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La Commissione europea invia un parere motivato all’Italia per il recepimento incompleto della direttiva sulla plastica monouso e per la violazione delle norme sulla trasparenza del mercato unico

Nuovo richiamo di Bruxelles all’Italia sul fronte ambientale. La Commissione europea ha deciso di inviare al governo italiano un parere motivato, uno dei passaggi più avanzati della procedura di infrazione, per il recepimento incompleto della normativa europea sulle plastiche monouso.

Secondo Bruxelles, la legislazione italiana non applica correttamente alcune parti della Direttiva (UE) 2019/904, pensata per ridurre l’impatto ambientale dei prodotti in plastica usa e getta e favorire il passaggio a un’economia più sostenibile.

Roma ha ora due mesi di tempo per adeguarsi. In caso contrario, la Commissione potrebbe decidere di portare il caso davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Cos’è la direttiva europea sulla plastica monouso

La direttiva europea sulle plastiche monouso è uno dei pilastri delle politiche ambientali dell’Unione.

L’obiettivo è duplice:

  • ridurre l’inquinamento da plastica nei mari e nell’ambiente

  • promuovere l’economia circolare, incentivando materiali e modelli di produzione più sostenibili

La normativa riguarda molti prodotti di uso quotidiano, come contenitori per alimenti, stoviglie, cannucce e altri oggetti usa e getta che rappresentano una quota significativa dei rifiuti marini.

I punti contestati all’Italia

Secondo la Commissione europea, alcune scelte adottate nel recepimento della direttiva in Italia rischiano di limitarne l’efficacia.

In particolare Bruxelles contesta tre aspetti principali.

Una definizione di plastica troppo restrittiva

La normativa italiana avrebbe introdotto una soglia minima nella definizione di “plastica”, restringendo il campo di applicazione della direttiva europea.

Esenzione per alcuni prodotti biodegradabili

Alcuni prodotti in plastica biodegradabile sarebbero stati esclusi da parte delle regole previste dalla direttiva, riducendo di fatto la portata delle misure ambientali.

Responsabilità limitata per i produttori

Un altro punto critico riguarda la responsabilità estesa dei produttori, che secondo la direttiva dovrebbero contribuire ai costi di raccolta e gestione dei rifiuti generati dai loro prodotti.

La legislazione italiana, secondo Bruxelles, limiterebbe questa responsabilità.

Il rischio: più microplastiche nell’ambiente

Secondo la Commissione, queste limitazioni potrebbero compromettere l’approccio preventivo previsto dalla normativa europea.

Un campo di applicazione più ristretto potrebbe infatti tradursi in un aumento della dispersione di frammenti di plastica persistenti e microplastiche nell’ambiente, con possibili effetti negativi sugli ecosistemi e sulla salute umana.

C’è poi un altro problema: se ogni Paese applica la direttiva in modo diverso, si rischia di creare regole non uniformi nel mercato unico europeo, con potenziali distorsioni per imprese e produttori.

Contestata anche la procedura legislativa

Oltre ai contenuti della legge, Bruxelles contesta anche un problema procedurale.

Secondo la Commissione, l’Italia non avrebbe rispettato le regole previste dalla Direttiva (UE) 2015/1535, che disciplina la trasparenza delle norme tecniche nel mercato interno.

In particolare, il governo avrebbe adottato la legislazione nazionale prima della fine del periodo di sospensione di tre mesi, necessario per consentire agli altri Stati membri e alla Commissione di esaminare eventuali effetti sul mercato unico.

I prossimi passi della procedura di infrazione

La Commissione aveva già inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora nel maggio 2024, primo passaggio della procedura.

Dopo aver valutato la risposta del governo italiano, Bruxelles ha però ritenuto che il recepimento della direttiva resti ancora incompleto e non conforme.

Per questo è stato deciso l’invio del parere motivato. Ora l’Italia ha due mesi per rispondere e adottare le misure necessarie.

Se non arriveranno correzioni adeguate, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

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