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Il sondaggio Ipsos presentato a Ecoforum 2026 fotografa un Paese sempre più favorevole all’economia circolare e alle rinnovabili. Legambiente: ora servono investimenti e meno burocrazia

L’economia circolare conquista sempre più spazio nella percezione degli italiani e si conferma una delle leve strategiche per rafforzare competitività, indipendenza energetica e sostenibilità ambientale del Paese.

È il messaggio che emerge dal sondaggio Ipsos “Rigenerare il futuro”, presentato a Roma durante la XIII edizione di Ecoforum, l’appuntamento nazionale dedicato all’economia circolare promosso da Legambiente, Kyoto Club e Nuova Ecologia.

I dati raccontano un Paese più consapevole rispetto al passato. Oggi il 78% degli italiani dichiara di conoscere il concetto di economia circolare, in crescita di otto punti percentuali rispetto allo scorso anno, mentre quasi un cittadino su due ritiene che l’Italia debba valorizzare maggiormente la propria leadership europea nel riciclo dei rifiuti.

L’Italia resta leader nel riciclo ma la sfida è trasformare il primato in sviluppo industriale

Secondo il sondaggio, il 45% degli intervistati ritiene che il Paese debba puntare con maggiore decisione sul proprio primato europeo nella gestione dei rifiuti. L’Italia, infatti, è il primo Paese dell’Unione europea per percentuale di riciclo complessivo dei rifiuti urbani e speciali, con un tasso del 92,6%.

Un risultato importante che, secondo Legambiente, non basta però a garantire il raggiungimento degli obiettivi europei. L’Italia è infatti ancora distante dal target del 65% di riciclo dei rifiuti urbani entro il 2035, una criticità che limita la disponibilità di materie prime seconde indispensabili per alimentare l’industria nazionale e ridurre la dipendenza dall’estero.

PNRR, impianti e materie prime seconde: le priorità indicate da Legambiente

Per l’associazione ambientalista il passaggio decisivo riguarda ora la capacità di trasformare gli investimenti in infrastrutture operative.

Le richieste rivolte al Governo si concentrano su alcune priorità precise:

  • completare gli impianti finanziati dal PNRR;
  • accelerare l’aggiornamento dei Piani regionali dei rifiuti;
  • semplificare i decreti End of Waste;
  • sviluppare il mercato delle materie prime seconde;
  • rafforzare il recupero delle materie prime critiche provenienti dai RAEE.

Secondo Legambiente, questi interventi permetterebbero all’Italia di consolidare una filiera industriale capace di ridurre la dipendenza dalle importazioni e aumentare la competitività del sistema produttivo.

Anche gli italiani spingono sulla transizione energetica

L’indagine Ipsos mostra come la crescita della cultura della circolarità proceda di pari passo con il consenso verso la transizione energetica.

Il 44% degli intervistati indica infatti tra le priorità del Governo l’incentivazione delle fonti rinnovabili, mentre il 69% si dichiara favorevole alla presenza di impianti eolici o fotovoltaici nelle vicinanze della propria abitazione. Un dato che ridimensiona la narrazione secondo cui la maggioranza dei cittadini sarebbe contraria ai nuovi impianti.

Parallelamente, il 35% degli italiani chiede alle amministrazioni locali di velocizzare le autorizzazioni, considerate uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle infrastrutture energetiche.

“In un contesto globale caratterizzato da crisi climatica, guerre, instabilità geopolitica, crescita dei costi energetici e delle materie prime – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è importante che l’Italia investa su politiche e investimenti che mettano al centro l’obiettivo dell’indipendenza dall’estero, puntando su innovazione, fonti pulite ed economia circolare. Come emerge anche dal nostro sondaggio, in Italia c’è una maggioranza silenziosa che vuole che il paese imbocchi la via maestra tracciata da rinnovabili e circolarità per portare benefici ai territori, ridurre i costi e aumentare la competitività del Paese”.

Il nodo del post PNRR

L’edizione 2026 di Ecoforum arriva in un momento cruciale per la transizione ecologica italiana.

Con la conclusione della fase operativa del PNRR e l’avvio delle nuove politiche europee sull’economia circolare, il prossimo anno sarà determinante per trasformare gli obiettivi fissati dall’Unione europea in risultati concreti.

L’Italia ha già ottenuto oltre 153 miliardi di euro attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza e ha raggiunto più della metà dei target previsti. Tuttavia, secondo Legambiente, la spesa effettiva resta ancora troppo lenta rispetto alle risorse disponibili.

Il tessile e i RAEE tra le nuove filiere strategiche

Tra i temi affrontati da Ecoforum 2026 figura anche il futuro delle filiere industriali della circolarità.

Per Legambiente sarà fondamentale approvare il sistema di responsabilità estesa del produttore per il tessile, rafforzare la raccolta differenziata e investire nell’innovazione per migliorare il riciclo dei materiali.

Particolare attenzione viene dedicata anche alle materie prime critiche recuperabili dai RAEE, considerate strategiche per l’autonomia industriale europea.

Oli minerali usati, l’Italia resta un modello europeo

La cultura della circolarità trova conferma anche nella gestione degli oli minerali usati.

Secondo il sondaggio Ipsos, l’82% degli italiani considera importante la raccolta e la rigenerazione dell’olio esausto, riconoscendone soprattutto il valore ambientale.

“Gli italiani non immaginano che il loro Paese sia di gran lunga più avanzato nella circolarità degli oli minerali anche di Europa e Stati Uniti. Dovrebbero invece sapere che ciò accade perché la Circolarità non è affidata solo al libero mercato e al profitto, ma a un Consorzio che non ha fine di lucro che ogni mattina si sveglia e, pensando alla Circolarità, indica la via alle imprese della filiera”, ha dichiarato Riccardo Piunti presidente del CONOU.

Sul fronte industriale, la filiera italiana guidata dal CONOU continua a rappresentare un caso di eccellenza: nel 2025 sono state raccolte 194.500 tonnellate di olio usato e oltre il 98% è stato rigenerato per produrre nuove basi lubrificanti, un risultato largamente superiore alla media europea.

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