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Le imprese europee vedono nella transizione energetica una leva per rafforzare competitività e sicurezza energetica. In Italia l’83% dei dirigenti sostiene maggiori investimenti nelle rinnovabili

Per le imprese europee la transizione energetica non è più soltanto una questione ambientale ma è sempre più legata a competitività, sicurezza degli approvvigionamenti e indipendenza dalle importazioni.

È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Norstat per il Climate Opinion Research Exchange (CORE) nell’agosto 2026 in dieci Paesi europei: Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Spagna.

Il dato italiano spicca nel confronto internazionale, ma il fenomeno è più ampio: in tutti i Paesi analizzati i dirigenti aziendali risultano più propensi del pubblico generale a considerare gli investimenti nelle rinnovabili un fattore positivo per la competitività e la sicurezza energetica.

Italia, imprese convinte: le rinnovabili come leva per la competitività

Il dato più significativo per l’Italia riguarda il rapporto tra energia pulita e competitività.

L’83% dei dirigenti aziendali italiani ritiene che investire maggiormente nelle energie rinnovabili possa rafforzare la competitività e la sicurezza dell’Europa, riducendo al contempo l’esposizione agli shock dei prezzi dell’energia. Tra i cittadini italiani la percentuale è dell’80%.

Sono numeri particolarmente elevati anche nel confronto con gli altri Paesi. Il consenso tra i dirigenti raggiunge il 78% nei Paesi Bassi, il 77% in Francia, il 76% in Danimarca e il 74% in Germania.

Per le imprese italiane, dunque, l’energia rinnovabile sembra assumere una funzione che va oltre la sostenibilità ambientale: diventa una possibile leva economica e strategica.

Business leaders are more confident that Europe’s global energy position will become more competitive than the general publicCredit: Norstat per il Climate Opinion Research Exchange (CORE)

Sicurezza energetica, il 73% delle imprese italiane guarda con fiducia all’Europa

È proprio sul tema della sicurezza energetica che emerge una delle differenze più interessanti tra imprese e cittadini italiani.

Il 73% dei dirigenti aziendali italiani ritiene che l’Europa possa rafforzare significativamente la propria sicurezza energetica nel prossimo decennio. Tra l’opinione pubblica la percentuale scende al 55%.

Una distanza di 18 punti percentuali che mostra una maggiore fiducia del mondo imprenditoriale nella possibilità di utilizzare la transizione energetica per ridurre le vulnerabilità dell’economia europea.

Anche sul fronte della competitività il divario è significativo: il 45% delle imprese italiane ritiene che l’Europa diventerà più competitiva o riuscirà a superare Paesi che oggi la precedono. Tra il pubblico italiano la quota è del 36%.

Il 55% delle imprese italiane vuole un’Europa leader nell’energia pulita

La centralità dell’energia pulita emerge anche quando ai dirigenti viene chiesto su quali settori dovrebbe puntare l’Europa per rafforzare la propria leadership.

Il 55% delle imprese italiane ritiene che l’Europa debba puntare a diventare leader nel settore dell’energia pulita.

Settori in cui l'Europa dovrebbe puntare alla leadership globaleCredit: Norstat per il Climate Opinion Research Exchange (CORE)

E il dato sale al 57% quando la domanda riguarda il settore che offre le maggiori opportunità per aumentare la competitività europea.

settori con le maggiori opportunità di diventare più competitiviCredit: Norstat per il Climate Opinion Research Exchange (CORE)

L’energia pulita viene inoltre indicata dalle imprese italiane come uno dei settori destinati ad avere il maggiore impatto sulle aziende, a pari merito con l’intelligenza artificiale.

È un elemento importante perché mostra come, nella percezione del mondo produttivo, transizione energetica e innovazione tecnologica non siano necessariamente alternative. Al contrario, possono essere considerate due componenti della stessa trasformazione economica.

Imprese europee, cresce la fiducia nella sicurezza energetica

Nei dieci Paesi analizzati, oltre tre quarti dei cittadini ritengono importante o molto importante ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche nei prossimi dieci anni. L’Italia è tra i Paesi con il consenso più elevato, con l’83%, insieme a Polonia e Spagna, entrambe all’82%.

