- 21/07/2025
- Redazione
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Il presente e il futuro energetico dell’Italia passa anche dal Mediterraneo e dall’eolico offshore. Preoccupano, però, i ritardi nei processi autorizzativi che frenano lo sviluppo di una tecnologia pulita che fa bene al paese
A fare un punto è Goletta Verde di Legambiente che nella sua tappa in Sicilia, ad Augusta, candidata a diventare nuovo hub cantieristico per il settore eolico offshore, ha presentato i dati del suo nuovo report nazionale dal titolo “Finalmente offshore”.
“Con Goletta Verde portiamo in primo piano ad Augusta il tema delle rinnovabili, e in particolare quello dell’eolico offshore – ha dichiarato Alice De Marco, portavoce di Goletta Verde – Il Mar Mediterraneo e il Mezzogiorno sono candidati a diventare un hub centrale delle fonti pulite, come dimostra già il primo impianto inaugurato nel 2022 a Taranto. L’eolico offshore è una tecnologia che risulta essere fondamentale nel processo di decarbonizzazione. Non a caso in un decennio è passato da essere una tecnologia emergente a rappresentare un pilastro della transizione energetica globale, migliorando sempre di più la sua competitività economica”.
Puglia, Sicilia e Sardegna le regioni con più progetti
In Italia ad oggi, secondo la mappatura realizzata da Legambiente, sono 93 i progetti presentati dalle imprese del settore, distribuiti tra 10 Regioni, per complessivi 74 GW.
Di questi 93 progetti, che oggi sono nelle diverse fasi autorizzative al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ben 88, sono di tipo galleggiante, con una distanza media dalla costa di 32,7 km.
Gli altri restati progetti a tecnologia “fissa”, presentano una distanza media dalla costa di 9,9 km. La Puglia con 26, la Sicilia con 25 e la Sardegna con 24sono le regioni che registrano più progetti.
Numeri importanti visto che l’Italia, possiede un notevole potenziale per lo sviluppo dell’eolico offshore che viene stimato fino a 20 GW di possibili capacità installabile entro il 2050.
Sviluppo dell’eolico offshore frenato da lentezze burocratiche e ritardi autorizzativi
La tecnologia dell’eolico offshore, nonostante i numeri importanti, continua a non prendere il largo in Italia a causa di lentezze burocratiche, ritardi nei procedimenti autorizzativi e legislativi.
Il Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) dovrebbe durare 175 giorni, eppure, su un campione di 24 progetti, il tempo medio per la VIA risulta pari a 340 giorni, quasi il doppio.
Situazione non migliore al Ministero della Cultura, che dovrebbe elaborare il proprio parere entro 140 giorni – compresi nei 175 giorni previsti per il rilascio della VIA. Un termine troppo spesso non rispettato e in contrasto con quanto espresso dalla Commissione Tecnica PNRR – PNIEC tanto da costringere il Governo ad intervenire inviando i progetti, che vedono valutazioni in opposizione, alla Presidenza del Consiglio, allungando ancora di più le tempistiche per i rilasci delle valutazioni.
Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente “L’eolico offshore rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese, e non solo, per il raggiungimento degli obiettivi climatici e per portare sviluppo e innovazione nei territori. Ad oggi la strada è ancora troppo in salita, a causa di burocrazia e iter lenti. Per l’eolico offshore di Taranto, il primo e al momento l’unico presente in Italia, ci sono voluti 14 anni per realizzare l’impianto, ci auguriamo che per gli altri i tempi siano di gran lunga inferiori. Dobbiamo accelerare sulla transizione energetica. Per questo riteniamo che sia un errore il ricorso presentato in queste ore dal Mase al TAR del Lazio rispetto alla questione aree idonee. scelta poco lungimirante da parte del Mase che non farà altro che allungare ancora di più i tempi per il raggiungimento degli obiettivi al 2030”.
L’appello di Legambiente al Governo
Di fronte a questa fotografia Legambiente ha indirizzato al Governo Meloni un appello chiedendo di accelerare l’iter dei processi autorizzativi per far decollare l’eolico offshore in Italia e i benefici occupazionali che genererebbe.
Parliamo di 27.000 nuovi posti di lavoro diretti, indiretti e indotti al 2050, di cui 13.000 diretti nelle attività core della filiera (dati Anev). È inoltre importante attuare il Decreto Porti stanziando anche le risorse economiche per adeguare i porti a questa nuova missione. Il decreto in questione ha individuato i porti di Augusta (Sicilia) e Taranto (Puglia) come luoghi prioritari, e Brindisi (Puglia) e Civitavecchia (Lazio) come luoghi di supporto.
“Con il decreto porti, quello di Augusta – ha commentato Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia – è stato finalmente designato polo strategico nazionale per la progettazione, produzione e assemblaggio di piattaforme galleggianti destinate allo sviluppo della cantieristica navale per l’energia eolica offshore. Si tratta di un’opportunità importante per un territorio come quello del Siracusano – e per la Sicilia intera – che non deve limitarsi a garantirsi la sopravvivenza nel contesto della transizione energetica e industriale, ma deve diventare esempio concreto di una visione strategica orientata verso una vera giusta transizione”.
Tra le altre richieste che Legambiente avanza, ci sono quelle di completare al più presto l’organico della Commissione PNRR-PNIEC del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e rafforzare anche il personale degli uffici regionali e comunali preposti alle autorizzazioni.
Infine, l’associazione ambientalista chiede di modificare la norma che oggi consente la possibilità di partecipare alle aste per l’eolico offshore solo con la valutazione di impatto ambientale positiva, senza garanzia che poi gli impianti possano ricevere l’Autorizzazione Unica, ovvero l’atto che consente l’avvio dei lavori.
Importante sottolineare, infatti, che oggi gli impianti dopo la VIA possono essere soggetti a modifiche, senza alcuna garanzia che a valle delle stesse possano ricevere l’autorizzazione finale; sistema penalizzante per quelli realmente realizzabili e con ricadute negative sulla sicurezza energetica e quindi sui prezzi futuri.
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Le richieste di connessione
Ai numeri sui progettati mappati da Legambiente, si aggiungono quelli sulle richieste di connessione. Stando ai dati di Terna raccolti da Legambiente, sono 132 le richieste di connessione, in leggera riduzione (-5% rispetto al 2023), per complessivi 89,9 GW di potenza distribuiti in 12 Regioni, tra cui, oltre alle solite Regioni con potenziali ben noti, compaiono anche Marche e Veneto, rispettivamente con una richiesta ciascuna di 600 e 560 MW di possibili impianti.
La provincia di Trapani in Sicilia è quella più attiva, con 11,2 GW di richieste, pari al 12,7% del totale delle richieste, seguita da Sud Sardegna con 9,52 GW e dalla provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia, con 6,24 GW.













































































































































































































































































































































