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Il settore italiano delle bioplastiche biodegradabili e compostabili chiude il 2025 con fatturato, produzione e numero di imprese in diminuzione. I dati emergono dal 12° Rapporto Annuale di Assobioplastiche presentato ieri a Roma 

Dopo anni di crescita sostenuta, il comparto italiano delle bioplastiche biodegradabili e compostabili attraversa una fase complessa. I dati del 12° Rapporto Annuale di Assobioplastiche fotografano un 2025 in contrazione sotto diversi indicatori chiave: fatturato, produzione, numero di imprese e occupazione registrano infatti una flessione rispetto all’anno precedente.

Secondo lo studio realizzato da Plastic Consult, la filiera nazionale conta oggi 252 aziende attive, con 2.838 addetti dedicati e una produzione complessiva di 119.100 tonnellate di manufatti compostabili. Il valore complessivo del settore si attesta a 656 milioni di euro.

Rispetto al 2024, il fatturato è diminuito del 6,8%, la produzione del 2% e gli addetti del 2,6%. Ancora più significativo il calo del numero di imprese, scese del 9,4%, segnale di un consolidamento forzato e dell’uscita dal mercato di numerosi operatori.

Le cause della frenata: dumping, consumi deboli e incertezza normativa

Dietro la contrazione del settore si intrecciano diversi fattori economici e normativi. A pesare è innanzitutto la pressione competitiva generata dal dumping economico, che continua a comprimere i margini delle aziende italiane. A questo si aggiungono consumi stagnanti e una domanda che fatica a recuperare i livelli pre-crisi.

Un altro elemento determinante riguarda l’incertezza normativa. Le imprese attendono da tempo regole più chiare sia a livello nazionale sia europeo per programmare investimenti e sviluppo industriale.

Secondo Assobioplastiche, proprio la mancanza di una direzione definita su alcuni comparti strategici, come quello delle capsule compostabili, sta rallentando nuovi progetti e investimenti già pronti a partire.

Assobioplastiche: “Serve una visione chiara per tornare a crescere”

“I numeri del 2025 non ci sorprendono: sono la conseguenza di dumping economico, consumi stagnanti e incertezze normative”, afferma il presidente di Assobioplastiche, Luca Bianconi.

Secondo il numero uno dell’associazione, tuttavia, proprio durante questa fase complessa emerge la capacità di reazione della filiera. Le nuove normative europee sul packaging e i futuri provvedimenti nazionali sui prodotti riutilizzabili e compostabili potrebbero infatti trasformarsi in un’opportunità per rilanciare gli investimenti e accelerare l’innovazione.

“La filiera è pronta e coesa”, conclude Bianconi. “La nostra scelta non è essere contro qualcuno, ma favorire un’innovazione sistemica che possa rappresentare un valore per l’intera economia italiana ed europea”.

Una crisi che interrompe dieci anni di crescita

La fase negativa rappresenta una netta inversione di tendenza rispetto al percorso vissuto dal comparto tra il 2012 e il 2022.

Per oltre un decennio l’industria delle bioplastiche aveva infatti registrato una crescita quasi costante, sostenuta dall’innovazione tecnologica e dall’aumento della sensibilità ambientale.

Negli ultimi tre anni, invece, il quadro è cambiato radicalmente. Alla debolezza dei consumi si sono aggiunti fenomeni di contraffazione e una concorrenza sempre più aggressiva sul mercato globale.

Il rallentamento non riguarda esclusivamente l’Italia. Anche a livello internazionale il settore sta vivendo una fase di assestamento: la capacità produttiva globale delle bioplastiche viene utilizzata per poco più del 70%, nonostante un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente.

L’innovazione diventa la strategia per resistere

Se i numeri raccontano una fase difficile, il settore continua però a investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove applicazioni ad alto valore aggiunto.

Le aziende stanno concentrando gli sforzi su prodotti tecnologicamente più avanzati, in grado di garantire prestazioni sempre più elevate in termini di conservazione degli alimenti, resistenza e funzionalità.

Particolare attenzione viene riservata al packaging alimentare e alle soluzioni destinate al canale Horeca, segmenti nei quali le bioplastiche possono offrire vantaggi concreti anche nella gestione della raccolta dell’organico e nell’economia circolare.

Tra i comparti applicativi, proprio il film per imballaggio alimentare è quello che nel 2025 ha mostrato le performance migliori, mentre l’imballaggio non alimentare ha registrato la flessione più marcata.

Il capitale umano resta il vero punto di forza

Nonostante le difficoltà, la perdita di occupazione appare più contenuta rispetto al calo del numero di imprese e del fatturato.

Per gli operatori del settore questo dato rappresenta un segnale importante: le competenze tecniche e il know-how costruito negli anni stanno rimanendo all’interno della filiera.

La capacità di innovare, condividere conoscenze e sviluppare nuove soluzioni viene considerata oggi uno degli asset strategici più importanti per affrontare le trasformazioni del mercato e le future sfide regolatorie.

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