Tra i dirigenti aziendali il sostegno è ancora più forte: l’85% in Italia considera importante o molto importante ridurre la dipendenza energetica europea nel prossimo decennio.

riduzione delle importazioni di energia Credit: Norstat per il Climate Opinion Research Exchange (CORE)

Il dato italiano si colloca in un quadro nel quale il consenso supera l’80% anche in Spagna, Danimarca, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Germania e Polonia.

La sicurezza energetica appare quindi come un terreno sul quale convergono interessi economici e preoccupazioni dell’opinione pubblica.

Bollette, sicurezza e clima: le priorità di imprese e cittadini

Il sondaggio mostra una convergenza anche sulle principali preoccupazioni. Costo della vita, ambiente e cambiamento climatico e immigrazione figurano tra le priorità indicate sia dai cittadini sia dai dirigenti aziendali.

Le differenze riguardano soprattutto la salute, considerata più importante dal pubblico, e la crescita economica, indicata maggiormente dal mondo imprenditoriale.

Quando si parla di energia, però, le richieste sono in gran parte coincidenti: bollette più basse, maggiore sicurezza degli approvvigionamenti e minore dipendenza dall’estero.

È in questo contesto che le rinnovabili assumono un significato più ampio. Non soltanto una risposta al cambiamento climatico, ma anche uno strumento per affrontare la volatilità dei prezzi e le vulnerabilità legate agli approvvigionamenti internazionali.

Data center e IA, la nuova sfida energetica

La maggioranza degli intervistati, sia tra il pubblico sia tra le imprese, ritiene che i nuovi data center dovrebbero essere alimentati da energia rinnovabile e non sottrarre risorse idriche già disponibili.

Il tema evidenzia una delle sfide che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni: conciliare la crescita delle infrastrutture digitali con gli obiettivi di sicurezza energetica e sostenibilità.

In Germania e Bulgaria, tuttavia, i dirigenti aziendali mostrano una maggiore propensione a privilegiare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rispetto a queste preoccupazioni.

Imprese europee, rinnovabili e competitività

Tra l’opinione pubblica, l’energia pulita è considerata un settore chiave per la leadership globale europea dal 63% degli intervistati italiani e dal 64% di quelli ungheresi. Una maggioranza indica la stessa priorità anche in Danimarca, Francia, Germania, Grecia e Spagna.

Nel mondo delle imprese il sostegno è ancora più diffuso, anche se Germania e Francia rappresentano un’eccezione: in questi due Paesi l’intelligenza artificiale viene indicata come priorità rispetto all’energia pulita.

Il confronto mostra quindi come le imprese europee siano sostanzialmente concordi sulla necessità di rafforzare la sicurezza energetica, pur con strategie e priorità industriali che cambiano da Paese a Paese.

Metano, le imprese favorevoli a regole comuni

Il sondaggio ha infine affrontato il tema delle perdite di metano. I dirigenti aziendali sostengono l’introduzione di standard uniformi per il rilevamento e la riduzione delle perdite di metano da parte dei fornitori di gas, indipendentemente dal luogo di produzione.

Una posizione che si accompagna alla convinzione che ridurre le perdite di metano possa rappresentare uno degli interventi più rapidi ed economici per limitare gli sprechi energetici.

La transizione energetica diventa una questione industriale

Al di là delle differenze tra i dieci Paesi analizzati, il dato complessivo che arriva dall’indagine è dunque quello di imprese europee sempre più favorevoli alla riduzione della dipendenza energetica e agli investimenti nelle rinnovabili.

Per imprese e cittadini, ridurre la dipendenza dalle importazioni significa anche proteggersi dalla volatilità dei mercati e dagli effetti delle crisi internazionali. Per il mondo produttivo, inoltre, investire nell’energia pulita può diventare un modo per sostenere la competitività in una fase in cui Europa, Stati Uniti e grandi economie asiatiche si confrontano sulla tecnologia, sull’industria e sull’accesso all’energia.

È in questo scenario che si colloca il dato italiano. Il forte consenso registrato tra le imprese suggerisce che, almeno nella percezione degli operatori intervistati, la transizione non viene vista soltanto come un obiettivo climatico, ma come una partita economica e strategica.

La sfida, ora, sarà trasformare questo consenso in investimenti, infrastrutture e capacità industriale, mantenendo insieme tre obiettivi destinati a essere sempre più interdipendenti: energia sicura, costi sostenibili e competitività.

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