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La crisi nello Stretto di Hormuz espone le fragilità energetiche del Sud-est asiatico. Il nuovo rapporto AIE avverte: senza investimenti e cooperazione regionale, la dipendenza dalle importazioni potrebbe costare 400 miliardi di dollari entro il 2050

La crisi che ha colpito lo Stretto di Hormuz non rappresenta soltanto una minaccia per il commercio globale di petrolio e gas. Per il Sud-est asiatico si sta trasformando in un campanello d’allarme che evidenzia debolezze profonde e irrisolte del sistema energetico regionale.

È quanto emerge dal nuovo Southeast Asia Energy Outlook 2026 pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), secondo cui le recenti interruzioni dei flussi energetici provenienti dal Medio Oriente hanno messo sotto pressione economie sempre più dipendenti dalle importazioni e caratterizzate da una domanda energetica in costante crescita.

L’analisi riguarda gli undici Paesi dell’ASEAN, un’area destinata a diventare uno dei principali motori della crescita energetica mondiale nei prossimi anni.

Una dipendenza dal Medio Oriente che pesa sempre di più

I numeri fotografano una situazione particolarmente delicata. Oggi il Medio Oriente fornisce circa il 60% del petrolio greggio importato dal Sud-est asiatico e contribuisce indirettamente a quasi la metà dei prodotti petroliferi consumati nella regione.

La quasi totale paralisi delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz ha quindi avuto effetti immediati sulle catene di approvvigionamento, provocando carenze di materie prime petrolchimiche, prodotti chimici industriali e gas di petrolio liquefatto (GPL), una risorsa essenziale per milioni di famiglie che la utilizzano quotidianamente per cucinare.

Di fronte all’emergenza, diversi governi hanno adottato misure temporanee per contenere i consumi energetici, incentivando il lavoro da remoto e un maggiore utilizzo del trasporto pubblico. Tuttavia, secondo l’AIE, questi interventi non saranno sufficienti ad affrontare le criticità strutturali emerse con la crisi.

Una bolletta energetica destinata a crescere

Il rapporto evidenzia come la regione stia entrando in una fase particolarmente delicata dal punto di vista economico.

Nel 2026 la spesa complessiva per le importazioni energetiche dovrebbe raggiungere i 160 miliardi di dollari. In assenza di cambiamenti significativi nelle politiche energetiche, il costo potrebbe arrivare fino a 400 miliardi di dollari entro la metà del secolo, equivalenti a circa il 5% dell’intera economia regionale.

Uno scenario che rischia di aumentare l’esposizione dei Paesi ASEAN alle tensioni geopolitiche internazionali e alla volatilità dei prezzi delle materie prime.

Fatih Birol: «Serve una strategia più resiliente»

Per il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, la crisi attuale rappresenta un punto di svolta. “Il Sud-est asiatico contribuirà a circa il 20% della crescita della domanda energetica globale nel prossimo decennio, secondo soltanto all’India. Le vulnerabilità emerse con questa crisi devono essere affrontate rapidamente e con decisione”, ha dichiarato.

La ricetta indicata dall’Agenzia passa attraverso la diversificazione delle fonti energetiche e delle rotte di approvvigionamento, una maggiore elettrificazione dei consumi, investimenti nell’efficienza energetica e una cooperazione regionale più stretta.

Rinnovabili, nucleare e carbone: tutte le opzioni sul tavolo

La risposta dei governi asiatici si sta orientando sempre più verso lo sfruttamento delle risorse disponibili a livello nazionale.

Secondo le previsioni dell’AIE, la capacità di generazione da fonti rinnovabili nel Sud-est asiatico potrebbe quasi triplicare entro il prossimo decennio. In particolare, il settore solare sta registrando una forte accelerazione.

Un segnale significativo arriva dalle Filippine, diventate nel primo trimestre del 2026 la seconda destinazione mondiale per le esportazioni di pannelli fotovoltaici cinesi, con importazioni triplicate rispetto all’anno precedente.

Parallelamente, il carbone continua a mantenere un ruolo centrale nel mix energetico regionale e potrebbe beneficiare di un rinnovato sostegno politico in nome della sicurezza energetica.

Anche il nucleare torna al centro del dibattito come possibile strumento di diversificazione nel lungo periodo, sebbene il suo sviluppo dipenderà dalla capacità di ridurre costi e tempi di costruzione degli impianti.

La sfida dell’elettricità: consumi in forte aumento fino al 2050

Uno degli aspetti più rilevanti del rapporto riguarda la crescita della domanda elettrica.

Attualmente il consumo di elettricità aumenta a una velocità doppia rispetto all’intero fabbisogno energetico della regione. Secondo le stime dell’AIE, nei prossimi dieci anni la domanda aggiuntiva sarà equivalente all’intera produzione elettrica del Giappone attuale.

A trainare questa crescita saranno diversi fattori: l’espansione demografica, lo sviluppo industriale, la diffusione dei veicoli elettrici e soprattutto il crescente utilizzo dei sistemi di climatizzazione.

Il numero di condizionatori presenti nelle abitazioni del Sud-est asiatico è infatti destinato a triplicare entro il 2035.

Anche il mercato della mobilità elettrica sta accelerando. Oggi circa una vettura su cinque venduta nella regione è già elettrica e diversi governi stanno valutando nuovi incentivi per sostenere ulteriormente il settore.

Cooperazione regionale e efficienza energetica: le due leve decisive

Per l’AIE, il rafforzamento dell’efficienza energetica rappresenta una delle soluzioni più rapide ed economicamente sostenibili per ridurre la vulnerabilità della regione agli shock esterni.

Al tempo stesso, una maggiore integrazione tra i Paesi ASEAN potrebbe produrre benefici significativi sia sul fronte della sicurezza energetica sia su quello dei costi.

Tra i progetti più strategici figura l’ASEAN Power Grid, la rete elettrica regionale che punta a collegare i sistemi nazionali per favorire gli scambi di energia tra i diversi Paesi.

L’obiettivo è costruire un sistema più resiliente, meno dipendente dalle importazioni e maggiormente capace di affrontare future crisi geopolitiche.

Perché questa crisi riguarda anche il resto del mondo

La questione va ben oltre i confini del Sud-est asiatico. Secondo l’AIE, la regione rappresenterà circa il 20% della crescita della domanda energetica globale nel prossimo decennio. Le scelte che verranno compiute oggi da governi e investitori avranno quindi effetti diretti sugli equilibri energetici mondiali, sulla transizione ecologica e sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento internazionali.

La crisi dello Stretto di Hormuz potrebbe così trasformarsi da emergenza contingente a punto di svolta per il futuro energetico di una delle aree più dinamiche del pianeta.

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