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Un nuovo rapporto AIE evidenzia che l’Africa ha bisogno di 150 miliardi di dollari entro il 2035 per garantire accesso universale all’elettricità

Nonostante segnali di crescita negli investimenti, il continente africano è ancora ben lontano dal garantire un accesso universale all’elettricità. A denunciarlo è un nuovo rapporto pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), che mette in evidenza il pesante ritardo negli sforzi per colmare il divario energetico in Africa.

Secondo il rapporto “Financing Electricity Access in Africa”, circa 600 milioni di persone in Africa, principalmente nell’Africa subsahariana, vivono ancora oggi senza elettricità. Un dato allarmante, che rivela quanto sia urgente agire per garantire condizioni minime di vita dignitosa, sviluppo economico e inclusione sociale per una vasta parte della popolazione africana.

Servono 150 miliardi di dollari in 10 anni. Oggi se ne investono solo 2,5

Il documento stima che raggiungere l’accesso universale entro il 2035 richiederà investimenti pari a 150 miliardi di dollari nel prossimo decennio – ovvero circa 15 miliardi all’anno. Tuttavia, i dati disponibili mostrano che nel 2023 sono stati impegnati meno di 2,5 miliardi di dollari, una cifra sì in crescita rispetto al 2019 (+25%), ma ancora largamente insufficiente.

Il principale ostacolo? La mancanza di capitale, soprattutto per finanziare progetti nelle aree rurali, dove vive l’80% delle persone non connesse alla rete elettrica.

Il ruolo cruciale del settore privato

Nel 2023, oltre il 70% dei fondi stanziati per nuovi progetti di elettrificazione proveniva da finanziamenti pubblici internazionali, mentre il settore privato ha coperto meno del 30%. Eppure, secondo lo scenario tracciato dall’AIE, per centrare l’obiettivo entro il 2035, sarà necessario che il 45% degli investimenti provenga da capitali privati.

Per incentivare questa partecipazione, il rapporto propone una serie di riforme mirate: modifiche normative, integrazione delle strategie energetiche nella pianificazione nazionale e programmi di sviluppo rurale che stimolino la domanda locale di energia, rendendo i progetti più appetibili per gli investitori.

Viene inoltre sottolineata l’importanza di moltiplicare per dieci il capitale azionario disponibile per i progetti legati all’accesso energetico. In parallelo, le sovvenzioni pubbliche continuano ad avere un ruolo centrale, purché siano accompagnate da meccanismi di finanziamento basati sui risultati, capaci di migliorarne l’efficacia.

Più risorse per le comunità rurali, vulnerabili e dimenticate

Un altro punto critico evidenziato dal rapporto riguarda la distribuzione geografica degli investimenti, oggi concentrati soprattutto in contesti urbani e in pochi Paesi (sei Stati ricevono da soli metà dei fondi complessivi).

L’AIE propone quindi di orientare i finanziamenti verso le aree rurali, le comunità a basso reddito e i contesti fragili, dove l’intervento del mercato è spesso assente. In queste aree, il rapporto suggerisce di potenziare l’uso di soluzioni energetiche decentralizzate, come mini-reti e impianti solari domestici, capaci di portare elettricità anche dove è impraticabile costruire grandi infrastrutture.

L’energia non basta: serve che sia accessibile

L’AIE avverte però che fornire l’accesso fisico all’elettricità non è sufficiente: occorre anche garantire che i servizi energetici siano economicamente sostenibili per le famiglie. L’analisi mostra che circa 220 milioni di persone in Africa non possono permettersi nemmeno un pacchetto base di energia – e fino a 400 milioni non riuscirebbero a coprire i costi di un pacchetto essenziale.

Per superare questo ostacolo, il rapporto raccomanda l’uso di capitale agevolato per ridurre i costi di finanziamento e attrarre fondi privati. In parallelo, i governi potrebbero introdurre sussidi a tempo determinato per supportare i consumatori più vulnerabili o gli sviluppatori nelle fasi iniziali dei progetti.

Leggi anche: Boom del solare in Africa, il continente accelera la transizione energetica

Una sfida possibile, ma serve volontà politica

Nonostante il contesto economico difficile, aggravato da pressioni sui bilanci pubblici e tagli agli aiuti internazionali, l’AIE è chiara: raggiungere l’accesso universale all’elettricità in Africa è possibile entro il 2035, ma richiede un impegno coordinato di governi, settore privato e istituzioni finanziarie internazionali.

Il messaggio finale del rapporto è tanto semplice quanto cruciale: l’energia è la base dello sviluppo. Senza elettricità, non ci può essere istruzione di qualità, assistenza sanitaria efficace, né crescita economica inclusiva. La comunità internazionale ha ora la responsabilità – e l’opportunità – di contribuire a cambiare radicalmente il futuro di centinaia di milioni di persone.

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