questi indicatori dovrebbero entrare stabilmente nei bandi di gara, evitando premi automatici alla semplice distanza geografica.
2. Chiarezza sul ruolo degli impianti “minimi”: Dovrebbero essere usati solo dove esiste un vero deficit strutturale — oggi soprattutto in Campania.
3. Integrazione con il territorio per gli impianti PNRR: Gli impianti finanziati con fondi pubblici dovrebbero essere legati agli affidamenti del servizio, con sistemi trasparenti di “profit sharing” basati su ricavi da compost ed energia.
4. Rafforzare la qualità tecnica delle raccolte: Servono regole chiare anche per subappaltatori e gestori operativi: non è accettabile che gli appalti considerino solo la distanza e ignorino efficienza ed emissioni.
Un’occasione da non perdere
Il rifiuto organico è una risorsa strategica per l’Italia: permette di produrre compost, energia rinnovabile e biometano. Ma senza qualità nelle raccolte e senza un mercato stabile del trattamento, gli obiettivi europei resteranno lontani.
La tecnologia esiste, la capacità industriale anche. Ora servono regole chiare, investimenti e una visione che metta al centro l’efficienza — non solo i chilometri percorsi dai rifiuti.






























































































































































































































