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Al MAXXI di Roma oltre 400 tra istituzioni, utility, operatori e investitori si confrontano sul futuro delle energie rinnovabili. Secondo l’IREX, nel primo semestre 2026 le operazioni sono diminuite del 24% e la potenza del 46%

Il futuro delle energie rinnovabili in Italia non dipende soltanto dalla capacità di installare nuovi impianti. A pesare sulle prospettive del settore sono anche i tempi delle autorizzazioni, la disponibilità delle infrastrutture elettriche, la stabilità delle regole e la capacità di adattare la produzione ai consumi. Sono queste alcune delle questioni al centro della quarta edizione dell’Italian Renewables Investment Forum 2026, aperta al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma.

Promosso da Green Horse Advisory insieme ad Althesys – TEHA Group, l’appuntamento riunisce oltre 400 rappresentanti delle istituzioni, delle autorità di regolazione, delle principali utility, degli operatori industriali e del mondo degli investimenti.

L’obiettivo è fare il punto sulle condizioni necessarie per sostenere la crescita delle fonti rinnovabili in una fase in cui la transizione energetica si intreccia sempre più con la sicurezza degli approvvigionamenti, l’evoluzione della domanda elettrica e la competitività del sistema produttivo.

Investimenti nelle rinnovabili, il primo semestre 2026 rallenta

A fotografare le difficoltà del mercato è Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, che richiama i dati della mappatura IREX relativa al primo semestre del 2026. Nel periodo considerato, il numero delle operazioni è diminuito del 24%, mentre la potenza coinvolta ha registrato una flessione del 46%.

Secondo Marangoni, il rallentamento potrebbe essere legato anche all’attesa delle nuove aste FER-X e MACSE, oltre che alle criticità che continuano a interessare il settore. Tra queste figurano le procedure autorizzative, i ritardi nella realizzazione delle infrastrutture e le difficoltà lungo la catena di approvvigionamento.

I numeri indicano un mercato chiamato a confrontarsi con una fase di maggiore incertezza. Non basta, infatti, che un progetto sia economicamente interessante: per trasformarlo in un investimento concreto servono tempi prevedibili, regole chiare e la possibilità di collegare gli impianti alla rete.

Dalla produzione alla flessibilità: cambia il modello di business

La trasformazione riguarda anche il modo in cui viene prodotta e gestita l’elettricità. Con una quota crescente di energia da fonti rinnovabili non programmabili, come il sole e il vento, diventa sempre più importante coordinare la produzione con l’andamento dei consumi e con le esigenze complessive del sistema elettrico.

«Gli operatori devono puntare a maggior flessibilità attraverso portafogli diversificati», osserva Marangoni, sottolineando il cambiamento in corso nelle strategie di investimento.

La questione non riguarda soltanto la quantità di energia prodotta, ma anche la sua disponibilità nei momenti in cui serve. Per questo assumono un ruolo strategico i sistemi di accumulo, capaci di immagazzinare elettricità e renderla disponibile in un secondo momento, e le soluzioni che consentono di integrare meglio le diverse tecnologie di produzione.

In questo scenario, anche l’agrivoltaico entra nel confronto sulle prospettive di sviluppo del settore, insieme alle tecnologie e alle infrastrutture necessarie per rendere il sistema più flessibile e resiliente.

Alessandro Marangoni, CEO di Althesys Strategic Consultants e Carlo Montella, Founder di Green Horse AdvisoryCredit: Green Horse – da sinistra Alessandro Marangoni, CEO di Althesys Strategic Consultants Carlo Montella, Founder di Green Horse Advisory

Reti elettriche e autorizzazioni, i nodi da sciogliere

La disponibilità di nuovi impianti non è sufficiente se le infrastrutture non sono in grado di assorbire e trasportare l’energia prodotta. Le connessioni alla rete rappresentano quindi uno dei passaggi decisivi per sbloccare gli investimenti, insieme alla semplificazione e alla maggiore efficienza dei processi autorizzativi.

È il punto evidenziato anche da Carlo Montella, fondatore di Green Horse Advisory, secondo cui la transizione energetica richiede condizioni che rendano gli investimenti sostenibili e concretamente realizzabili nel tempo.

«Per generare valore per sé e per il sistema non sarà più sufficiente produrre elettricità da solare o eolico ma sarà sempre più necessario assicurare una produzione flessibile e quanto più possibile vicina alla curva della domanda elettrica, attuale e prospettica», afferma Montella.

Il tema è centrale anche per la programmazione degli investimenti: tempi amministrativi incerti e ritardi infrastrutturali possono condizionare la realizzazione dei progetti, mentre la stabilità del quadro regolatorio è un elemento importante per valutare rischi, costi e rendimenti nel lungo periodo.

Utility tra rinnovabili, gas e nucleare: le scelte per il mix energetico

Un altro capitolo del Forum riguarda le strategie delle utility e le decisioni che contribuiranno a definire il mix energetico italiano nei prossimi anni. Il confronto si concentra sul ruolo delle fonti rinnovabili, sul contributo del gas e sulle prospettive del nucleare, in un contesto in cui sicurezza degli approvvigionamenti, costi dell’energia e obiettivi di decarbonizzazione devono essere valutati congiuntamente.

Per gli operatori, la sfida consiste nel costruire portafogli di produzione capaci di rispondere a esigenze diverse: contenere i rischi, assicurare continuità nelle forniture e adattarsi all’evoluzione dei consumi. Le scelte tecnologiche e finanziarie dipenderanno anche dalle condizioni regolatorie e dalla capacità delle infrastrutture di accompagnare la trasformazione del sistema.

Data center e domanda elettrica: la nuova variabile della transizione

Tra i temi affrontati a Roma c’è anche il rapporto tra transizione energetica e trasformazione digitale. I data center, infrastrutture essenziali per l’economia digitale e per lo sviluppo dei servizi informatici, pongono nuove questioni in termini di fabbisogno elettrico, disponibilità di capacità di rete e integrazione con le fonti rinnovabili.

L’espansione di queste infrastrutture e la crescente elettrificazione di attività e servizi potrebbero contribuire a modificare la domanda di energia nei prossimi anni. Resta tuttavia da valutare con precisione l’entità di questo impatto, che Marangoni definisce ancora incerto nonostante l’ambizione degli obiettivi di crescita attesi.

La questione è rilevante per gli investitori: programmare nuovi impianti significa anche stimare quando, dove e in quale misura cresceranno i consumi. Un disallineamento tra produzione, domanda e capacità della rete rischia di rendere più complessa la valorizzazione dell’energia rinnovabile.

La sfida italiana: trasformare gli obiettivi in investimenti reali

Il messaggio che emerge dall’Italian Renewables Investment Forum 2026 è che la transizione energetica richiede un approccio sempre più integrato e lo sviluppo di nuovi impianti resta fondamentale, ma deve procedere insieme al potenziamento delle reti, alla diffusione dei sistemi di accumulo, alla certezza delle regole e a una maggiore capacità di prevedere l’evoluzione della domanda.

Come sottolinea Montella, il Forum nasce per favorire un confronto concreto tra istituzioni e mercato sulle questioni che incidono sulle decisioni degli operatori e sulle prospettive di crescita delle rinnovabili.

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